il caso
Celle San Vito, no alla fusione con altri comuni. La sindaca: «manteniamo il nostro patrimonio identitario»
Il comune più piccolo della Puglia, con 142 abitanti, ha respinto la proposta avanzata dal sindaco di Castelluccio Valmaggiore Pasquale Marchese
Celle San Vito dice no alla fusione con altri comuni dell’area dei Monti Dauni in provincia di Foggia. Il comune più piccolo della Puglia, con 142 abitanti, ha infatti respinto, durante la seduta di consiglio comunale del 30 dicembre, la proposta «avanzata a livello meramente personale e sui social, senza alcun passaggio istituzionale - si legge in una nota dell’amministrazione comunale - dal sindaco di Castelluccio Valmaggiore Pasquale Marchese».
Al consiglio comunale hanno preso parte anche 40 dei 142 residenti contrari alla fusione. Nel corso della seduta, la sindaca Palma Maria Giannini ha letto la lettera ufficiale con cui ha risposto al suo omologo di Castelluccio, esprimendo "profondo sconcerto rispetto ad una proposta oggetto di numerosi e reiterati confronti nel corso dei quali ho sempre espresso in maniera coerente e inequivocabile la mia posizione nettamente contraria. Tale posizione - ha evidenziato - è stata ribadita anche nel corso di un incontro tenutosi presso il Senato della Repubblica». La comunità di Celle di San Vito si è espressa per un rafforzamento degli organismi territoriali già esistenti, tra cui l’ambito territoriale sociale che unisce 16 comuni e l’area Interna Monti Dauni che mette insieme i 29 comuni dell’Appennino Foggiano.
La prima cittadina sottolinea anche che «ad oggi, purtroppo, il comune di Celle di San Vito non ha mai constatato benefici reali neppure dalle forme di gestione associata dei servizi; a maggior ragione, non ravvisa vantaggi nell’unione dei comuni e tanto meno nella fusione. Tale contrarietà è rafforzata soprattutto dalla necessità di tutelare un patrimonio storico e identitario le cui origini risalgono al 1200». «La nostra comunità - conclude - custodisce e parla ancora oggi la lingua franco-provenzale, testimonianza preziosa e riconosciuta della nostra unicità culturale. È proprio per salvaguardare questa identità che riteniamo fondamentale evitare ogni percorso che possa metterne a rischio la continuità, il valore e la trasmissione alle future generazioni».