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Guerre tra clan

Foggia, omicidio Tizzano: condanne per 72 anni

L'agguato nel bar h24 di via San Severo: inflitti 21 anni a testa ai foggiani e 30 all'allevatore sammarchese

Foggia, agguato nel barpm chiede tre ergastoli

Il bar dell'agguato

Tre condanne a 72 anni complessivi per i presunti assassini e 2 assoluzioni per gli imputati di favoreggiamento: è la sentenza pronunciata ieri mattina dal gup di Bari Giulia Romanazzi al termine del processo abbreviato celebrato nell’aula bunker di Bitonto per l’agguato avvenuto il primo pomeriggio del 29 ottobre del 2016 nel bar «H 24» di via San Severo a Foggia collegato ad una guerra di mafia, in cui fu ucciso a colpi di arma da fuoco Roberto Tizzano, 21 anni, e ferito gravemente l’amico e coetaneo Roberto Bruno: le vittime sono ritenute vicine per parentele e frequentazioni a esponenti del clan Moretti/Pellegrino/Lanza, in quel periodo di nuovo in guerra con i rivali della batteria Sinesi/Francavilla, con cui sono ritenuti schierati e/o vicini i 5 imputati.

Condannati a 21 anni di reclusione a testa Francesco Sinesi, 33 anni, foggiano, mafioso figlio del capo clan Roberto, ritenuto l’istigatore e l’organizzatore dell’omicidio nel bar; e il cugino Cosimo Damiano Sinesi, 33 anni, anche lui del capoluogo dauno, accusato di aver indicato ai sicari le vittime; 30 anni di carcere invece per Patrizio Villani, 41 anni, allevatore di San Marco in Lamis, ritenuto il killer incappucciato armato di fucile che insieme ad un complice (rimasto ignoto) che impugnava una pistola, fece irruzione nel locale sparando a ripetizione. La Dda chiedeva per tutti e tre l’ergastolo; il gup ha concesso ai Sinesi le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti, cui aggiungere per tutti e tre la riduzione di un terzo della pena prevista dal rito abbreviato. I tre presunti assassini che hanno assistito ieri alla lettura della sentenza si dicono innocenti e restano detenuti: Villani fu fermato il 31 dicembre del 2015 da agenti della sezione criminalità organizzata della squadra mobile e dai carabinieri del reparto operativo su decreto di fermo della Dda; i cugini Sinesi vennero fermati sempre dagli stessi investigatori il 19 luglio 2017 su ordinanze cautelari del gip di Bari chieste dalla Direzione distrettuale antimafia. I Sinesi e Villani sono stati riconosciuti colpevoli di concorso in omicidio e tentato omicidio premeditato; porto e detenzione illegale di fucile e pistola usate per l’agguato; ricettazione e incendio della «Lancia Delta» con cui i sicari scapparono dal bar, per poi darle fuoco poco dopo nelle campagne tra Apricena e San Nicandro Garganico. Il gup ha riconosciuto anche la sussistenza dell’aggravante della mafiosità per i metodi usati per aver agito per «affermare il predominio del clan Sinesi/Francavilla sul territorio, in risposta all’agguato subito il 6 settembre 2016 da Roberto Sinesi» in cui furono feriti al rione Candelaro il boss e il nipotino di 4 anni che era con lui in auto. I tre imputati dovranno anche risarcire i danni ai familiari di Tizzano costituitisi parte civile.

Il gup ha poi assolto perché il fatto non costituisce reato dall’accusa di favoreggiamento aggravato dalla mafiosità gli altri due imputati «minori» della vicenda: Sergio Ragno, 40 anni e Gaetano Piserchia, 63 anni, stroncato da un malore in aprile a processo in corso: furono arrestati nel blitz del 19 luglio 2017 e scarcerati dalla Cassazione il primo marzo 2018, ed erano accusati di aver partecipato con i 3 coimputati a un summit a casa di Francesco Sinesi poche ore prima dell’agguato del 29 ottobre 2016, negando la circostanza due mesi dopo quando a fine dicembre furono ascoltati come testimoni dalla squadra mobile, in tal modo aiutando i tre presunti assassini a eludere le indagini e agevolando l’attività del clan Sinesi/Francavilla, come contestato dalla Dda.

I pubblici ministeri della Dda Federico Perrone Capano e Lidia Giorgio nella requisitoria svolta in due atti - 3 maggio e 17 luglio - avevano chiesto l’ergastolo per i cugini Sinesi e Villani, la condanna a 2 anni di Ragno e l’assoluzione di Piserchia. Richiesta di condanna per i principali imputati del processo ribadita dagli avvocati Umberto Forcelli e Franco Carosielli costituitisi parte civile per i familiari di Tizzano. Gli avvocati Ettore Censano, Giancarlo Chiariello, Filiberto Palumbo (per i Sinesi, Censano assiste anche Ragno), Michele Arena e Roberto Chiusolo (per Villani) e Marco Biscotti (per Piserchia) avevano chiesto l’assoluzione. L’accusa contro i 5 imputati poggia su numerose intercettazioni soprattutto ambientali; riprese video davanti il portone di casa di Francesco Sinesi al rione Candelaro; rilevazioni del pentito di Altamura Pietro Nuzzi  che ha riferito le presunte confidenze ricevute da esponenti dei due clan in guerra mentre rimase detenuto nel carcere di Foggia dal marzo 2016 al febbraio 2014; analisi delle celle telefoniche. Le motivazioni della sentenza di primo grado verranno depositate dal gup entro 90 giorni.

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