l'analisi
La novità, da Invitalia finanziamenti a tasso zero per imprese e professionisti
Di che cosa si tratta? Quando l’entità del danno finanziario subito dai creditori incolpevoli li rende fragili, il MIMIT interviene erogando il finanziamento attraverso Invitalia
Finanziamenti a tasso zero per aiutare imprese e professionisti che subiscono crisi di liquidità per mancati pagamenti di crediti vantati verso imprese interessate da procedimenti penali in corso o definitivamente condannate per estorsione, truffa, insolvenza fraudolenta, false comunicazioni sociali, bancarotta fraudolenta, bancarotta semplice, ricorso abusivo al credito.
Provvedimento atteso e sacrosanto, stabilito dal governo con circolare del 24 febbraio scorso del MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) che ha aggiornato la procedura per la richiesta dei finanziamenti previsti dal comma 199 dell’articolo 1 della Legge di Stabilità del 2016. Peccato che lo stesso governo pare si prepari a rimangiarsi tutto. Recentissimamente, infatti, nello schema di dlgs sulla «Riforma degli incentivi in attuazione della legge delega 169/2023» spunta la mannaia che taglia gli incentivi riducendoli da 33 a 10, e tra gli altri c’è anche il Fondo per il credito alle aziende vittime di mancati pagamenti.
Di che cosa si tratta? Quando l’entità del danno finanziario subito dai creditori incolpevoli li rende fragili, il MIMIT interviene erogando il finanziamento attraverso Invitalia entro 60 giorni dalla presentazione dell’istanza per ovviare alla crisi di liquidità che potrebbe creare pericolose reazioni a catena.
In ultima analisi si sostituisce un mancato incasso con un debito a tasso zero di un importo massimo di 500 mila euro da rimborsare mediante rate semestrali posticipate in un periodo compreso fra 3 e 10 anni; il finanziamento sarà assistito dal privilegio di cui all’art.9 comma 5 del D.Lgs. 123/1998 (quello che assiste anche i finanziamenti garantiti dal Fondo Centrale di Garanzia gestito da MCC per intenderci).
Non sarà la panacea per tutti i mali ma meglio feriti che morti. Per poter accedere all’agevolazione le imprese e i professionisti devono dimostrare che il mancato incasso è di entità almeno pari al 20% di tutti i crediti vantati verso i clienti e di essere in grado di rimborsare il finanziamento concesso.
La valutazione della capacità di rimborso sarà fatta sulla base degli ultimi 2 bilanci depositati oppure, per imprese in contabilità semplificata o professionisti, sulla base degli ultimi due modelli Unico presentati. Si dovranno verificare patrimonializzazione e capacità di rimborso considerando ovviamente anche gli impegni già assunti dai beneficiari; in caso di insufficienza della capacità di rimborso stimata potrà essere ridotta l’entità del finanziamento o allungato il periodo di rimborso fino ad un massimo di 10 anni.
Le imprese potranno usufruire dell’agevolazione nei limiti del plafond de minimis, quindi entro 300 mila euro triennali e dovranno dichiarare di non essere sottoposte a procedura concorsuali eccetto il concordato preventivo in continuità, ora ammesso; con questa modifica dovrebbero essere state «ammesse» quelle imprese, prima escluse dal Decreto Ministeriale di ottobre 2016, interessate da situazioni «meno gravi» come accordi stragiudiziali, piani asseverati o accordi di ristrutturazione; altrimenti non avrebbe senso.
È questa una misura meritevole che potrà offrire un sostegno insperato e poco conosciuto alle imprese e ai professionisti in difficoltà vittime dei delitti elencati.
In un periodo come quello attuale sarebbe auspicabile uguale attenzione alle imprese e professionisti in difficoltà finanziarie per le vicissitudini a cui siamo purtroppo quotidianamente ormai assuefatti: guerre, costi dell’energia abnormi, contrazione del credito, riduzione della domanda interna.
Non possiamo puntare solo sullo sviluppo delle imprese più performanti dimenticandoci di quelle in incolpevole difficoltà per problemi più grandi di loro; il plafond de minimis potrebbe essere usato anche per sostenere queste imprese, purché ci sia la volontà di farlo. Ovviamente dovranno essere presenti i medesimi requisiti: continuità e capacità di rimborso prospettica.
Non possono e non devono essere finanziamenti assimilabili a contributi a fondo perduto. Certo il periodo che sta attraversando la nostra Regione Puglia è quello che è ma l’utilità marginale di una misura del genere potrebbe essere significativa; magari creando un fondo dedicato per azzerare gli interessi e facendo squadra con la rete delle banche e confidi del territorio destinatari dei fondi rischi regionali per provocare un benefico «effetto leva».
Si potrebbero sfruttare anche i fondi per la prevenzione dell’usura di recentissima rivisitazione da parte del MEF (Ministero delle Finanze) anch’essi gestiti dai confidi.
Non c’è molta differenza fra un’impresa vittima di un delitto e un’impresa vittima di eventi fuori della propria portata; sono entrambe vittime incolpevoli degne di aiuto per il benessere sociale.
Salvarle significherebbe salvare pezzi di economia, auspichiamo che il governo ci ripensi. C’è ancora tempo.