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L'ex amministratore

Scandalo Sanitaservice, Di Biase si difende: compensi e spese regolari

La Corte dei Conti ha disposto il sequestro di oltre 500mila euro accusandolo di essersi aumentato gli stipendi e aver fatto spese non consentite

Scandalo Sanitarservice, Di Biasesi difende: compensi e spese regolari

Di Biase

Spese regolari, compensi leciti: amareggiato ma sereno Antonio Di Biase dichiara di essere pronto a chiarire tutto davanti ai giudici contabili; e aggiunge che se fosse stato ascoltato nel corso delle indagini, non si sarebbe nemmeno arrivato al sequestro di beni per un presunto danno erariale nell’ordine di mezzo milione di euro. Così Di Biase, ex amministratore unico di «Sanitaservice», replica punto su punto alle accuse della Corte dei conti, rese note 48 ore fa da un comunicato della Guardia di Finanza del comando provinciale di Foggia, per dar notizia di aver sequestrato al manager 500mila euro, accusandolo di cattiva gestione per cinque anni di una società a totale partecipazione pubblica. Le indagini condotte dai militari della tenenza di Lucera delle Fiamme gialle hanno abbracciato un periodo di 5 anni, dal 2011 al 2016: l’accusa ipotizza una serie di irregolarità, con conseguente danno erariale nell’ordine di mezzo milione il che ha comportato l’apertura di un procedimento davanti ai giudici contabili di Bari.

«Compensi legittimi» - Alla prima accusa - aver percepito compensi ed emolumenti non dovuti per oltre 210mila euro e un’indennità di fine mandante doppia rispetto a quella spettante - Di Biase ribatte che «sono contestazioni destituite di fondamento. La Guardia di Finanza» scrive il manager «ritiene che l’aumento del compenso e del Tfm sia vietato dal comma 6 dell’articolo 6 del decreto legge 78/2010; il comma stabilisce che i compensi ai componenti dei consigli di amministrazione e dei collegi sindacali delle società interamente partecipate dalla pubblica amministrazione siano ridotti del 10%, per cui l’Asl Foggia, invece , determinando un aumento, avrebbe violato il decreto. Ma i finanzieri dimenticano che un altro comma, il numero 20, stabilisce che tali disposizioni non si applicano per enti del servizio sanitario nazionale. Ragion per cui» argomenta Di Biase «i maggiori compensi percepiti sulla scorta di quanto deciso dal rappresentante legale della Asl sono assolutamente legittimi e non integrano alcun danno erariale. Peraltro tutti i bilanci relativi agli anni nei quali si sarebbero avute le contestate irregolarità sono stati tutti approvati dai direttori generali della Asl».

Spese di rappresentanza - La seconda accusa contestata dalla Corte dei Conti e dai finanzieri all’ex amministratore di Sanitaservice» è «l’indebito ricorso alle spese di rappresentanza». «La Guardia di Finanza» è invece la versione di Di Biase «ritiene alcune di queste spese irregolari perché non preventivamente autorizzate dall’Asl. Ma le Fiamme gialle allora dovrebbero anche spiegare quali sarebbero le norme del codice violate o le regole statutarie infrante, che non esistono. Quante ad altre spese contestate (come quelle per i meeting Sanitaservice contro la precarietà), quelli che i finanzieri definiscono ricevimenti per centinaia di persone, oppure l’acquisto di costumi da bagno a quei dipendenti che hanno reso possibile ad alcuni bambini portatori di handicap di poter trascorrere quindici giorni al mare, quando verranno analizzate una per una, si scoprirà che le considerazioni degli investigatori sono inappropriate».

«Chiarirò tutto» - «Se la Procura della Corte dei Conti avesse ascoltato anche me (e non solo i finanzieri) non ci sarebbe stato» sostiene Di Biase «alcun provvedimento nei miei confronti. Mi auguro che questo interrogatorio accada quanto prima». C’è poi spazio nella nota del manager per l’amarezza: «certo non mi attendevo un tale trattamento dopo aver amministrato per nove anni la Sanitaservice conseguendo risultati da tutti apprezzati: il dignitoso inquadramento lavorativo di oltre 800 persone, finalmente assunti con un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato; la fine dell’incubo della schiavitù e del precariato; il conseguimento di forti riduzioni di costi dei servizi in favore della Asl Foggia (per ausiliariato, pulizia e manutenzione con un risparmio del 15%); tutti i bilanci sono stati chiusi con utili milionari; il patrimonio netto della Sanitaservice si è quarantuplicato. Altro che mala gestione».

Il giudice tributario - «Infine» conclude Di Biase «recentemente il giudice tributario, respingendo le tesi proprio della Tenenza della Guardia di Finanza di Lucera e atte proprie dall’Agenzia delle entrate di Foggia, ha accolto quelle da me sostenute da tempo. Il che ha conseguentemente indotto il giudice a ordinare il pagamento in favore della Sanitaservice di quasi 9 milioni di euro. Altri utili, dunque, sopraggiungono alla società in riferimento al periodo che mi ha visto amministratore. Rispetto e non dubito del lavoro della Guardia di Finanza ma ritengo che questa volta abbia sbagliato, come già successo nel precedente caso Iva».

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