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Operazione antimafia

Bari, traffico di droga e armi:
17 arresti nel clan Velluto

All'opera oltre 150 carabinieri con il supporto di un elicottero delle unità cinofile per la ricerca di droga ed armi. I militari hanno anche installato un gps sotto il natante usato anche per le vacanze per trafficare gli stupefacenti

carabinieri unità cinofile

BARI - Sono 17 le persone arrestate, cinque delle quali sono state poste ai domiciliari, nell’ambito della operazione denominata 'Drug boat' che ha permesso di disarticolare il clan Velluto che operava nel quartiere Carrassi-San Pasquale di Bari. In carcere è finito anche il capo del sodalizio, il pluripregiudicato Domenico Velluto, di 53 anni. Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico internazionale di ingenti quantità di stupefacenti, detenzione e spaccio e detenzione di armi, con l’aggravante di avere agevolato una associazione mafiosa.

Il nome dell’operazione deriva dal potente gommone più volte usato dagli esponenti del clan non solo per il trasporto della droga, ma anche per le vacanze, con corredo di foto pubblicate su Facebook. Le indagini hanno accertato continui scambi con le organizzazioni criminali albanesi con base a Valona dove il clan andava a rifornirsi, e anche collegamenti con la Sacra corona unita. Gli investigatori erano riusciti ad installare sul gommone un gps grazie al quale ne hanno seguito gli spostamenti. A bordo del natante il clan ha fatto arrivare a Bari nel 2016 quasi sette quintali di marijuana, per un valore complessivo di cinque milioni di euro.

All’epoca la droga era trasportata da Renato Colasuonno, detto Marcello, di 66 anni, che all’epoca fu arrestato in flagranza ed oggi è nuovamente tra gli arrestati (ai domiciliari). Le indagini hanno anche documentato la vicinanza del clan Velluto allo storico clan Parisi, del quartiere Japigia di Bari, e a quello dei Misceo, operante nel quartiere San Paolo. Tra gli arrestati ci sono anche il braccio destro di Domenico Velluto, Nicola Sassanelli, accusato anche di possesso di munizionamento comune e da guerra; e Paolo Ferrara, di Savelletri, abile guidatore di scafi e automobili ai tempi del contrabbando.
Tra le basi logistiche del clan c'erano un gazebo nei pressi di una chiesa, un rimessaggio di imbarcazioni e due villette abbandonate dove avveniva lo stoccaggio della droga e in cui sono state trovate armi e munizioni. Alle indagini, partite nel 2015 con l’arresto di Michele Gambria, sorpreso con circa 15 chili di hashish e otto di marijuana, hanno contribuito collaboratori di giustizia.

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