l'analisi
La giustizia che serve ai cittadini non passa da questa riforma
Parlare del referendum mi provoca un disagio istintivo. Mi «tocca la nervatura» si dice dalle nostre parti. Perché sperimento di persona, ogni giorno, da decenni, le disfunzioni del sistema giudiziario
Parlare del referendum mi provoca un disagio istintivo. Mi «tocca la nervatura» si dice dalle nostre parti. Perché sperimento di persona, ogni giorno, da decenni, le disfunzioni del sistema giudiziario. Avrei un cahier de doléances infinito e riscontro sulla mia pelle, e sulla pelle dei miei assistiti, come sarebbe opportuna, utile, necessaria, indispensabile, indifferibile una seria riforma del sistema giudiziario.
Il processo civile langue, il processo del lavoro è morto. Non si tratta, solo, di accorciare i tempi. Il fatto è che il sistema respinge e dissuade il cittadino che intende tutelare i propri diritti. Per anni la parola d’ordine è stata, ed è ancora, di mettere in moto un processo deflattivo. Meno cause per farle meglio significa però meno diritti tutelati. Ed anche il penale non sta meglio. Sempre più processi, di solito i più importanti, vanno in prescrizione. Che non è frutto del fato, del «destino cinico e baro». La prescrizione deriva dall’inefficienza del sistema. Ogni prescrizione è una sconfitta, così come è una ferita ogni cittadino che rinuncia a far valere i propri diritti per i costi e le lungaggini processuali.
Questo è il quadro con cui mi confronto, e si confrontano i colleghi, i magistrati, i cittadini, ogni giorno, e quindi capite come sentire parlare del referendum come riforma della giustizia mi manda letteralmente in bestia. Primo punto da tener fermo, quindi, è che la riforma della giustizia non c’entra affatto con il Referendum. Niente cambierà riguardo all’efficienza del sistema giudiziario. I mali del sistema resteranno tali e quali.
La legge governativa sottoposta al referendum riguarda solo l’ordinamento giudiziario, la separazione delle carriere, il sistema elettorale del CSM e la Corte Disciplinare. Il funzionamento quotidiano del sistema, quello che sta a cuore ai cittadini, non sta però a cuore al governo, che se ne disinteressa e intraprende solo una battaglia contro la Magistratura. Per condizionarla, delegittimarla, come fa ogni giorno, sottometterla al potere politico alla faccia dei principi costituzionali sul bilanciamento dei poteri.
Dice la Meloni alla Schlein, ma non capite che questa riforma farà comodo anche a voi quando andrete al potere. No, non lo capiamo. Le riforme non si fanno per comodità, ma nell’interesse del popolo. E l’interesse del popolo è una magistratura autonoma e indipendente.
Il tema della separazione delle carriere è un falso problema. C’è già. L’ha fatta la Cartabia, quando era Ministra Guardasigilli. Già ora i magistrati non possono cambiare carriera se non una volta nella vita. Spesso i magistrati di prima nomina scelgono la carriera, inquirente o giudicante, a seconda della sede. Scelgono prevalentemente per star vicini a casa più che per vocazione.
E allora, una chance, una sola nella vita, di mutare, di riparare a un errore di valutazione, di seguire una vocazione, gliela vogliamo dare? Ma il problema secondo me è proprio quella della separazione blindata che crea due categorie del tutto separate. Non è in discussione la cultura dell’unicità della giurisdizione, di cui al cittadino non gliene può fregare di meno. Non voglio entrare, non ho la competenza, né la voglia, nella discussione scientifica e istituzionale sul punto. Dico la mia da cittadino e operatore del diritto. Secondo me i pubblici ministeri non devono essere una categoria a parte ma dovrebbero, prima di assumere il ruolo inquisitorio, fare alcuni anni come giudici nel settore civile.
Un’esperienza preventiva dall’altra parte della barricata non può che fare bene. Quindi la separazione delle carriere così come la vuole il governo è un problema che non esiste e comunque è sbagliata.
È anche un attacco al Consiglio Superiore della Magistratura. Farne due separati e procedere all’elezione mediante sorteggio come la lotteria di capodanno, magari affidandolo a BET è un’assurdità. Anche qui il rimedio sarebbe divertente se non fosse inutile rispetto ai fini che si propone. Non credo sia ipotizzabile un sorteggio per tutti i magistrati di ruolo. Nessuno può essere costretto a fare il componente del Consiglio ed essere deportato a Roma a Palazzo dei Marescialli, se estrae la courte paille. Ed allora bisognerà apprestare degli elenchi, delle liste, e rientreranno in gioco le correnti, che non sono il male assoluto, meglio ad esempio dei centri di potere occulto, massoneria et similia.
Si potrà trovare qualche accorgimento ma il sorteggio (tra chi?) sembra un espediente troppo estemporaneo.
Anche l’istituzione della Corte Disciplinare sembra un rimedio/boutade. Se si deve fare, si può fare meglio. Perché solo la giustizia ordinaria e non quella amministrativa, contabile e tributaria? La risposta è facile. Per punire la magistratura ordinaria che dà fastidio. Non bisogna disturbare il manovratore.
Insomma la riforma fa acqua da tutte le parti. Si fatica a coglierne il senso. Dai comitati per il SI e per il NO si cerca di nobilitare la discussione. La verità è che non serve a niente e al cittadino questa tematica interessa poco. Il cittadino vuole una riforma vera del sistema giudiziario. Più risorse, più magistrati, più funzionari, più tecnologia, più formazione per attuarla, abbattimento dei costi, riforme procedurali per accorciare i tempi senza stravolgere i principi.
Soprattutto bisogna riportare i cittadini ad aver fiducia nel sistema giudiziario, ad aver voglia e possibilità di rivendicare e tutelare i propri diritti. A non vedersi respinti e scoraggiati. Di questo non tratta la cosiddetta Riforma sottoposta a Referendum. È un tentativo del governo di dare una spallata alla Magistratura per aver meno controlli e più mano libera nella gestione del potere. Una adesione ai metodi trumpiani e una marchetta ai «berluscones» di Forza Italia.
Non è quello di cui abbiamo bisogno e che vogliamo. Un NO convinto, quindi, al referendum e un impegno forte per fare davvero e al più presto una riforma seria del sistema giudiziario che renda la giustizia efficace e vicina ai cittadini.