politica
Emiliano e Decaro così vicini... e anche così lontani
Insomma, chi ha vinto e chi ha perso? Per il bene della Puglia auguriamoci che le recenti incomprensioni, o quelle eventuali che si maturassero in futuro, si trasformino in ragionevole intesa
La recente vicenda della richiesta di Michele Emiliano di continuare a rivestire ruoli istituzionali per restare politicamente visibile, almeno fino alle prossime elezioni per il Parlamento nazionale, presenta non pochi aspetti di problematicità per i contrasti sorti con Antonio Decaro.
La storia è fin troppo nota in quanto il rapporto «difficile» tra l’ex Governatore e l’ex Sindaco nell’ultimo periodo ha richiamato la quotidiana attenzione non solo dei media ma anche dei social e di molta parte dell’opinione pubblica considerati gli aspetti non solo politici ma anche umani del rapporto ultraventennale tra i due personaggi.
Invero, il Presidente uscente reclamava di non essere messo da parte dopo il lungo ventennio vissuto da protagonista della realtà pugliese e quindi di poter continuare a svolgere un ruolo importante a livello regionale almeno fino al 2027, anno nel quale, se eletto al Parlamento, passerebbe ad occuparsi della politica nazionale. E ciò sia come riconoscimento del suo impegno appassionato e pieno di buoni risultati, sia in quanto ormai arrivato a pochi anni dalla pensione un suo rientro nella Magistratura lo farebbe sentire un corpo estraneo provocandogli una ben prevedibile crisi esistenziale.
Dal capo suo, l’ex sindaco, forte del macroscopico consenso elettorale ottenuto sia per il Parlamento Europeo sia per la Presidenza della Regione, vedendo finalmente raggiunto il traguardo di essere diventato la più alta carica politica pugliese, non potrebbe permettersi di avere comprimari che direttamente o indirettamente possano in qualche modo fargli ombra. Sicché si è limitato ad offrire a Emiliano l’incarico di consulente speciale della Giunta regionale.
Gli ultimi mesi sono stati alquanto febbrili sia per i contatti tra i due protagonisti, sia per le sponsorizzazioni da parte dei rispettivi sostenitori, sia, e soprattutto, per le tutt’altro che cedevoli personalità dei due interessati. Sappiamo come è finita.
Emiliano, di certo nient’affatto contento, pur masticando amaro ha fatto buon viso a cattivo gioco mentre Decaro, soddisfatto per avere in qualche modo gratificato l’«amico» con un incarico che gli consentirà un congruo appannaggio economico ma soprattutto per non avergli messo a disposizione ruoli che avrebbero potuto favorire eventuali rivalità o semplici contrapposizioni, ha potuto finalmente concentrarsi sulla formazione della nuova Giunta e sul riassetto amministrativo regionale.
Insomma, chi ha vinto e chi ha perso? Certamente in apparenza ha vinto Decaro perché è riuscito a tener fuori dal proprio cerchio magico e comunque da posti operativi l’ingombrante suo predecessore relegandolo in un ruolo non decisionale quindi senza possibilità di dirette interferenze nella realizzazione del programma del nuovo Governo regionale. Invero, l’operato di consulente non solo non attribuisce poteri diretti ma i suoi pareri, sempre ove richiesti, potrebbero anche non essere utilizzati e quindi restare non rilevanti per l’azione politica della nuova Giunta. Di più, eventuali pareri contrari all’indirizzo politico intrapreso potrebbero creare disagio all’esecutivo regionale che nel caso di contrasti ripetuti potrebbe anche revocare l’incarico al consulente divenuto un ostacolo al proprio buon funzionamento.
In sintesi, il lavoro dell’ex Presidente potrebbe avere una qualche visibilità solo nel caso di pareri graditi alla Giunta e al suo presidente, mentre nel caso di disaccordo resterebbe circoscritto all’ambito dell’organo richiedente senza alcuna evidenza pubblica. In quest’ultima eventualità, come potrebbe reagire una personalità esuberante come quella di Michele Emiliano? Inoltre, una volta eletto al Parlamento nazionale, dimenticherebbe questa sua non gradita posposizione? Invero, si sa, la vendetta è un piatto che si gusta freddo.
Per il bene della Puglia auguriamoci che le recenti incomprensioni, o quelle eventuali che si maturassero in futuro, si trasformino in ragionevole intesa e che le ragioni dell’uno trovino una (sincera) collaborazione in quelle dell’altro in modo da evitare reazioni che farebbero di certo molto rumore.