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LA TESTIMONIANZA

Covid, l'odissea di Daniela dal letto di ospedale. «State attenti»

Covid, l'odissea di Daniela dal letto di ospedale

Il primo sintomo, la febbre altissima: «Forse ho contratto il contagio da un parente risultato positivo»

08 Settembre 2020

CARLO STRAGAPEDE

Da tempo è specializzata nel raccontare la realtà di questa terra attraverso le sue belle fotografie. Daniela Mele, 36 anni, è una fotoreporter e una blogger. Stavolta, con le parole piuttosto che con le immagini, ha consegnato alla cronaca la sua testimonianza di paziente colpita dal Covid-19 e ricoverata in ospedale, con febbre alta e necessaria somministrazione di ossigeno.

Domenica sera a tarda ora, con un post su Facebook di poche righe, ha condiviso la sua drammatica esperienza con tutti.

Ricevendo centinaia e centinaia di commenti di solidarietà. Il testo è accompagnato dall’immagine di una stanza di ospedale, vista dal letto del paziente. Una foto scattata evidentemente proprio da lei, Daniela, professionista della comunicazione per immagini che - lo diciamo subito - conosciamo e stimiamo per tanti anni di collaborazione giornalistica con la nostra «Gazzetta».

Riportiamo integralmente quelle parole che non hanno bisogno di commenti.

«Questo - scrive Daniela Mele - è un post diverso dagli altri. Quello in foto è un celeste Puglia che non avrei mai voluto sperimentare. Sono positiva al Covid-19, ricoverata al Policlinico di Bari con una polmonite e sono attaccata all'ossigeno. Si pensa sempre non capiti a noi, che non è possibile, che a finire così sono solo i vecchi ma io ho 36 anni. Questa malattia può essere cattivissima, ti stacca dai tuoi affetti, ti lascia in balia delle tue difese immunitarie. La febbre è altissima perché il corpo non sa qual è il nemico che ha davanti. È una prova difficile, ce ne saranno sicuramente altre nella mia vita ma come questa non credo. Per questo vi dico STATE ATTENTI (il consiglio è scritto volutamente in stampatello, ndr). Si può finire attaccati all’ossigeno, con un braccio gonfio per i liquidi iniettati, la testa che scoppia per la febbre. E poi i prelievi dolorosi, lividi ovunque, pensi di continuo al peggio. Ne uscirò, ne sono certa, ma nel frattempo voi cautelatevi!».

Un messaggio ai negazionisti, ai minimizzatori, ai menefreghisti, dettato non da ideologia ma da dolorosa esperienza personale, vissuta nell’incertezza del domani, anzi dell’ora immediatamente successiva.

Ieri sera abbiamo risentito via whatsapp Daniela che alla domanda «come stai?» ha risposto «benino». La febbre è scesa ma c’è ancora tanta preoccupazione. Tutti, qui in redazione, tifiamo per lei.

Durante la giornata, la fotografa non si è sottratta alle nostre domande discrete, finalizzate a ricostruire come abbia contratto il coronavirus.

«Ho visto mia madre domenica mattina 30 agosto prima di partire in ferie, in Puglia. Lei aveva incontrato dei parenti la sera prima. Mercoledì 2 settembre arriva la notizia che uno di quei parenti era positivo al Covid - racconta -. Contemporaneamente mi si alza la febbre. Una notte intera non passa. Giovedì mattina sento il medico che, alla luce anche del contatto di mia madre, mi intima di tornare a Bari e di correre al “Di Venere” per un tampone. Ho continuato ad avere febbre altissima.

Arrivata al “Di Venere”, mi fanno il tampone e mi tengono in osservazione 6 ore nell'area Covid. Faccio tutte le analisi e le lastre. Tutto pulito. Per la febbre solo Tachipirina. Mi rimandano a casa. Sabato sera (5 settembre, ndr) la dottoressa responsabile del dipartimento mi chiama per ricostruire i miei contatti. E mi sente in affanno. Le dico che la febbre non passa. Lei stessa mi chiama l'ambulanza e mi consiglia il ricovero immediato. Arrivo qui al Policlinico. Nuovo tampone, nuovi esami, nuove lastre. Questa volta però si vede la polmonite. Sono arrivata in tempo. Mi hanno messo l’ossigeno e sono partiti con le cure».

Che cosa pensa dell’assistenza sanitaria? «Di certo posso dire che i canali di assistenza al malato Covid sono eccezionali. Troppo nervosismo invece nel pronto soccorso Covid, non mi è piaciuto affatto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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