l'analisi
Siamo in un mondo a pezzi, epopea dell’insicurezza tra le lezioni della storia
Negli scenari devastanti di questo quarto di secolo le parti in campo sfoderano con astuzia un’arma anche convenzionale, la sicurezza, emozione primordiale
La guerra è la guerra, si sa, e finisce per motivare gli istinti più belluini della vita. Negli scenari devastanti di questo quarto di secolo le parti in campo sfoderano con astuzia un’arma anche convenzionale, la sicurezza, emozione primordiale. In nome della quale alla fine combattiamo, soffriamo, perdiamo ogni ritegno e financo briciolo di umanità.
Sicurezza e insicurezza, il suo contrario, giocare con l’una e l’altra, sono le due condizioni umane che ci danno o tolgono aria, benessere, respiro con gli altri, ma cui più subdolamente inducono gli strateghi delle guerre contemporanee, che ricorrono alle armi della psicologia.
Nelle schermaglie verbali, nei proclami, e nel corso delle battaglie, prima o poi, leader e popolo ricorrono a questa riserva o sentimento o complesso primitivo, usandolo fino a brutalizzarlo.
Per paralizzare l’avversario, distruggere e vincere, le guerre generano grandi stravolgimenti e sradicano anche vecchie querce.
La guerra è anche uno scontro che pesca nel profondo. Augurarsi che il tuo nemico non abbia sicurezza è il peggior anatema che si possa lanciare.
Intorno a sicurezza e insicurezza danziamo e paghiamo del resto il prezzo della nostra fragile umanità. Financo l’origine dell’uomo può essere stato marchiato dall’insicurezza di un pericolo, di un nemico, di un evento naturale.
E oggi che si torna alle contese, l’insicurezza va a pescare e si disloca nei comparti che dovrebbero darci maggiore piacere e soddisfazione.
A pregiudicare la sicurezza gli strateghi dell’odio, in ogni rivoluzione, non pensano solo di infiammare le riserve di petrolio ma di smantellare proprio quei settori che rappresentano le punte del benessere e della parte felice del mondo, cioè il turismo.
Non c’è Gaza che interessi, o strage di bambini e donne. Sono i paradisi del loisir a produrre progetti speculativi di lungo respiro. La minaccia dell’esercito degli ayatollah, che punta contro americani e israeliani, bestemmia e proclama che i «Centri turistici del mondo non devono essere più sicuri per i nostri nemici».
Quanto sono profonde le lezioni della storia, che non tardano a colpire. Dove non basta più l'invocazione della pace e dei diritti umani, l’epopea di un mondo a pezzi prende di mira le eccellenti vite dei leader, degli uomini di potere, che stanno cadendo uno dopo l'altro e lasciano la scia di una lezione magistrale.
Mai come in queste settimane furibonde sicurezza e insicurezza hanno a che fare con il simulacro di potere rappresentato dalle azioni dei capi, dei comandanti.
La casa della sicurezza per eccellenza degli uomini è il potere, ma anche questa nelle guerre perde la sua solidità e ogni tetto si rivela. Il potere non protegge più, anzi ti rende assai più fragile.
Restano in piedi le piccole case degli eroi delle battaglie quotidiane. Fino a che non crollano anch’esse.