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Sos Geopolitica, l’Occidente non fa mai tesoro degli errori e degli orrori

luigi cazzato

Siamo di fronte a una nuova fase storica imperiale e coloniale che fa a meno delle maschere retoriche del passato

Grande confusione sotto il cielo, la situazione dovrebbe essere eccellente? A Davos, sulla Alpi svizzere, l’America di Trump vuole sostituire l’assetto mondiale figlio del dopoguerra con quello del «Board of Peace», una sorta di nuova ONU simile più a un club privato con entrata a gettone che a un organismo frutto di un diritto internazionale condiviso. L’America di Trump vuole suddividere il mondo in zone di influenza. Per dirla in modo brusco: il continente americano tutto agli americani, il continente asiatico ai russi e ai cinesi, con la debole e antica Europa (la vecchia genitrice di America e Russia insieme?) spartita fra l’una e l’altra sfera. In questo caso «Occidente» vorrebbe dire solo America poiché la sua culla storica, l’Europa, ne verrebbe espunta.

Insomma, siamo di fronte a una nuova fase storica imperiale e coloniale che fa a meno delle maschere retoriche del passato.

Un po’ di storia. Durante la modernità, al lungo processo di colonizzazione europeo (specialmente britannico e francese), attuato sotto la bandiera della missione civilizzatrice, è corrisposto un processo anti-coloniale di de-colonizzazione, soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale, al quale è seguito un tentativo di ri-colonizzazione. Un esempio è il Congo belga, colonia privata del crudele Re Leopoldo, il quale dopo la proclamazione dell’indipendenza nel 1960 fu ri-colonizzato, eliminando il leader liberatore Lumumba e mettendo sotto il controllo di una multinazionale franco-belga le risorse del paese.

La risposta al processo di liberazione intrapreso dal Terzo Mondo dopo la Seconda guerra mondiale è stata la sua neo-colonizzazione da parte di USA (Primo mondo) e URSS (Secondo mondo): i primi sotto il vessillo della libertà, i secondi sotto quello dell’uguaglianza, in concorrenza fra di loro per il primato sul pianeta e il controllo della colonialità. Cioè le leve epistemiche, prima che economiche e militari, del discorso coloniale. Dopo caduta del muro di Berlino nel 1989, ex Primo ed ex Secondo mondo, non si vogliono rassegnare a perdere questo controllo. Che è una delle cause della guerra in Ucraina.

Arrivano quindi i cosiddetti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) che provano ad attivare il processo di de-occidentalizzazione del pianeta. Non è un caso che Russia, Cina e Iran stiano tenendo esercitazioni navali congiunte in Sudafrica. Come non è un caso che questi siano più o meno gli stessi paesi contro cui vengono assestati i dazi americani più alti, dopo che la sbornia della cosiddetta globalizzazione ha cominciato a inebriare più i mercati orientali che quelli occidentali.

La risposta, soprattutto americana, è ri-occidentalizzare il mondo. Da qui il sostegno al genocidio di Israele a Gaza (per non perdere lo storico controllo sul Medio Oriente), la cattura corsara di Maduro (per riprendere il controllo del petrolio venezuelano dopo la sua nazionalizzazione da parte di Hugo Chavez nel 2008) e il possibile intervento definitivo in Iran, a «difesa del popolo iraniano» (per eliminare l’ultimo grande ostacolo al controllo delle cospicue risorse energetiche iraniane nazionalizzate dal leader persiano Mossadeq nel 1953).

Di questo si tratta. Un nuovo grande tentativo di colonizzazione, una ri-colonizzazione e ri-occidentalizzazione, che ricorda il processo storico addirittura pre-Ottocento, quando non occorreva indossare solenni maschere per giustificare la conquista coloniale. Come invece è avvenuto nel primo e soprattutto secondo ‘900 con la maschera dell’esportazione dello sviluppo o della democrazia.

Gli USA adesso stanno facendo ri-vedere il volto più feroce e vero del dominio imperiale. Non occorrono ipocrite giustificazioni: «Prenderemo la Groenlandia, in un modo o nell'altro», dichiara Trump. Quella Groenlandia che è anch’essa una ex-colonia europea, oggi territorio autonomo all'interno del Regno di Danimarca. Col paradosso, uno dei tanti, che è Trump, di origine tedesca e scozzese, a ricordare ai danesi che sbarcare lì due secoli fa non consente loro di avere dei diritti su quella terra.

È interessante notare la differenza delle reazioni europee di fronte al diritto internazionale che Trump ha fatto diventare carta straccia, sostituendolo con la carta personale della propria moralità. Meloni lo giustifica goffamente con la retorica della difesa della sicurezza nazionale. Macron, forse ancor più goffamente, lo contrasta con l’accusa di neo-colonialismo, mentre tanti Paesi africani usano ancora il franco come moneta nazionale. Qui sta la differenza fra il debole imperialismo italiano e quello forte francese. Il risultato? La fine del progetto dell’Europa unita come vogliono i neocon americani, con Orban che sta con Putin e Meloni con Trump.

Si tratta, dunque, di cose già viste e riviste nella storia della modernità, una lunga storia in cui russi, indiani, arabi, cinesi, africani hanno conosciuto l’Occidente come il continuo aggressore, direbbe lo storico Toynbee, checché ne pensino i suoi strenui difensori.

C’è da chiedersi se, dopo cinque secoli di dominio, questo tentativo di «fare di nuovo grande l’Occidente americano» senza la madrepatria europea riuscirà. Oppure sarà solo l’ultimo colpo di coda o canto del cigno («ultimo atto» lo chiama Luciano Canfora) di una «civiltà» destinata a farsi da parte, come è sempre successo nella storia dell’umanità.

Davanti a noi, soprattutto noi Europei, c’è però una scelta: farci da parte riconoscendo che il tempo è arrivato, il tempo cioè di riconoscere il proprio tramonto, oppure continuare a fare finta di niente e riaccendere la miccia dei cannoni, ammesso sia mai stata spenta.

Davanti a noi, ci sarebbe soprattutto la difficile ma dirimente strada della de-colonialità, cioè la dismissione del ruolo di dominatore universale e il riconoscimento della pluriversalità del mondo. Una strada ardua, utopica, forse oramai tremendamente difficile da intraprendere, visto che gli altri hanno imparato bene la nostra lezione.

Grande è la confusione sotto il cielo e la situazione potrebbe essere eccellente solo se l’Occidente e il mondo intero imparassero dagli errori e orrori che hanno già fin troppo conosciuto.

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