il problema
Esplode il caro benzina ma (come sempre) al Sud tocca pagare doppio
È l’ennesimo chi-se-ne-frega della Costituzione nel Paese in cui dovrebbe esserci la progressività delle imposte: chi più ha, più paga. Il Paese in cui invece un terzo della popolazione paga le tasse per i due terzi
Più che di pompa della benzina, bisognerebbe parlare di pompa della rapina (come nella vignetta dei quel genialaccio di Pillinini giorni fa). E rapina a danno soprattutto di chi? Ma del Sud, credevamo che per una volta fosse diverso? Bisognerebbe dire anche a danno dei più poveri, ma meglio non rischiare: con l’evasione fiscale in Italia, non sorprenderebbe un (presunto) povero che girasse in Ferrari. A danno del Sud perché, per come funziona la disunità d’Italia, non c’è stormir di foglie che non colpisca i soliti noti della diversamente Italia. Che sia stato effetto del Big Bang iniziale, o che ci sia messo il buon Dio, il Sud è stato fatto molto periferico. Così periferico che, se gli togli i trasporti, lo metti alla croce. E se gli togli i treni che gli sono stati tolti, lo condanni all’auto. Quindi alla benzina o al gasolio. Quindi al boom dei rincari come sta avvenendo grazie all’ultima guerra di Trump, il maggior auto-candidato al Nobel per la pace.
Insomma è l’ennesimo «chi-se-ne-frega» della Costituzione nel Paese in cui dovrebbe esserci la progressività delle imposte: chi più ha, più paga. Il Paese in cui invece un terzo della popolazione paga le tasse per i due terzi. E in cui 12 milioni di cittadini sono (sarebbero) tanto disperati da non fare la dichiarazione dei redditi.
Che il Sud sia trattato come il fratello scemo, risalta ancora di più in momenti come questo. Tipo il collegamento ferroviario fra Bari e Napoli. Collegamento ferroviario diretto, non «signori si cambia» come non avviene più neanche nelle barzellette. A 165 anni dalla gloriosa Italia unita, questo treno diretto non c’è ancora. Doveva esserci nel 2026 (pensa, adesso), poi 2027, poi 2029, sembrano i numeri al Lotto. Uno dice: beh, deve essere molto difficile, chissà quel binario cosa dovrà superare. Per collegare ogni mezz’ora Firenze con Bologna, hanno sfondato l’Appennino. E ora si accorgono che si poteva fare anche in Irpinia, fra l’altro con una galleria fra le più lunghe al mondo.
Il problema è che non si doveva fare. Immagina, a poco più di due ore gli uni dagli altri, cosa avrebbero potuto combinare insieme pugliesi e campani. Magari creare una propria economia locale, basata sulla velocità dei trasporti come avviene in tutta la Terra. Magari creare un proprio mercato di prodotti che facesse a meno di quello del Nord. Una bestemmia. Ecco perché per 165 anni (finora) non s’aveva da fare.
Quindi i bus. Quindi l’auto. Quindi la benzina e il gasolio. Quindi gli aumenti soprattutto a danno di chi meno ha il treno. Quindi come ora. Quando i cosiddetti gilè gialli hanno messo a ferro e fuoco la Francia, per questo erano incazzati. Erano quelli della provincia danneggiati dal caro-carburanti che colpiva loro più delle città super-dotate di trasporti pubblici. Come avviene per il Sud, senza né gilè gialli né gilè come ti pare, perché purtroppo il Sud non reagisce più. Tantomeno lo fanno i suoi rappresentanti, ma bisogna capirli: loro sono soltanto dei viceré. Se alzano la voce, chi li candida più?
Dice il governo che, se si tolgono le tasse sui carburanti, il Paese fallisce. Un tempo quelle tasse si chiamavano accise. Roba che si paga ancora per la guerra d’Etiopia (1935), per il Vajont (1963, e per Niscemi, niente?), per l’alluvione di Firenze (1966). Ma oltre quelle, c’è l’Iva, perfetta tassa regressiva se a pagare di più è chi deve consumare di più anche senza volerlo, in questo caso col ricorso forzato alla pompa. Quindi, pesciolino rosso per chi indovina. Ma il Sud. Così un’economia rischia di fermarsi. E se non si ferma, va a finire fuori mercato per i costi maggiori. Insomma sistema abitualmente rapido per far pagare di tutto al Sud, compreso il pacifismo di Trump. Eh, sempre lamentarsi. Ci corre invece l’obbligo di farvi sapere che contro la speculazione si muovono severi controlli. Controlli di una inflessibilità pari ai risultati ottenuti in passato: più sottozero di un freezer.
Così la sceneggiata continua. Non solo auto che meno al Sud decidono di muoversi. Non solo camion con merci che più pagano e più ritardano, non solo turisti che decidono di rinunciare (almeno per ora) alla Puglia regione col miglior clima d’Italia (e Potenza e Matera prima delle celebrate Trento e Milano). Non solo studenti che rinunciano al viaggio di istruzione. Non solo parenti che evitano di andare da parenti. Non solo tutto. Nello stesso momento in cui un’altra ne è svelata dai Conti pubblici territoriali (qualcosa che il governo deve amare come il pollo ama Santo Stefano). E cioè che si viola regolarmente a danno del Sud non un impegno sulla parola, ma una legge dello Stato: quella che assicurava per il Sud il 40 per cento della spesa italiana. Negli ultimi due anni ferma invece al 27 per cento.
Elementare, Watson. Allora da un giornale parte una voce: gli aumenti di benzina e gasolio siano evitati per il Sud. In lingua italiana si chiama giustizia. In politica italiana si chiama: sogno di un giorno di prima primavera.