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Parla l'ad che illustra le nuove strategie su investimenti e servizi. In arrivo i treni Pop

Ferrovie, Bari-Napoli, Nodo e Sud Est: così Fs riparte dal Sud

Il nuovo treno Pop

Renato Mazzoncini, 50 anni, bresciano, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato. Nodo ferroviario barese e alta capacità Bari-Napoli sono due investimenti che la Puglia attende da anni: sono strategici anche per Ferrovie?
«La strategicità è confermata dal fatto che sono inserite nel Contratto di programma, parte investimenti, sottoscritto da Rete Ferroviaria Italiana, il gestore della rete ferroviaria nazionale, e ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Per quanto riguarda la Napoli-Bari non c’è alcun slittamento in vista. Il completamento del raddoppio e del potenziamento è confermato al 2026, anche grazie al lavoro del commissario Maurizio Gentile. La dimostrazione che non slittano i lavori è che per il versante campano, la scorsa settimana, sono stati pubblicati due bandi di gara per un valore complessivo di 960 milioni di euro».

Sul versante adriatico la «strettoia» tra Puglia e Molise limita l’efficienza dei collegamenti Sud-Nord: si riuscirà mai a sbloccare questa situazione?
«Sulla direttrice Adriatica per il raddoppio dei 33 chilometri tra Termoli e Lesina è previsto un investimento di 700 milioni di euro. Non c’era accordo sul tracciato, ora la situazione è stata sbloccata. Nella progettazione saranno recepite le varianti di tracciato richieste da Regione Molise, che ha stanziato fondi per il progetto».

Ferrovie Sud Est: bisogna voltare pagina al più presto. Quali saranno i vostri prossimi passi?
«Siamo impegnati nel rilancio di Ferrovie del Sud Est, nonostante la situazione difficile che abbiamo trovato e in cui stiamo lavorando, con 30 progetti industriali dedicati ai clienti e con un piano investimenti per 578 milioni di euro. L’azienda era in pieno dissesto economico e industriale. Attendiamo dal tribunale di Bari la conferma dell’omologa del concordato preventivo. Da quando Fse è entrata nel Gruppo Fs Italiane siamo intervenuti per ripristinare le condizioni minime di efficienza degli asset industriali (binari, treni e autobus), sbloccare i cantieri strategici e ripristinare le forniture. A partire dal 2017 abbiamo fatto investimenti per 480 milioni sull’infrastruttura ferroviaria. A settembre acquisteremo 68 bus, nel 2017 ne abbiamo comperati 69. L’età media dei mezzi passerà dagli attuali 15 anni a meno di 8. Entro il 2018 la flotta dei treni sarà rinforzata con cinque elettrotreni, che si aggiungono ai nove già in funzione, ed è in corso l’installazione del sistema di sicurezza Scmt. Per sostenere il turismo estivo, a partire dal 18 giugno abbiamo programmato più treni e più bus per i collegamenti con il Salento e la Valle d’Itria. Abbiamo trovato Ferrovie del Sud Est in pieno dissesto economico e industriale. Le stiamo rimettendo in piedi con 30 progetti industriali dedicati ai clienti e con un piano investimenti per 578 milioni di euro».

Che cosa sono i treni Jazz e Pop?
«Sono nuovi treni. I primi Jazz entreranno in servizio già il prossimo anno. Poi, fra il 2021 e il 2024, arriveranno in Puglia 43 Pop, la nuova generazione dei treni dedicati ai pendolari. Complessivamente, per il rinnovo della flotta pugliese, saranno investiti 288 milioni di euro, di cui 123,5 con contributi della Regione Puglia. Vogliamo rivoluzionare l’esperienza di viaggio anche dei pendolari pugliesi. I Pop (treni elettrici mono piano, a 3 o 4 casse, dotati di 4 motori di trazione) segnano un netto miglioramento per comfort, security, affidabilità, sostenibilità e accessibilità per le persone a ridotta mobilità e con disabilità. Tutto questo è parte di un investimento di circa 4,5 miliardi di euro per l’acquisto di 450 convogli: una maxi commessa che non ha precedenti in Italia per valore economico e numero di treni».

I convogli dell’alta velocità tra Roma e Bari sono più obsoleti e meno confortevoli di quelli in servizio da Roma verso il Nord. Quando saranno unificati i servizi tra le due «Italie»?
«Le assicuro che non è così. Come le dicevo il Sud, quindi anche la Puglia, costituisce una delle nostre principali priorità. Otto Frecciargento e due InterCity uniscono ogni giorno Bari a Roma. Due Frecciargento collegano le due città in tre ore e 34 minuti. Altri due Frecciargento collegano Foggia con la capitale. Non ci sono quindi due “Italie”. Le dirò di più, abbiamo ridotto i tempi di viaggio, grazie alla velocizzazione a 200 chilometri all’ora fra Bovino e Cervaro. Lo stesso accadrà fra non molto sulla linea Brindisi-Lecce. Il nuovo orario estivo, operativo da domenica scorsa, vede la Puglia, come la Campania altra regione del Sud, tra le più avvantaggiate: più fermate delle Frecce e più connessioni grazie ai FrecciaLink alle località che ci invidiano in tutto il mondo come Ostuni e il Salento: Gallipoli, Marina di Ugento e Otranto».


Non c’è, ovviamente solo il servizio alta velocità: i pendolari del servizio regionale reclamano più attenzione, le risorse pubbliche per questo servizio insostituibile sono sempre di meno. Come se ne esce?
«Se ne esce con una nuova strategia industriale. Gli effetti iniziano già a essere percepiti dai clienti. Nei primi quattro mesi del 2018, infatti, il 98,3 per cento dei treni sono arrivati a destinazione puntuali, in orario o entro i cinque minuti rispetto allo stesso periodo del 2014 per cause imputabili direttamente a Trenitalia. Le cancellazioni hanno registrato un sensibile decremento (-86,2), sempre rispetto al 2014, e la soddisfazione dei clienti è dell’83,3%, +7,8% rispetto a quattro anni fa. Risultati importanti. Oggi daremo un nuovo impulso. Trenitalia, infatti, firmerà a Bari con la Regione Puglia un nuovo Contratto di servizio di lunga durata (10 anni+5). Il contratto prevede il rinnovo del 100% della flotta entro il 2024 con l’arrivo di 46 nuovi treni (3 Jazz e 43 Pop). L’età media dei treni, attualmente 29 anni, scenderà così a 3 anni entro il 2024».

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