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In Puglia e Basilicata

Il caso

Foggia: «Non c'è ancora giustizia per la morte di Camilla»

Camilla Di Pumpo

Camilla Di Pumpo

La Procura attende l’esito delle perizie sull'incidente di 7 mesi fa. La rabbia di chi aveva progettato un percorso di vita insieme

19 Agosto 2022

Redazione Foggia

FOGGIA - Rabbia e sconforto. Voglia di giustizia. Almeno quella. A circa sette mesi dalla morte di Camilla Di Pumpo, deceduta in seguito ad un incidente stradale in città, nessuna novità sul piano delle indagini. Il decesso della giovane avvocata, dopo un incidente in via Matteotti lo scorso 26 gennaio, sconvolse Foggia per le modalità e per la giovane età della vittima, appena 27enne.

Sulla vicenda è tornato a parlare, attraverso i social, il compagno di Camilla, l’avvocato foggiano Mario Aiezza, già presidente dell’Aiga, l’associazione italiana giovani avvocati. Il suo è certamente uno sfogo ma anche un appello: «Nessuna misura cautelare, nonostante fosse evidente sin dalle prime immagini che la macchina di quel criminale fosse come un proiettile sparato ad altezza uomo. Se vai così forte, in città, in una strada del genere, lo metti in conto che puoi uccidere. E infatti hai ucciso, criminale. Nessuna misura cautelare, nonostante fosse stato sin da subito evidente la personalità del soggetto, dedito alle folli corse in auto e all’ostentazione di una vita a dir poco al limite. Lo dicevano i suoi video sui social. Chiaramente. Ostentandolo. Nessuna misura cautelare. È legittimo eh, ma un tantino strano visto che spesso se ne abbonda. Ma no, in questo caso no, nessuna. Nonostante si fosse sottratto nell’immediatezza del fatto a farsi identificare quale conducente dell’auto. Quale assassino, in pratica. Niente, libero. Legittimo, ma strano. Parecchio».

Parole durissime quelle del legale e compagno della vittima, evidentemente ancora fortemente provato per una vicenda che ha lasciato sotto choc l’intera città. Ed infatti l’ex presidente dell’associazione dei giovani avvocati chiama poi in causa la città come comunità che ha diritto alla verita: “Una città che chiedeva risposte, che pretendeva risposte, una famiglia che aveva ed ha il diritto di avere risposte serie, forti, decise, concrete. Nulla. Sinora nulla. Sinora, dopo quasi sette mesi, si assiste ad una giustizia ancor più lenta del solito. Una lentezza che fa male ad un’intera città. Una città che non può credere che sia normale sfrecciare come un proiettile su Via Matteotti e spezzare la vita ad una meravigliosa ragazza di 25 anni. Senza conseguenze immediate. Serie. Rapide. Ad oggi, invece, questa giustizia, sta mostrando alla città la parte peggiore di se. E dispiace, molto. Soprattutto per chi ci crede alla giustizia. Camilla sicuramente ci credeva. E tanto. È ora di darsi una mossa. Per rispetto a Camilla, per rispetto alla sua famiglia, per rispetto alla città intera, a tutta la gente perbene che qui vive e vuole sentirsi tutelata, rispettata».

Va ricordato che la Procura della repubblica presso il Tribunale di Foggia ha aperto un fascicolo d’indagine ma ad oggi si resta in attesa delle risultanze delle perizie tecniche (una ordinata dalla Procura, l’altra di parte richiesta dai legali dell’indagato), espletate nel marzo scorso, sia sul luogo dell’incidente che sui mezzi coinvolti.

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