GAZZETTA TV Referendum Giustizia, Fratoianni (Avs): «Una controriforma per colpire i giudici»
Il segretario nazionale ieri ospite nella redazione della «Gazzetta del Mezzogiorno» per una videointervista con il direttore Mimmo Mazza. Le ragioni del No: «Le correnti sono associazioni utili alla trasparenza»
Mercoledì 18 Marzo 2026, 11:18
«Bisogna votare “no” perché questa non è una riforma della giustizia. Piuttosto è una controriforma che ha un unico obiettivo: delegittimare e indebolire la magistratura, colpendone l’autonomia e l’indipendenza». Non usa mezzi termini Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Alleanza Verdi Sinistra (Avs), ieri ospite nella redazione della «Gazzetta del Mezzogiorno» per una videointervista con il direttore Mimmo Mazza.
La premessa è che, dalla lentezza del processo alla digitalizzazione del fascicolo giudiziario, passando per la carenza degli organici, «nessuno dei problemi reali della giustizia venga concretamente affrontato». Ci sarebbe, piuttosto, un disegno politico: «La maggioranza ormai non lo nasconde più - incalza Fratoianni -: come ha dichiarato la presidente Giorgia Meloni nella conferenza stampa d’inizio anno con la riforma Nordio i giudici finalmente remeranno nella stessa direzione del governo. Un’assurdità, perché i magistrati non devono remare né pro né contro l’esecutivo ma solo nella direzione indicata da quella Costituzione che, ritengo, gli italiani vorranno difendere nelle urne». Da qui in poi l’attacco si fa diretto. Fratoianni richiama le parole della capo gabinetto Giusi Bartolozzi («la magistratura è come un plotone d’esecuzione») e quelle «di un senatore di Fratelli d’Italia che equipara il finire davanti ai giudici all’avere un cancro». «La verità è che il governo è allergico ai controlli. Quando se ne parla hanno delle vere e proprie eruzioni cutanee. La loro idea di fondo - attacca ancora- è che se vinci le elezioni, se governi, sei al di sopra della legge. Per fortuna non è così».
Nel merito delle novità introdotte dalla riforma, Fratoianni definisce il sorteggio un proposta «che va davvero un po’ oltre» e difende le correnti a spada tratta: «Sono associazioni libere alle quali chi vuole si iscrive - spiega - e che rappresentano punti di vista e idee. Sono un elemento di chiarezza. Se devo eleggere qualcuno in un organismo che mi rappresenta preferisco farlo sulla base di elementi trasparenti». Allo stesso modo, anche l’idea di un unico Consiglio superiore della magistratura (Csm), presieduto dal Presidente della Repubblica, simbolo di terzietà, «è una intuizione utile a rendere realmente libera e indipendente la magistratura. Se io lo spezzetto, aumentando il peso della politica, è evidente che si rischia - continua Fratoianni - di costruire un tribunale politicizzato». Chiude il capitolo il pericolo che, separando carriere e percorsi, il pubblico ministero diventi una sorta di super-pm: «È l’ennesimo paradosso di una riforma costruita sull’idea del giusto processo e del rafforzamento delle garanzie ma che, nella realtà dei fatti, rischia solo di produrre uno sbilanciamento negativo proprio in senso contrario».
Da qui in poi il ragionamento si fa più generale, spaziando dalla mancata possibilità di voto a distanza per i fuorisede («sarebbe stato sufficiente un intervento semplicissimo in termini normativi») al rischio di una alta astensione o di un’eccessiva politicizzazione del voto referendario («ma è stata la maggioranza a imprimergli questa direzione, non noi»). Un passaggio, quest’ultimo, che potrebbe avere esiti imprevedibili. Fuori dai quesiti della contesa, infatti, nel Paese dei veleni la domanda fondamentale rimane sempre la stessa: indipendentemente dall’esito del voto, che Italia troveremo la sera del giorno 23? «Ho la speranza - conclude Fratoianni - di trovare un Paese nel quale sia ancora salda e forte la Costituzione della Repubblica che vorrei tenermi molto stretta perché garantisce tutti. Chi è al governo e chi è all’opposizione, indipendentemente dalle appartenenze politiche. È questa la sua forza straordinaria».

