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Il rapporto Olaf dell'estate 2018: «Quelle imprese agricole vi stanno truffando»

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«Le aziende agricole pugliesi interessate dalla presente indagine hanno sistematicamente disatteso, e non per mero errore, le norme che regolano la concessione dei fondi». Alla metà di luglio 2018 sulle scrivanie dell’assessorato all’Agricoltura è planato un rapporto di 37 pagine in cui l’Olaf, l’ufficio antifrode di Bruxelles, descriveva per filo e per segno i meccanismi che l’altroieri hanno portato la Dda di Bari ad arrestare 48 persone, tra cui dieci impenditori, quattro funzionari pubblici e due consulenti accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata alla truffa in erogazioni pubbliche per aver succhiato 16 milioni di fondi europei. Nell’estate 2018, dunque, la Regione già sapeva. Ma ha lasciato che i suoi funzionari continuassero.

Non si spiega infatti come mai il 20 settembre 2018, cioè due mesi dopo che il rapporto firmato da Roberto Buccheri aveva spiegato per filo e per segno che le imprese foggiane stavano ottenendo contributi per macchinari comprati con fatture gonfiate da imprese bulgare con sede nell’appartamento di una vecchietta, due dei funzionari dell’assessorato arrestati, Giovanni Granatiero e Cosimo Cianci, firmavano un «Verbale di istruttoria suppletiva e revisione complessiva» a favore della cooperativa Poa di Foggia in cui attestavano esattamente il contrario di quanto aveva segnalato l’Olaf: ovvero che «il macchinario e le attrezzature mobili oggetto dell’accertamento sono perfettamente efficienti e la loro fatturazione è regolare a tutti gli effetti». Grazie a quel pezzo di carta, la Poa di Antonio Ippedico (anche lui finito in carcere) ha ottenuto la conferma di un milione e 900mila euro di contributi europei a valere sul Psr 2007-2013 che aveva già incassato materialmente tra il 2013 e il 2014. E se la cooperativa non ha preso il saldo del contributo, altri 441mila euro, è solo perché nel 2016 l’Agea - sulla base delle segnalazioni dei carabinieri agroalimentari di Salerno - ha sospeso i pagamenti. Una anomalia che in Regione è passata liscia come l’olio.

Ecco dunque un esempio di come funzionava. Nel 2013 la Poa ha comprato da una società portoghese, la Alcade, due macchine per la lavorazione degli asparagi pagate 703mila euro l’una che la Alcade aveva comprato dal produttore, la società tedesca Strauss, per 175mila euro l’una. Nel 2015 la Poa compra da una società rumena tre sistemi di trasporto per gli asparagi a 351mila euro l’uno: anche questi macchinari erano stati prodotti in Germania, venduti (81mila euro totali) a una società bulgara che li aveva rivenduti (400mila euro totali) a quella rumena). Tutte spese che la Poa rendicontava alla Regione e di cui i funzionari hanno certificato la regolarità, senza accorgersi che i tre preventivi per l’acquisto delle macchine previsti dai regolamenti erano emessi da società che facevano capo sempre alle stesse persone. Una volta incassato il contributo pubblico, i soldi mandati in Portogallo o in Bulgaria tornavano in Puglia simulando finte vendite di pomodori secchi.
Le pm della Dda di Bari, Bruna Manganelli e Lidia Giorgio, valorizzando anche i contenuti del rapporto dell’Olaf hanno chiesto e ottenuto l’arresto dei prestanome locali che gestivano le cartiere estere, Antonio Andreano di Foggia e Michele Prencipe di Monte Sant’Angelo, insieme ai loro referenti rumeni. Andreano e Ippedico sono ritenuti i bracci operativi di Aldo «Gianni» Delli Carri, l’imprenditore agricolo con laurea alla Bocconi, cugino di Franco e Donato, due pezzi da ‘90 della criminalità foggiana già condannati per mafia: Gianni - secondo l’indagine del Ros dei carabinieri - è la faccia pulita che si occupa degli investimenti del gruppo criminale «Sinesi-Francavilla». A nome suo, di Ippedico e delle altre persone finite in carcere martedì sono state presentate in Regione domande per ottenere ulteriori contributi per altri 17,8 milioni di euro.

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