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Commerciante ucciso a Vieste
24 anni di carcere al «palo»

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VIESTE - Confermata dalla corte d’assise d’appello di Bari la condanna a 24 anni di reclusione di Amin Er Raouy , 23 anni, viestano riconosciuto colpevole anche in secondo grado di concorso nell’omicidio a scopo di rapina di Mario Nardella, commerciante di 40 anni del centro garganico, accoltellato a morte nella sua rivendita di bibite di via Rossini la sera dell’11 novembre del 2014. Ad ucciderlo con un fendente al petto per rapinargli i soldi custoditi nel registratore di cassa fu Silvio Stramacchia, 28 anni, viestano, condannato a 16 anni e 8 mesi in appello nel processo-gemello: Er Raouy - dice l’accusa - è il complice che fece da «palo» all’esterno della rivendita durante la rapina e che fornì a Stramacchia l’arma del delitto. Er Raouy si dice innocente ed ora spera nel ricorso in Cassazione: è detenuto dal 15 marzo del 2015 quando fu arrestato in Veneto, dove si era trasferito per motivi di lavoro, dalla Polizia su ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip del Tribunale di Foggia.
La posizione dei due presunti assassini si era separata nell’ottobre 2015 al termine dell’udienza preliminare: Stramacchia, che fu arrestato nell’immediatezza del’omicidio da agenti del commissariato di Manfredonia e colleghi della Polstrada viestana, scelse il giudizio abbreviato: in primo grado il gup del Tribunale di Foggia gli inflisse 30 anni con sentenza del 6 novembre 2015; in appello, il 5 ottobre 2016, la pena gli fu ridotta a 16 anni e 8 mesi. Quanto a Er Raouy fu rinviato a giudizio, processato in corte d’assise a Foggia, condannato a 24 anni il 19 aprile 2016, sentenza confermata nei giorni scorsi dai giudici d’appello.
Accolte quindi le richieste del sostituto procuratore generale e degli avvocati di parte civile Diego Petroni e Cristian Caruso che chiedevano la conferma del verdetto di primo grado. I difensori, gli avvocati Marco Guidotti e Salvatore Vescera , sollecitavano l’assoluzione e in subordine il riconoscimento del concorso anomalo in omicidio e una condanna al minimo della pena. «Non condividiamo la sentenza di secondo grado e faremo sicuramente ricorso in Cassazione: riteniamo» dice l’avv. Vescera «che non ci siano elementi per ipotizzare un coinvolgimento di Er Raouy nel delitto».
Due gli elementi che portarono prima all’arresto di Er Raouy quattro mesi dopo l’omicidio del commerciante e quindi alle condanne in primo e secondo grado: un’intercettazione ambientale nei confronti di Stramacchia che parlando in carcere con un parente senza sapere della microspia piazzata dai poliziotti, avrebbe fatto riferimento alla presenza del coimputato nei pressi della rivendita di bibite della vittima; e la testimonianza di un giovane viestano, il quale riferì che poco dopo il delitto Er Raouy gli avrebbe confidato d’aver dato lui il coltello usato da Stramacchia nella tragica rapina. Er Raouy si dice innocente: l’omicidio avenne alle 18.40 dell’11 novembre del 2014 ed a quell’ora - disse l’imputato - lui era a casa sua come confermato dai familiari, dopo essersi intrattenuto sino alle 17.30 con Stramacchia.
I giudici della corte d’assise d’appello di Bari prima di emettere la sentenza hanno riaperto l’istruttoria dibattimentale per ascoltare il testimone-chiave che non era stato ascoltato nel corso del processo di primo grado in corte d’assise a Foggia perchè all’epoca irrintracciabile: il giovane ha ribadito le presunte confidenze dell’imputato sul fatto di aver dato a Stramacchia il coltello usato per la rapina. Dopo l’interrogatorio, la corte ha ridato la parola a pg, legali di parte civile e difensori che si sono richiamati a quanto già detto in requisitoria e arringa nell’udienza del 27 gennaio scorso: pg e legali della famiglia Nardella hanno chiesto la conferma della condanna a 24 anni, i difensori l’assoluzione e in seconda battuta la derubricazione del reato di omicidio (Er Raouy risponde anche di concorso in rapina) in quello di concorso anomalo, e quindi una sensibile riduzione di pena.

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