Sabato 21 Febbraio 2026 | 15:10

Foggia, Valletta condannato in appello a 11 anni per il tentato omicidio Stanchi

Foggia, Valletta condannato in appello a 11 anni per il tentato omicidio Stanchi

Foggia, Valletta condannato in appello a 11 anni per il tentato omicidio Stanchi

 
Foggia, Valletta condannato in appello per il tentato omicidio Stanchi

Sconto di pena di 4 anni rispetto al primo grado. Il trentanovenne foggiano ritenuto affiliato al clan Moretti voleva vendicare l’assassinio di Bruno, tesoriere del clan

Sabato 21 Febbraio 2026, 12:59

13:00

Condannato in appello a 11 anni con un sensibile sconto di pena di 4 anni rispetto al primo grado, Nicola Valletta, trentanovenne foggiano ritenuto affiliato al clan Moretti, accusato di duplice tentato omicidio aggravato dalla mafiosità sia per i metodi usati, sia per aver agito per agevolare la “Società”. La corte d’appello di Bari l’ha riconosciuto colpevole d’essere uno dei 2 pistoleri che il pomeriggio del 20 settembre 2020 in viale Europa cercarono di uccidere Ciro Stanchi e il cognato Alessio Di Bari, per vendicare l’omicidio di Rodolfo Bruno, cassiere del clan Moretti assassinato da sicari ancora ignoti il 15 novembre 2018 in un agguato in un bar sulla circumvallazione. L’obiettivo dei due killer in moto era Stanchi, ritenuto legato al clan Sinesi/Francavilla: è stato condannato a 11 anni per mafia in “Decimabis”. Sia Stanchi sia il cognato Di Bari che guidava una “Fiat Panda” rimasero illesi, con i proiettili che sforacchiarono la carrozzeria dell’utilitaria. Valletta, cugino del capo-clan Pasquale Moretti, è ritenuto il pistolero seduto dietro lo scooterone che esplose i 3 colpi andati a vuoto; è rimasto ignoto il conducente del mezzo. Stanchi alla Polizia ammise d’essere sfuggito a un agguato, dicendo però di non sapere chi avesse sparato e perché escludendo d’essere affiliato ai clan; Di Bari escluse invece che qualcuno avessero sparato a lui e al cognato.

Detenuto dal 2020 Valletta ha assistito al processo in videoconferenza dal carcere di Ascoli Piceno; si dichiara innocente. E’ in cella dal 16 novembre 2020 quando fu coinvolto nel maxi-blitz Decimabis (44 gli arresti) contro la mafia del pizzo: condanna a 12 anni e 8 mesi per mafia e 2 estorsioni in primo grado, ridotta in appello a 8 anni e 8 mesi; pende il ricorso in Cassazione. Era quindi detenuto quando il 3 giugno 2023 la squadra mobile gli notificò l’ordinanza cautelare del gip di Bari chiesta dalla Dda per il duplice tentato omicidio Stanchi-Di Bari. Con lui fu arrestato anche Andrea Gaeta, 54 anni di Orta Nova, cognato di Pasquale Moretti, accusato di concorso morale nell’agguato: fu assolto in primo grado (la Dda ne chiedeva la condanna a 11 anni e 8 mesi), assoluzione diventata definitiva. Negli atti dell’inchiesta compare anche il nome di Pasquale Moretti, 49 anni, parente di Valletta e Gaeta, figlio di Rocco nome storico della “Società foggiana”, e col padre al vertice del clan Moretti/Pellegrino/Lanza. La squadra mobile denunciò Moretti quale presunto mandante dell’agguato a Stanchi, accusandolo d’aver dato l’ordine quand’era detenuto ai domiciliari nel 2020; la Dda ritenne che non ci fossero prove sufficienti a suo carico, e non lo incriminò.

Intercettazioni e pentito – Il sostituto procuratore generale Francesco Barbanente aveva chiesto ai giudici di confermare la condanna a 15 anni di Valletta, pronunciata il 10 gennaio 2025 dal gup di Bari nel giudizio abbreviato con conseguente riduzione di un terzo della pena. L’accusa si basa su intercettazioni e sulle dichiarazioni di Carlo Verderosa, ex affiliato al clan Moretti, pentitosi a dicembre 2019: ha riferito tra l’altro d’aver detto a Valletta su ordine di un capo-clan di tenersi pronto a colpire un esponente dei Sinesi/Francavilla come risposta all’omicidio di Rodolfo Bruno. Il difensore di Stanchi, l’avv. Cecilia D’Alessandro sollecitava una sensibile riduzione di pena col riconoscimento delle attenuanti generiche e l’esclusione della recidiva. Il legale ha rinunciato a insistere sul principale motivo d’appello contro il verdetto di primo grado, ossia l’assoluzione, dopo che le sezioni unite della Corte di Cassazione hanno dichiarato utilizzabili (la difesa nel chiedeva invece l’inutilizzabilità) le intercettazioni di colloqui sulla piattaforma Skyecc, sistema di chat crittografato utilizzato nella speranza di non essere captati. Tra le intercettazioni anche un colloquio che secondo l’accusa avvenne tra Gaeta e Valletta 25 minuti dopo l’agguato fallito, in cui il primo avrebbe rimproverato il secondo per aver fallito. La difesa di Gaeta (avv. Rosario Marino) replicò che non c’era la prova che fosse l’imputato l’interlocutore di Valletta e i giudici furono d’accordo assolvendolo. Mentre da altri riscontri emergeva che Valletta avesse la disponibilità del cellulare intercettato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)