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Mafia, Tano Grasso: «Agricoltura di Capitanata è business per i clan»

Mafia, Tano Grasso: «Agricoltura di Capitanata è business per i clan»

Tano Grasso

A Foggia, il presidente della Federazione delle associazioni antiracket: «Su produzione per ettaro di terra c'è pizzo da pagare»

21 Giugno 2022

Redazione online (video Maizzi)

FOGGIA - «L'agricoltura di Capitanata rappresenta per le organizzazioni mafiose un grande potenziale di ricchezza perché per ogni ettaro di produzione c'è il corrispettivo del pizzo da pagare su quell'ettaro». Ne è certo Tano Grasso, presidente nazionale della Federazione delle associazioni antiracket, a Foggia per prendere parte alla manifestazione di solidarietà a Lazzaro D’Auria, l’imprenditore campano sotto scorta dopo aver denunciato il clan mafioso foggiano che nel 2017 gli chiese una tangente da 200 mila euro, e che recentemente ha subito due atti incendiati di matrice dolosa.

Secondo Grasso «per le organizzazioni mafiose la posta in gioco, anche dal punto di vista economico, è rilevante. Non è più solo il problema del commerciante a cui vai a chiedere 50 o 100 euro; qui la somma in gioco per l’attività estorsiva è molto rilevante». Per Grasso, «ora sta succedendo, che a fronte di queste realtà, si sono avviate iniziative di rottura, crescono gli operatori economici agricoli che decidono di non sottomettersi più, di reagire». Ma per Grasso sono «pochi, ma ci sono. Questi atti intimidatori sono il segnale che si manda a chi ha già reagito - afferma - a chi ha già denunciato e soprattutto che si manda a chi vorrebbe o potrebbe pensare di denunciare. Siamo dentro una mirata strategia intimidatoria che ha l’obiettivo di consolidare le attività estorsive in questo territorio».

L'imprenditore D'Auria: «Denunciare è importante»

«Denunciare è importante per il territorio e per le forze dell’ordine, perché grazie a queste denunce loro riescono a mettere in moto un meccanismo per l'estirpazione dell’omertà e per l’estirpazione di queste persone che si attaccano al territorio come sanguisughe, togliendo ricchezza ed eventuali investimenti di terze persone provenienti da fuori provincia». Lo ha detto Lazzaro D’Auria, l'imprenditore sotto scorta a cui nel pomeriggio le associazioni Fai, Fondazione Buon Sanmaritano e Libera hanno dedicato una manifestazione di solidarietà dopo gli attentati incendiari subiti nei giorni scorsi. D’Auria dal 2017 vive sotto scorta dopo aver denunciato un clan mafioso foggiano che aveva preteso una tangente da 200mila euro. «L'anno prossimo - promette - risemineremo il grano, così come quando ci hanno rubato e incendiato le attrezzature, le abbiamo ricomprate. Continueremo a fare questo, quindi non ci fermiamo dietro le intimidazioni né tantomeno abbandoneremo il territorio lasciandolo a questi personaggi malavitosi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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