guerra tra clan

Agguato al boss Francavilla nella villa di Nettuno, chiesti 24 anni per Antonio Fratianni

redazione foggia

Antonio Fratianni, 60 anni, costruttore di Foggia, è accusato del duplice tentato omicidio del boss Antonello Francavilla al vertice del clan Sinesi/Francavilla e del figlio quindicenne

Il pm Alessandra Fini della Dda di Roma ha chiesto al Tribunale di Velletri di condannare a 24 anni Antonio Fratianni, 60 anni, costruttore di Foggia accusato del duplice tentato omicidio del boss Antonello Francavilla al vertice del clan Sinesi/Francavilla, e del figlio quindicenne feriti gravemente a pistolettate la mattina del 2 marzo 2022 nell’abitazione di Nettuno dove il malavitoso era ai domiciliari per estorsione. Il costruttore avrebbe fatto fuoco per non restituire a Francavilla un’ingente somma di denaro ricevuta per reinvestirla.

Antonio Fratianni fu fermato il 2 agosto 2022 vicino Trieste su ordine della Direzione distrettuale antimafia di Roma e portato in carcere; a processo in corso, iniziato a settembre 2023, ottenne i domiciliari in Basilicata. Dopo la requisitoria durata 4 ore, hanno parlato a lungo gli avv. Elisabetta Manoni e Alessandro De Federicis parti civile per i Francavilla che hanno chiesto condanna e risarcimento di 1 milione e mezzo; durante il processo ottennero dal Tribunale il sequestro conservativo di alcuni beni dell’imputato. Nella prossima udienza spazio alle arringhe dei difensori, gli avv. Francesco Ciacieri e De Simone che chiederanno l’assoluzione.

“Contiguo al clan” - Fratianni è accusato di duplice tentato omicidio aggravato dalla mafiosità (e di porto illegale della pistola) per metodi usati; e “avuto riguardo della causale, riconducibile a contrasti all’interno del clan nel quale deve ritenersi orbitante l’imputato, transitato dall’essere imprenditore mera testa di legno asservita agli interessi della batteria a collettore di somme di provenienza illecita del sodalizio mafioso”. Secondo l’accusa, Fratianni voleva uccidere Antonello Francavilla per non restituire un’ingente somma di circa 600mila euro ricevuta dal clan. Il costruttore si dice innocente e vittima di un’estorsione in quanto il boss mafioso avrebbe preteso da lui 1 milione di euro, 1 appartamento, 1 locale commerciale.

Salvato dalla Mobile - Fratianni a questo processo ha rischiato… di non arrivarci. Emiliano Francavilla, fratello minore di Antonello e con lui al vertice del clan, progettò infatti di uccidere l’imprenditore a Foggia, agguato sventato dalla squadra mobile e dalla Dda di Bari il 26 giugno 2022 mettendo inizialmente in salvo Fratianni; e poi dopo un mese arrestando 6 persone, cinque delle quali condannate (e ree confesse) del progetto di omicidio. Emiliano Francavilla condannato in appello a 8 anni e 8 mesi ha infatti confessato che voleva uccidere Fratianni per vendicare il nipote ferito.

Il supertestimone – Inizialmente sulla scorta del racconto di Antonello Francavilla ai poliziotti di Nettuno si ipotizzò che a sparare fosse stato un uomo spacciatosi per agente in borghese entrato nell’abitazione per un controllo del detenuto ai domiciliari, facendo poi fuoco contro il mafioso e il figlio. La svolta alle indagini il 22 luglio 2022 quando a Foggia la Dda dispose il fermò di 7 persone per il tentato omicidio di Fratianni organizzato da Emiliano Francavilla. Tra i fermati c’era anche Domenico Solazzo, dipendente del costruttore inizialmente sospettato d’aver piazzato, su ordine di Emiliano Francavilla, un gps sotto l’auto di Fratianni per monitorarne gli spostamenti. Solazzo negò e rese in Questura informazioni essenziali che lo trasformarono da indagato (infatti non venne portato in carcere) in testimone protetto dalla Giustizia. Raccontò d’essere stato minacciato di morte da Francavilla e Michele Ragno (imputato e assolto per l’agguato fallito a Fratianni) che gli raccontarono del presunto coinvolgimento del costruttore nel duplice tentato omicidio di Nettuno. Stando a questo racconto, Fratianni si presentò da Antonello Francavilla che conosceva da tempo e mentre il malavitoso gli preparava i caffè, gli sparò. Antonello Francavilla benchè ferito riuscì a rifugiarsi in una stanza; il figlio minorenne uscì dal bagno e venne colpito a sua volta, anche alla testa. Una decina le pistolettate complessivamente esplose.

L’alibi – Nella ricostruzione accusatoria, Fratianni da Foggia si recò a sciare a Rocca Pia in Abruzzo con amici, ripartendo la mattina del 2 marzo (giorno dell’agguato) lamentando un dolore al piede. Ma si sarebbe trattato di un alibi precostituito perché in realtà il costruttore raggiunse Nettuno per uccidere il boss, premurandosi di abbandonare il telefono per evitare che a posteriori dalle celle telefoniche potessero essere ricostruiti i suoi spostamenti. All’indomani del ferimento di boss e figlio, il 3 marzo 2022 Fratianni si recò nella sede della Dia di Foggia per denunciare d’essere vittima di un tentativo di estorsione da parte di Antonello Francavilla che nei mesi precedenti, estate 2021 e febbraio 2022, l’aveva convocato a Nettuno pretendendo soldi.

Il boss e il pentito – Nel corso del processo a Velletri interrogati anche Emiliano Francavilla e il pentito Matteo Pettinicchio, ex numero 2 del clan Li Bergolis di Monte Sant’Angelo. Emiliano Francavilla ha ribadito quanto aveva confessato nel processo d’appello a Bari a suo carico: “ha colpito alla testa il bambino per dargli il colpo di grazia, e quella cosa l’ha mi ha colpito perché il bambino io l’ho cresciuto come fosse mio figlio. Per questo io volevo agire contro Fratianni: una persona che è padre di famiglia, e che agisce verso un bambino di 15 anni in quel modo, è una persona cattiva dentro”. Pettinicchio ha riferito delle presunte confidenze ricevute in carcere da Emiliano Francavilla sull’agguato a Nettuno: “mi disse che a sparare fu un costruttore amico loro, Fratianni; per questo Emiliano voleva ucciderlo, chiese anche il mio aiuto. Fratianni aveva avuto da Antonello Francavilla e dal suocero Roberto Sinesi un grande prestito di denaro. Sparò a Antonello perché non voleva restituire i soldi”.

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