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Il calvario infinito

Gazzetta, editore decide la liquidazione della società. Giornalisti: «Beffa mortale». La replica di Ciancio: non ho scelta

Con una mossa a sorpresa l'editore sta esplicitando il suo totale disinteresse per la Gazzetta. E in giornata rilascia una dichiarazione: cedo gratuitamente il complesso aziendale

Adesioni a valanga per il #GazzettaDay: «Doppia copia il 29 dicembre»

Nuova puntata nella restituzione della Edisud Spa, editrice della «Gazzetta», a Mario Ciancio Sanfilippo. A seguito delle dimissioni del Consiglio di amministrazione e del Collegio sindacale, senza che la famiglia Ciancio avesse nominato i nuovi organi (eccependo un difetto di forma nella convocazione dell’assemblea societaria) e dopo la decisione del Tribunale di Catania di prorogare il cda dimissionario per far eseguire all'editore le nomine di propria competenza previste dalla legge, Ciancio Sanfilippo ha comunicato la volontà di porre in liquidazione la società editrice del giornale.

Di seguito il comunicato del Cdr della Gazzetta.

Vergogna. Mario Ciancio Sanfilippo ha gettato la maschera del vecchio gentiluomo siciliano per rivelare il volto del comandante che abbandona la nave nella tempesta. Anzi, che insieme con i sui eredi la porta sugli scogli prima di scendere. Con una mossa a sorpresa dietro l'altra, l'editore sta esplicitando il suo totale disinteresse per la "Gazzetta". L'ultima è di ieri, quando ha dichiarato al cda uscente la volontà di porre in liquidazione la società editrice del giornale, quella Edisud Spa di cui ha tenacemente chiesto la restituzione al Tribunale di Catania, evidentemente con l'unico scopo di riabilitare – legittimamente – la sua immagine dopo le imputazioni per presunto concorso esterno in associazione mafiosa, in un processo peraltro ancora in corso.

Ci eravamo illusi che diciotto mesi di battaglie legali lo avessero motivato a dimostrare all’Italia intera che la famiglia Ciancio Sanfilippo era pronta a ripartire. E ci eravamo illusi non sulla base di una ingenua e astratta fantasia. Negli ultimi diciotto mesi noi lavoratori della «Gazzetta» (giornalisti, poligrafici e quasi tutti gli amministrativi) abbiamo accettato pesanti sacrifici: tagli progressivi e strutturali alle buste paga, intere mensilità perdute nel calderone dei debiti societari, quote ingenti di contributi e trattamento di fine rapporto nella stessa fornace debitoria. E questo dopo che per tutti gli anni della gestione Ciancio abbiamo comunque subìto stati di crisi, prepensionamenti, contratti di solidarietà e riduzioni di stipendio che puntualmente ci venivano prospettati come manovre indispensabili e definitive «per mettere i conti in sicurezza». E il tutto a fronte di un impegno professionale sempre crescente. Pensavamo che la tenacia dell'editore nel rivolere indietro il giornale si potesse sposare con la fiducia dimostrata dai lavoratori nell'accettare sacrifici al buio.

Che cosa c'è di peggio che tradire la fiducia di chi ha creduto sulla parola? A questo punto si incastrano perfettamente tutti i pezzi del mosaico. La situazione debitoria accumulata dalla Edisud ben prima del sequestro imposto dal Tribunale di Catania nell'ambito dell'inchiesta su Mario Ciancio Sanfilippo, conferma - alla luce degli ultimi atti - la consapevolezza da parte dell'azionista di quanto facevano i manager da lui nominati a cominciare da Franco Capparelli.

Ora serve nuova luce per capire come si siano inspiegabilmente deteriorati i bilanci degli ultimi anni, così come restano inesplicabili alcune scelte gestionali. Non volevamo credere a quel che vedevamo: un editore che assiste incurante alla distruzione di un giornale come pochi ce ne sono in Italia per storia, diffusione e radicamento nel proprio territorio.
Adesso abbiamo capito che non era solo noncuranza. Era consapevole avallo e forse il tempo ci rivelerà anche a quale disegno risponde questa sistematica demolizione. Abbiamo il dovere di dirlo ai nostri Lettori e a tutti i protagonisti sociali e istituzionali di Puglia e Basilicata. Abbiamo, anche, il dovere di dire agli imprenditori pugliesi e lucani, ai quali la «Gazzetta» ha sempre dato voce e visibilità, che questo accade quando si consente che le risorse della propria terra finiscano in mani estranee. Un discorso che vale tanto per il nostro giornale, quanto per altri valori e istituzioni nevralgiche della società nella quale si ambisce a prosperare.

L'immediata e primaria conseguenza della volontà della famiglia Ciancio Sanfilippo di porre in liquidazione la «Gazzetta» è intanto l'aggravamento della situazione economica della società editrice. In questo aggravamento, si inserisce anche l'inevitabile disordine organizzativo e a seguire la mancanza di governance nella quale il giornale è proiettato. Questi tre fattori comportano giorno per giorno - e adesso ancor di più - un ulteriore progressivo peggioramento del pregiudizio dei diritti dei creditori.

Cari Lettori, l'ultima cosa che vorremmo fare noi giornalisti e lavoratori della «Gazzetta» sarebbe decretare la morte del quotidiano dei pugliesi e dei lucani. E, invece, abbiamo la sgradevole sensazione di venire spinti verso questa macabra beffa: essere presi per sfinimento dopo quasi due anni di battaglie legali - con sordi veri e sordi che, forse, non volevano neanche sentire - affinché la parola «fine» la scrivano coloro che condividono con voi l'amore per il giornale. E, invece, c'è chi sta dimostrando di volerlo solo gettare via come un fazzoletto usato.

La replica dell'editore Mario Ciancio Sanfilippo

Mario Ciancio Sanfilippo «non intende entrare in polemica con il Comitato di redazione del giornale la Gazzetta del Mezzogiorno, ribadendo di avere il massimo rispetto per i tanti lavoratori della testata, ma non può astenersi dal replicare con fermezza ad alcune gravi inesattezze, inconcepibili per professionisti che hanno l'obbligo di informare correttamente i lettori, e ad una gratuita aggressione nei confronti della sua persona». Lo afferma in una dichiarazione l’editore del quotidiano

«Il Consiglio di amministrazione, composto in origine da professionisti di nomina giudiziaria, non è uscente - aggiunge Mario Ciancio Sanfilippo - ma pienamente in carica per una precisa disposizione di legge e non per 'decisione del Tribunale di Catanià, che nulla ha deciso al riguardo. I soci di Edisud S.p.A, nel rispetto delle norme del codice civile, ed avendo preso atto della circostanza evidenziata chiaramente dagli attuali amministratori in ordine alla acclarata dichiarata mancanza di continuità aziendale, hanno chiesto agli stessi amministratori di convocare l’assemblea straordinaria per l'obbligatoria ed inevitabile presa d’atto di quanto sopra e per la messa in liquidazione della società».

Mario Ciancio Sanfilippo «afferma e ribadisce» che «la restituzione delle imprese e dei beni è la naturale conseguenza dei trancianti provvedimenti della Corte di Appello di Catania che ne hanno riconosciuto l’estraneità a contesti criminali o comunque contaminati da ambiti illeciti».

«Mario Ciancio Sanfilippo - prosegue la nota - pur avendo sostenuto con oltre 30 milioni di euro lo sviluppo e il consolidamento del giornale, garantendo durante la propria gestione la puntuale corresponsione delle retribuzioni a giornalisti e poligrafici, si è dovuto arrendere alla crisi della testata ed ha messo gratuitamente a disposizione il complesso aziendale che la ricomprende, con ogni connesso cespite. Nessun soggetto, tuttavia - sottolinea - a livello locale o nazionale, ha manifestato serio interesse per l'acquisizione ed il rilancio di detti beni».

Mario Ciancio Sanfilippo ribadisce che «onorerà le proprie personali esposizioni verso il sistema bancario dando fondo ad ulteriori risorse e quindi sono altri quelli che dovrebbero vergognarsi della loro latitanza, della loro insensibilità e della loro solidarietà di facciata» e informa che «ulteriori interventi dal tono ingiurioso e diffamatorio come quelli in riscontro formeranno oggetto di azione giudiziaria a tutela del proprio diritto all’onorabilità ed al rispetto».

IL MINISTRO BOCCIA: «È UN PEZZO DI STORIA E LA STORIA NON SI LIQUIDA» - “La Gazzetta del Mezzogiorno per noi pugliesi, per i lucani, per il mezzogiorno intero è un pezzo rilevante della storia dell’ultimo secolo; ‘il giornale’ per molti nostri nonni, genitori e per le famiglie con una storia centenaria che dà voce alla vita del Sud. Non si può liquidare una testata che rappresenta un pezzo rilevante del Paese e dell’informazione del Mezzogiorno senza pensare che dentro ogni pagina vi siano storie, famiglie, professionisti. La storia non si liquida! Esprimo la massima solidarietà a tutti i lavoratori della Gazzetta del Mezzogiorno; chi ha commesso errori in questa vicenda dovrà darne conto. Faremo di tutto per creare le condizioni migliori per tutelare l’editoria territoriale in crisi”. Così il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia.

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Commenti all'articolo

  • Nardo Binetti

    06 Maggio 2020 - 20:51

    Non è possibile! Il Giornale vivrà ancora. Auguri alla Gazzetta e alla Redazione di Barletta. Nardo Binetti

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  • giusitalo

    06 Maggio 2020 - 18:54

    mi spiace dirlo, ma non vedo in puglia un novello cdb. basta guardare a ciò che è avvenuto al bari calcio. vi consiglierei, invece, di aprire ad un azionariato popolare. sono convinto che i lettori della gazzetta e i cittadini pugliesi risponderebbero all'appello. questa operazione vi affrancherebbero dai cosiddetti imprenditori e dai politici che si vede e non vanno oltre una generica solidarietà

    Rispondi

  • Soffialento

    06 Maggio 2020 - 18:43

    Che tristezza - che rabbia! Spero vivamente, da pugliese, da meridionale, da cittadino italiano, che la storia della "Gazzetta" non finisca così. Spero vivamente che alle manifestazioni di solidarietà seguano atti concreti di chi può - in nome dell'amore per il proprio territorio e la sua storia - mettersi in gioco per salvare la testata. #iostoconlagazzetta

    Rispondi

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