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Ma il boxeur Putin colpisce ancora e non vuole la pace

nicola apollonio

Non la vuole (se non per finta) perché è intenzionato a cancellare l’indipendenza ucraina

Avete mai visto un campione di boxe lamentarsi, dopo averne date tante, ma proprio tante, per un solo sganassone ricevuto quasi per sbaglio dall’avversario? No, io non credo che sia mai accaduto, né sul ring né in altri campi della vita normale, quella che viviamo tutti i giorni tra alti e bassi, tra vittorie e sconfitte. Eppure, questo tipo di smargiasso esiste, eccome se esiste!

Vive nella gelida Russia, abita nei palazzi ovattati e ricoperti d’oro che furono dello zar Nicola II e poi di Stalin, e la fa da padrone in lungo e in largo, con l’uzzolo - si racconta - di voler ricostituire la vecchia Unione Sovietica. La stessa che c’era quando il cultore di arti marziali si trovava dislocato a Dresda col grado di colonnello del Kgb, i famigerati servizi segreti di Mosca, dove imparò tutti gli arcani necessari per poter scalare le vette più alte del potere.

Questo novello zar senza scrupoli per chicchessia si chiama Vladimir Putin, capo assoluto di un Paese sconfinato e super armato che, dopo essersi impossessato con la forza della Crimea, all’alba del 24 febbraio 2022, cogliendo di sorpresa il mondo intero, ha ordinato alle sue forze armate di invadere l’Ucraina, con l’obiettivo principale di annettersi la regione del Dombass, già occupata nel 2014 dagli indipendentisti filorussi.

Così, da ben quattro anni, la pacifica e laboriosa Ucraina si trova sommersa dalle bombe, in più parti rasa al suolo e con centinaia di migliaia di morti, tra soldati in combattimento e civili inermi. I superstiti - donne, uomini e bambini - hanno perso tutto, sono rimasti senza casa, senza scuole e senza ospedali.

Inoltre, col proposito non più tanto velato di cancellare l’esistenza stessa del popolo ucraino, Putin ha fatto rapire ventimila bambini con l’ordine di traferirli oltre frontiera, per farli crescere in Russia secondo gli usi, le leggi e la religione di quel Paese, e avviare in tal modo l’estinzione lenta ma progressiva di un popolo che già Stalin aveva condannato a morte facendo letteralmente morire di fame ben quattro milioni di ucraini.

Ma Putin, in fatto di crudeltà, non sembra affatto secondario al suo feroce predecessore. Tant’è che per supplire le migliaia di perdite subite sul campo di battaglia ha chiesto e ottenuto dal dittatore nordcoreano Kim Jong-un l’invio di 30.000 reclute, in buona parte eliminate in poco tempo dalla resistenza dei soldati ucraini.

Si calcola che, per sfuggire agli attacchi di terra e di cielo portati con mezzi corazzati, droni e missili senza mai una piccola interruzione, più di dieci milioni di ucraini hanno lasciato il Paese, provocando, dopo la fine della seconda guerra mondiale, la maggiore crisi per l'accoglienza di rifugiati in Europa.

Spesso ci si domanda chi è che non vuole la Pace. La risposta è: Putin, che è arrivato a trasformare l’economia russa in un’economia di guerra; ha fatto morire centinaia di migliaia di suoi giovani per la guerra e ora si accinge a spendere più di un terzo del bilancio del 2026 proprio per l’invasione di un Paese sovrano.

Ma perché lo zar di Mosca continua a non volere la pace, nonostante i buoni propositi di Zelensky e il sostegno di Trump? Non la vuole (se non per finta) perché è intenzionato a cancellare l’indipendenza ucraina. E mentre si parla di nuovi negoziati e di un «piano di pace» in discussione, è fondamentale ricordare che la vera pace non nasce da compromessi imposti alla vittima, ma dalla volontà autentica dell’aggressore di fermare la propria guerra. La previsione di bilancio 2026 della Russia ci racconta e dimostra ancora una volta tutt’altro.

Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha esortato Putin a «smettere di far perdere tempo al mondo», mentre la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper ha invitato il leader russo a «porre fine alle spacconate e agli spargimenti di sangue».

L'Ucraina e i suoi alleati europei hanno accusato Vladimir Putin di fingere interesse per gli sforzi di pace, tant’è che spinge in modo ancora più aggressivo sul campo di battaglia. E questo è un segno assai chiaro che il presidente russo non vuole avere alcun tipo di pace. Per non dover eliminare quel disegno che gli ruota in testa di ricomporre la vecchia Unione Sovietica. Se non è follia questa!

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