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la sede dell'Avvocatura della Regione

Il merito è del gruppo consiliare dei Cinque Stelle. In estate, sollevando dubbi su due disegni di legge per debiti fuori bilancio, i grillini hanno innescato una serie di controlli da cui è emerso il problema: parcelle per vecchi contenziosi legali (parliamo dell’era Fitto) liquidate a tariffe notevolmente più alte rispetto a quelle spettanti. Creando così alla Regione un potenziale danno milionario.

Non c’è solo la possibile truffa sui rimborsi dei contributi unificati, da cui è nata un’indagine che la Procura di Bari ha affidato alla Finanza e che vede nel mirino quattro dipendenti (tra cui un legale interno) già trasferiti ad altre mansioni. L’Avvocatura regionale sta infatti facendo i conti anche con le liquidazioni d’oro ai legali esterni.

Dopo l’altolà dei grillini, la coordinatrice Rossana Lanza ha fatto verificare una serie di determine di liquidazione di parcelle emesse nel corso del 2018. Sulle prime 23 è emerso che c’erano somme pagate in più agli avvocati interessati (perché non era stato rispettato il valore delle controversie) oltre che delle duplicazioni di pagamenti.
Il meccanismo va spiegato. Quando affida un incarico a un avvocato esterno, la giunta regionale fissa il valore della controversia: è il parametro da cui dipende la tariffa professionale cui il legale deve attenersi per compilare la parcella. Prima di pagare, la Regione dovrebbe appunto verificare la rispondenza di quanto richiesto a quanto concordato: e questo controllo sembrerebbe non essere stato fatto.

Tutte le parcelle di cui parliamo erano affidate allo stesso liquidatore, che a questo punto verrà sottoposto a procedimento disciplinare per una ipotizzata grave negligenza. Il funzionario al momento risulta in malattia, così come alcuni dei quattro dipendenti coinvolti nella presunta truffa dei rimborsi delle marche da bollo.
Ma intanto le verifiche a ritroso sulle liquidazioni vanno avanti. E se per i pagamenti duplicati si può, pacificamente, chiedere i soldi indietro, per quelli a tariffe maggiori del concordato l’affare si complica, perché il legale interessato potrà opporsi, innescando altro contenzioso. Di certo però si tratta di un danno erariale.

Va detto che la giunta Emiliano ha tagliato in maniera sensibile il ricorso agli avvocati esterni (incarichi per circa 300mila euro l’anno, dieci volte meno rispetto al 2013-2014). Ma qui parliamo di incarichi molto risalenti, in un epoca in cui non era obbligatorio nemmeno assumere l’impegno di spesa (si pagava e basta): ecco perché ogni volta che arriva una di queste vecchie parcelle è necessario predisporre il disegno di legge per approvare il debito fuori bilancio.

La questione delle liquidazioni d’oro delle parcelle è parallela a quella dei contributi unificati non dovuti. Anche qui, il problema è emerso dopo una verifica interna: uno dei legali dell’Avvocatura si è insospettito per una richiesta di chiarimenti per una domanda di rimborso che non aveva mai presentato. Sono saltati fuori così decine di moduli di richiesta, che facevano riferimento a fascicoli per i quali il contributo unificato (la «tassa» degli atti giudiziari) non era nemmeno dovuta. Parliamo di oltre 100mila euro, in un solo anno, spesso rimborsati in contanti. Sarà la Procura a stabilire cosa sia realmente avvenuto.

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