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Peschici, ex sindaco arrestato e assolto scrive al Capo dello Stato

«Non è giusto essere criminalizzati»: Domenico Vecera racconta alla «Gazzetta» la sua odissea tra carcere e domiciliari

Peschici, ex sindaco arrestato e assolto scrive al Capo dello Stato

PESCHICI - «Se mi aspetto una risposta dal presidente Mattarella? Non lo so, forse avrà altro di più importante, cui pensare Ma se rispondesse, ne sarei felice. Io comunque dovevo dare un segnale, dopo tutto quello che ho passato». Domenico Vecera, mezzo secolo di vita, ex sindaco di Peschici (è un funzionario del Comune) dal 2008 al 2013, dopo un incubo durato 10 dieci anni (fu arrestato nel 2010) e la beffa della prescrizione – «una sconfitta per tutti» - ha preso carta e penna ed ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Mi dica presidente se tutto questo è normale?» l’interrogativo.


«Presidente, avrei desiderato ricevere da qualche servitore onesto dello Stato delle semplici scuse, anche utilizzando formule dubitative del tipo: “…sig. Vecera forse con lei abbiamo esagerato, probabilmente abbiamo commesso degli errori e l’abbiamo arrestato con troppa superficialità... Questo sarebbe dovuto accadere in un Paese normale e civile».

Vecera non si rassegna. Accetta di rispondere ad alcune domande della “Gazzetta”. Innanzitutto come si sente? «Deluso e amareggiato. Molto. L’amarezza è tanta». Il momento più duro? «Sicuramente l’arresto. Sono stato a Lucera per sette giorni e ai domiciliari per tre mesi». Cosa dire agli autori anonimi, anche se lei sostiene di conoscere nomi e indirizzi dei suoi accusatori, che hanno innescato il tutto? «Che avete fatto del male non solo a me, ma all’intero paese di Peschici». La vicenda cosa insegna? «Che il cittadino si sente abbandonato dallo Stato. E così non dovrebbe essere». Quello che le è accaduto, non lo augurerebbe nemmeno al suo peggior nemico? «Assolutamente no».

L’incubo di Vecera ha inizio nel 2010 quando viene arrestato. E’ in sella da aprile 2008 quando vinse le elezioni amministrative diventando sindaco della cittadina nella quale lavora e vive con la moglie e i suoi 4 figli. In cinque anni di mandato non si è mai dimesso – «ringrazio i miei amici e amministratori che mi aspettarono» ci tiene a sottolineare – ma in quel quinquennio fu costretto ad affrontare una dozzina di processi che hanno riguardato «quasi tutti i reati tipici – scrive - della Pubblica amministrazione».

A settembre 2012 ignoti gli incendiarono anche l’auto. «Anni difficili e piena di amarezza», ricorda. Al termine del processo di primo grado in merito all’operazione “Clessidra”, la decisione di scrivere la lettera al presidente della Repubblica. Dieci anni fa i carabinieri della compagnia di Vico del Gargano eseguirono 23 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di imprenditori, amministratori e tecnici comunali di Peschici, compreso l’allora sindaco Vecera. Le accuse? Turbative in circa dieci gare d’appalto e truffe aggravate ai danni del Comune peschiciano. Indagini coordinate dal Procuratore capo della Repubblica di Lucera, Domenico Seccia. A quelle accuse – di una certa gravità- Vecera ha sempre opposto la sua innocenza: «Ero incensurato e sono incensurato atteso che, dopo tutto quello che ho dovuto passare e sopportare, sono stato assolto in tutti i processi ad eccezione dell’ultimo che si è concluso il mese scorso con la prescrizione (primo grado, ndc)». «In un paese civile – incalza Vecera - un processo di primo grado non può durare dieci anni, così come in un Paese normale un cittadino non può essere sottoposto a giudizio per dieci volte in cinque anni senza mai essere condannato e senza che qualcuno abbia pagato».
Dice di non voler chiedere né risarcimenti né rimborsi. Solo un cenno di attenzione da parte del presidente della Repubblica: «E chi, se non lei - ha scritto nella missiva a Mattarella - che rappresenta il Popolo italiano, può dare ascolto alla mia voce?».

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