Giovedì 15 Gennaio 2026 | 16:00

Foggia, compravendita dei voti alle regionali del 2020: iniziato il processo dopo l’esposto di Barone (M5s)

Foggia, compravendita dei voti alle regionali del 2020: iniziato il processo dopo l’esposto di Barone (M5s)

 
redazione foggia

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Foggia, compravendita dei voti alle regionali del 2020: iniziato il processo dopo l’esposto di Barone (M5s)

Iniziò con un post su Fb ai primi di ottobre 2020, con cui il consigliere regionale Rosa Barone invitò i cittadini a segnalarle eventuali notizie sulla compravendita di voti svolte qualche settimana prima.

Giovedì 15 Gennaio 2026, 13:43

Tutto iniziò con un post su Facebook ai primi di ottobre 2020, con cui il consigliere regionale Rosa Barone invitò i cittadini a segnalarle eventuali notizie sulla compravendita di voti alle elezioni regionali svolte qualche settimana prima. Le arrivò una mail sulle presunte pressioni esercitate da Ludovico Maffei quale presidente di una cooperativa, su alcune lavoratrici perché votassero il figlio Danilo Maffei.

Così la genesi dell’inchiesta sul presunto voto di scambio sfociata nel processo a 22 foggiani tra cui i Maffei che respingono le accuse, nel racconto del consigliere regionale Rosa Barone, primo dei 39 testi d’accusa interrogato ieri pomeriggio per un paio d’ore in Tribunale a Foggia. L’esponente dei 5 Stelle rispondendo alle domande del pm Roberta Bray e degli avv. Giulio Treggiari, Roberto Sisto, Ettore Censano legali dei Maffei, ha parlato dell’esposto presentato in Procura il 14 ottobre 2020; e sostanzialmente confermato l’interrogatorio reso due settimane dopo alla Digos.

I 22 imputati rispondono a vario titolo di 36 capi d’accusa: corruzione elettorale; violazione del decreto legge 49/2008 sulla segretezza del voto, in quanto sarebbero state fotografate schede elettorali per dimostrare il voto espresso in cambio di alcune decine di euro; istigazione alla corruzione; violenza a un presidente di seggio per commettere un reato; violenza privata. Due i filoni dell’inchiesta, principali imputati i Maffei che si dicono innocenti. Secondo la Procura, Danilo Maffei, 37 anni, foggiano, funzionario amministrativo, candidato della lista “Puglia domani”, alle regionali (non fu eletto) offrì direttamente o tramite intermediari soldi “o altra utilità” a alcuni elettori perché lo votassero, dimostrando d’averlo fatto scattando con il telefonino la foto della preferenza espressa. Coinvolti 21 imputati tra Danilo Maffei, presunti intermediari e elettori pagati. Il secondo filone chiama in causa il solo Ludovico Maffei, 71 anni, in relazione alle comunali del 2019 che portarono all’elezione del figlio. L’anziano presidente della coop Astra avrebbe minacciato di licenziamento una dipendente che svolgeva le funzioni di presidente di un seggio perché falsificasse il verbale delle operazioni elettorali facendo risultare al figlio 40 voti e non 4; promettendole se l’avesse fatto di “sistemarla per la vita”. E’ anche accusato d’aver minacciato 4 dipendenti di votare il figlio e persuadere altri 10 elettori a testa a fare lo stesso, mostrandogli l’elenco di chi si era impegnato a farlo. La difesa dei Maffei parla di accuse infondate, prive di riscontri, e su alcuni aspetti assurde.

Rosa Barone nell’esposto denunciò “d’aver appreso nei primi giorni di ottobre 2020 dell’esistenza di un gravissimo fenomeno criminale, riemerso durante le regionali: la compravendita di voti in favore di alcuni candidati”. La difesa rimarca che nell’esposto non si faceva alcun nome.

Fu quando venne interrogata a fine ottobre 2020 dalla Digos, che la Barone parlò dei Maffei perché nel frattempo era stata contattata e aveva parlato con alcune lavoratrici della coop Astra. La Barone disse “d’aver sentito più voci provenienti dall’elettorato foggiano sulla compravendita di voti da parte di Danilo Maffei, voci già ricorrenti dopo le comunali del maggio 2019” (ma, sottolinea la difesa, senza alcun riferimento specifico); “queste indiscrezioni mi hanno indotto a rilasciare il post su Facebook. Dopo il post mi arrivò una mail di Michele Lapollo, ex amministratore della coop che non conoscevo, che confermava il mercimonio elettorale. Per questo ho presentato un esposto in Procura per compiere indagini e verificare la fondatezza o meno di queste voci correnti”. Come accennato, la Barone dopo la presentazione dell’esposto pubblicizzato dagli organi d’informazione, incontrò in un bar cittadino il 21 ottobre 2020 (prima dell’interrogatorio alla Digos) Lapollo e alcune dipendenti della coop Astra - testi d’accusa che verranno sentiti nelle prossime udienze - che le parlarono delle presunte pressioni ricevute da Ludovico Maffei per votare Danilo Maffei.

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