il caso

Foggia, è già naufragata la nuova Sanitaservice

massimiliano scagliarini

Dopo la bocciatura della Corte dei conti all’internalizzazionedegli appalti del «Riuniti»: «Era una delibera programmatica»

Il Riuniti di Foggia ha revocato la delibera con cui all’antivigilia delle elezioni regionali aveva stabilito l’acquisto del 30% delle quote della Sanitaservice della Asl Foggia. L’azienda sanitaria territoriale, a sua volta, ha revocato un incarico di consulenza legale collegato all’operazione. È l’effetto del parere con cui la sezione di controllo della Corte dei conti ha bocciato l’ingresso del Policlinico dauno nella società in-house della Asl, ma anche della richiesta di chiarimenti giunta subito dopo dal dipartimento Salute: l’internalizzazione degli appalti del «Riuniti», seppur sulla carta possibile, non può avvenire attraverso quello che i tecnici della Regione considerano un vero e proprio blitz.

La delibera del «Riuniti» è stata firmata la sera del 21 novembre. Il parere negativo della Corte dei conti, obbligatorio per legge per tutte le operazioni societarie degli enti pubblici, è della fine di dicembre. Pochi giorni dopo la Regione ha chiesto chiarimenti, chiedendo in particolare di sapere quanti soldi sono stati investiti dalle due aziende pubbliche nella predisposizione del progetto, su cui spingevano in particolare i sindacati della sanità foggiana ritenendo necessario sanare una disparità. Gli Ospedali Riuniti sono infatti l’unica azienda pubblica che non ha mai implementato il modello Sanitaservice, in cui i servizi (pulizie, ausiliariato, portierato, Cup, manutenzioni, trasporti interni) vengono affidati a una società in-house e non tramite appalto. Un modello che consente risparmi soltanto sulla carta (e che anzi in alcuni casi è stato utilizzato come serbatoio di assunzioni elettorali, vedi Bari e Bat), ma che fornisce ai lavoratori garanzie di stabilità occupazionale.

La Corte dei conti ha osservato che mancano i presupposti giuridici per consentire ai «Riuniti» di entrare nel capitale dell’azienda in-house della Asl e di imbarcarsi in una operazione «priva di resilienza finanziaria» che «configura una violazione dei principi di veridicità e prudenza contabile per l’assunzione di impegni finanziari su presupposti giuridici inesistenti».

Attraverso questo schema il «Riuniti» avrebbe voluto internalizzare i circa 350 lavoratori in appalto che si occupano dei servizi ausiliari, oltre che di far partire ex-novo il trasporto interno, ipotizzando un risparmio di circa 400mila euro l’anno. Ipotesi che i magistrati del Controllo hanno ritenuto improbabile, rilevando che «l’istruttoria economica risulta incompleta e contraddittoria, non consentendo di comprovare la convenienza economica e la sostenibilità finanziaria prospettica». Soprattutto, dicono i giudici, le due aziende sanitarie avrebbero dovuto ottenere l’assenso preventivo della Regione, che con una delibera di giunta ha «commissariato» tutte le decisioni straordinarie in materia di Sanitaservice. Anche per questo la lettera del dipartimento Salute chiedeva ad Asl e Policlinico di conoscere i costi dell’operazione. Il commissario dei «Riuniti», Giuseppe Pasqualone, ha risposto spiegando che la delibera del 21 novembre era «un atto di programmazione» e che la sua attuazione era comunque sottoposta alla condizione sospensiva di ottenere i pareri previsti dalla legge. Gli appalti di servizi, in scadenza il 31 dicembre scorso, verranno quindi affidati attraverso nuove gare pubbliche.

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