l'editoriale

Nel pacchetto sicurezza ora serve affrontare la questione dei migranti

Bruno Vespa

Altro elemento da verificare sarà l’interpretazione della magistratura sul nuovo registro destinato ad agenti, ma anche a cittadini, che agendo per «giusta causa» non saranno più iscritti in quello degli indagati

In genere sono i «ministri di polizia», come si chiamavano una volta, a mostrare il volto duro quando annunciano provvedimenti restrittivi. Stavolta Piantedosi si è limitato ad una illustrazione tecnica delle norme, mentre è stata Giorgia Meloni - soprattutto nell’intervista a Paolo Del Debbio su Rete 4 - ad assumere gli accenti più severi e popolari per lamentare la minorità dello Stato nell’affrontare la violenza.

È chiaro che il Sistema Italia ha un serio problema di credibilità e di funzionalità se un centinaio di agenti di polizia dopo i fatti di Torino finiscono in ospedale e su 1500 assalitori ne vengono fermati tre di cui due vengono scarcerati e il terzo va ai domiciliari. Di qui il doppiopesismo della magistratura denunciato dal presidente del Consiglio: «Se il poliziotto che spara e uccide lo spacciatore che gli punta una pistola viene indagato per omicidio volontario e a nessuno dei violenti di Torino che hanno preso massacrato un agente – anche a martellate - è contestato il tentato omicidio, questo ci rende difficile essere efficaci nella difesa dei cittadini».

Non sappiamo che cosa sarebbe cambiato se le nuove norme sul fermo preventivo fossero entrate in vigore prima di Torino. Piantedosi, prudentemente, ci ha detto che comunque la polizia avrebbe avuto un elemento in più.

Già nei prossimi giorni, comunque, le nuove norme saranno sperimentate sul campo e occorrerà vedere come si comporteranno i magistrati nella convalida dei fermi. Altro elemento da verificare sarà l’interpretazione della magistratura sul nuovo registro destinato ad agenti, ma anche a cittadini, che agendo per «giusta causa» non saranno più iscritti in quello degli indagati.

È il caso del poliziotto che ha ucciso il rapinatore, ma anche di un privato che reagisca ad una rapina. Sono giuste e popolari le norme a tutela degli insegnanti e del personale ospedaliero che vengono aggrediti e quella che coinvolge i genitori nella punibilità dei minori che vanno in giro con i coltelli. Ma il punto più innovativo e delicato del «pacchetto Sicurezza» è il disegno di legge sull’immigrazione che si prevede di approvare prima di giugno, coinvolgendo ovviamente nel dibattito anche l’opposizione parlamentare.

Finora nel centro aperto in Albania potevano essere dirottati soltanto i migranti raccolti da mezzi militari. Con le nuove norme, in caso di emergenza (sovraffollamento nella migrazione o tutela della sicurezza nazionale) potranno esservi dirottate anche le navi delle Organizzazioni non governative che finora hanno avuto il permesso di arrivare in Italia.

Anche qui, bisognerà misurare sul campo l’effetto delle misure che interverranno in vigore contemporaneamente alla nuova normativa europea che stabilisce in senso sovranazionale quali sono effettivamente gli Stati sicuri nei quali rimpatriare i migranti. È prevedibile su questo punto una grossa polemica, con larga parte dell’opposizione e con una parte della magistratura, ma il provvedimento può rivelarsi una base necessaria per evitare che migranti senza risorse e senza lavoro possano fatalmente ingrandire le file della criminalità, come accade oggi.

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