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La denuncia

Trivelle, nuove ricerche nello Jonio. Bonelli: «Altro regalo di Di Maio»

trivelle, piattaforma

Autorizzati tre nuovi permessi su una superficie complessiva di 2200 km/q a favore della società americana Global MED LLC, con sede legale in Colorado, Usa

05 Gennaio 2019

Redazione online

Il Ministero dello Sviluppo Economico di Luigi Di Maio ha dato il via libera alle trivelle per la ricerca del petrolio nel mar Ionio. In data 31 dicembre 2018 è stato pubblicato sul BUIG (bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle geo risorse) che autorizza tre nuovi permessi (F.R43-44-45.GM) di ricerca petrolifera su una superficie complessiva di 2200 km/q a favore della società americana Global MED LLC, con sede legale in Colorado, Usa. "Lo riferisce Angelo Bonelli dei Verdi che aggiunge: «La ricerca autorizza l’uso dell’air gun, le bombe d’aria e sonore, che provocano danni ai fondali e alla fauna ittica: è il regalo di Luigi Di Maio alla Puglia e alla Basilicata dopo Ilva e le autorizzazioni alla Shell rilasciate dal Ministero dell’Ambiente. (segue).

«Con la legge di Bilancio Luigi Di Maio - continua l’esponente dei Verdi - avrebbe potuto abrogare l'art. 38 della legge Sblocca Italia, voluta da Renzi che consente di unificare l’autorizzazione di ricerca con la concessione ad estrarre idrocarburi, ma come ha fatto con Ilva ha confermato per intero quello che ha fatto il precedente governo. Ricordo che Il 10 dicembre il ministero dell’ambiente ha rilasciato in un solo giorno 18 pareri favorevoli di ottemperanza alla ricerca di idrocarburi in modo particolare nel mare Adriatico, permessi che per il ministro Costa erano un atto dovuto».
«Sempre il Ministero dell’Ambiente - dichiara l’ecologista- attraverso la commissione tecnica Via ha dato ben 3 pareri favorevoli, riformulati a novembre scorso, alla ricerca petrolifera da parte della Shell in terraferma su ben 347 km/q con ricerca sismica attraverso geofoni attivati da cariche esplosive, nelle aree comprese nel Parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese. M5S ha usato l’ambiente come strumento di propaganda elettorale e riempie l’Italia di trivelle con una politica energetica fossile: chiedere scusa a chi li ha votati e dire vi abbiamo ingannati non sarà mai troppo tardi» conclude Bonelli.

LA REPLICA DI EMILIANO - «Impugneremo le nuove autorizzazioni rilasciate dal Mise a cercare idrocarburi nel Mar Ionio. Ci siamo sempre battuti in difesa del nostro mare, e continueremo a farlo». Lo dichiara il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano nell’apprendere dagli organi di stampa del via libera alle trivelle dato dal Ministero dello Sviluppo Economico nel mar Ionio; e in particolare della pubblicazione, il 31 dicembre 2018 sul BUIG (bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle geo risorse) di tre nuovi permessi (F.R43-44-45.GM) di ricerca petrolifera su una superficie complessiva di 2200 km/q a favore della società americana Global MED LLC, con sede legale in Colorado, Usa. «La battaglia contro le trivellazioni nei mari pugliesi continua. Di Maio e Costa come Renzi e Calenda. Con la differenza che almeno Renzi e Calenda erano dichiaratamente a favore delle trivellazioni, mentre Di Maio e Costa hanno tradito ancora una volta quanto dichiarato in campagna elettorale. Avrebbero potuto nel programma di governo e quindi nella legge finanziaria bloccare tutte le ricerche petrolifere in Italia, come avevamo sempre detto di voler fare. La mia solidarietà affettuosa a tutti i militanti del Movimento 5 Stelle della Puglia che purtroppo avevano creduto alle affermazioni su Ilva, Tap, trivellazioni e su tante altre cose che si stanno svelando speranze deluse per sempre. La Regione Puglia non farà un diverso trattamento al Governo Conte rispetto ai governi precedenti, non siamo persone che fanno due pesi e due misure a seconda delle convenienze. La Regione Puglia difenderà il suo mare in ogni sede e con tutti i mezzi disponibili».

STEA: «ENNESIMO TRADIMENTO DI M5S» - «In linea con quanto dichiarato dal presidente Michele Emiliano, confermo la volontà della Regione di impugnare le nuove autorizzazioni rilasciate dal Mise per cercare idrocarburi nel Mar Ionio», è quanto dichiara l’assessore all’Ambiente della Regione Puglia, Gianni Stea che attacca il M5S: «Dopo Tap e Ilva siamo di fronte all’ennesimo tradimento da parte di Di Maio, Costa & C ai danni dei pugliesi. Ricordo che nel 2015 con il via libera all’unanimità, da parte del Consiglio Regionale pugliese, alla mozione sulle attività di prospezione, ricerca e coltivazione d'idrocarburi, la Puglia si mostrò compatta per la reintroduzione nello "Sblocca Italia" del Piano delle Aree, lo strumento di pianificazione che consente alle Regioni ed alle comunità interessate di partecipare all'identificazione delle zone di territorio e del mare dove sono consentite le attività di prospezione, ricerca e coltivazione d'idrocarburi. Non potevamo e non possiamo assistere passivamente ai continui tentativi di avviare ricerche petrolifere sottomarine davanti a coste che hanno nel mare la propria ricchezza turistica. Adesso invito tutti i rappresentanti delle istituzioni, tutti gli italiani, tutti i pugliesi alla mobilitazione attiva contro la politica assassina del nostro ecosistema messa in atto da questi dilettanti e falsi ambientalisti grillini. Altro che onestà, onestà. Da parte mia e anche per il ruolo che svolgo in seno alla Giunta della Regione Puglia, confermo la totale determinatezza a non abbassare la guardia a difesa del nostro mare e delle nostre coste, con la determinazione di dar vita ad un confronto serio in materia di tutela dell’ambiente e di rispetto della volontà popolare così come più volte espressa dai territori».

LACORAZZA (BASILICATA) A EMILIANO: REGIONE SI VEDANO A BARI - «È necessario che le Regioni promotrici dei sei quesiti referendari si incontrino nei prossimi giorni. Ho chiesto al Presidente Michele Emiliano di rendersi disponibile per vederci a Bari» È questa la richiesta di Piero Lacorazza, consigliere regionale della Basilicata e tra i principali promotori del referendum no triv del 17 aprile 2016, «a seguito del quale, peraltro, proprio il suo partito, il Pd decise di non rinnovargli l’incarico di presidente del Consiglio regionale».

Secondo Lacorazza, «il rilascio di permessi di ricerca nel Mar Ionio sono la causa scatenante della necessità di rivedere le norme sulle quali infrangono anche le promesse elettorali del M5S. Temi e norme erano già contenuti nella iniziativa referendaria avviata dalla Regioni nel settembre 2015. Strano che dopo mesi del Governo Conte Di Maio Salvini tutto sia proceduto con estrema distrazione o superficialità. Ricordo, inoltre, che la Basilicata, su mia proposta ha approvato da tempo la richiesta di un piano delle aree per l’attività di ricerca e di coltivazione di idrocarburi in mare e in terraferma. Questo - ha aggiunto - è stato il tema principale della iniziativa referendaria neutralizzato dal Governo Renzi nella legge di stabilità 2016 forse con la speranza che con la riforma costituzionale, poi bocciata dagli elettori il 4 dicembre 2016, lo stato disponesse esclusivamente delle materie 'energià e 'governo del territoriò".

«Noi - ha proseguito Lacorazza - non abbiamo fatto sconti a nessuno, abbiamo indossato la casacca a difesa dei nostri territori ed oggi osserviamo come questo Governo, tra distrazione e superficialità, si sia fatto sfuggire di mano la questione. Oltre alle associazioni e ai comitati le Regioni e gli enti locali possono dare un importante contributo al cambiamento, quello - ha concluso - costruito sui fatti e non sulle chiacchiere».

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