la risposta

Caso Sanitaservice, non dimentichiamo l’efficienza del privato

angelo volpe

È evidente che qualsiasi sistema, se adeguatamente finanziato, può migliorare le proprie performance; il nodo centrale resta invece l’efficienza nell’uso delle risorse disponibili

L’articolo sulle Sanitaservice, pubblicato sulla «Gazzetta» di mercoledì scorso, ripropone, con toni assertivi ma privi di un adeguato riscontro empirico, una narrazione ormai ricorrente: quella secondo cui l’internalizzazione dei servizi sanitari rappresenterebbe, di per sé, una soluzione più efficiente, economica e qualitativamente superiore rispetto all’affidamento in appalto. Si tratta, tuttavia, di un assunto che merita di essere ricondotto a una valutazione più rigorosa e meno ideologica.

In qualità di Presidente di ANIP-Confindustria, associazione nazionale imprese pulizia e multiservizi, ritengo necessario ristabilire alcuni elementi di verità, soprattutto con riferimento all’esperienza delle Sanità Service pugliesi.

In primo luogo, non è corretto affermare che la gestione internalizzata comporti automaticamente una riduzione della spesa. Al contrario, l’affidamento in appalto consente alle amministrazioni pubbliche di avere certezza dei costi, definiti contrattualmente e sottoposti a dinamiche concorrenziali, oltre a garantire standard qualitativi misurabili e verificabili. L’impresa privata opera infatti secondo logiche di efficienza, controllo delle performance e responsabilità diretta sui risultati, inclusa la gestione dell’assenteismo - tema storicamente critico nel settore pubblico.

L’idea che le Sanità Service assicurino maggiore tempestività ed efficienza operativa è, inoltre, smentita dai fatti. È noto quanto dichiarato nei giorni scorsi, anche in televisione, dall’ex assessore Amati in merito all’impossibilità di rendere operativo l’ospedale Fasano-Monopoli anche a causa del ritardo nei concorsi per l’assunzione del personale addetto alle pulizie. Un ritardo che evidenzia un limite strutturale: la difficoltà del sistema pubblico a garantire rapidità nei processi di reclutamento e, successivamente, nella formazione del personale.

Le imprese private, al contrario, investono quotidianamente in aggiornamento tecnologico e formazione continua, elementi essenziali per assicurare servizi moderni, sicuri ed efficienti. Questo dinamismo è intrinseco al modello imprenditoriale e difficilmente replicabile in contesti rigidamente amministrativi.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda la totale assenza di studi comparativi indipendenti sui costi effettivi sostenuti dalle Sanità Service per i servizi di pulizia. Tale mancanza impedisce qualsiasi valutazione oggettiva. A ciò si aggiunge una prassi nota: l’impiego di personale formalmente inquadrato in ruoli diversi da quelli effettivamente svolti, con evidenti distorsioni sia sul piano economico sia su quello organizzativo.

Analogamente, il richiamo alle presunte «migliorie» derivanti dall’internalizzazione del servizio 118 appare fuorviante. I miglioramenti registrati sono infatti riconducibili principalmente all’incremento delle risorse stanziate, e non al modello gestionale adottato.

È evidente che qualsiasi sistema, se adeguatamente finanziato, può migliorare le proprie performance; il nodo centrale resta invece l’efficienza nell’uso delle risorse disponibili.

Occorre inoltre considerare altri aspetti spesso trascurati nel dibattito pubblico: la flessibilità organizzativa, la capacità di innovazione, la rapidità di risposta alle emergenze e l’adozione di sistemi avanzati di controllo qualità. Tutti elementi che caratterizzano il settore privato e che rappresentano un valore aggiunto per il sistema sanitario nel suo complesso.

In definitiva, sostenere in modo aprioristico la superiorità dell’internalizzazione significa ignorare la complessità del sistema e, soprattutto, rinunciare a un confronto basato su dati concreti. Il rischio è quello di alimentare una narrazione ideologica, priva di evidenze, che non giova né alla qualità dei servizi né alla sostenibilità della spesa pubblica.

Vale infine una considerazione di carattere generale: se il modello pugliese, peraltro applicato in un settore così critico come quello della sanità, fosse realmente così efficiente ed esemplare come lo si vuole rappresentare, sarebbe lecito domandarsi per quale ragione, a distanza di oltre vent’anni, esso, sia rimasto un unicum, mai replicato né in altre regioni italiane né in contesti internazionali.

Il tema, al contrario, meriterebbe un approccio pragmatico e fondato su analisi comparative serie, trasparenti e indipendenti. Solo così sarà possibile individuare le soluzioni più efficaci nell’interesse dei cittadini e della qualità del servizio sanitario.

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