il fenomeno
Non più soltanto in fuga: tra i giovani del Sud c'è chi comincia a tornare
La «tornanza» è diventata non solo il nome di un movimento organizzato di Puglia. È diventata un neologismo inserito nel Libro dell’anno della Treccani
Il sistema rapido per far partire i giovani dal Sud è piangere continuamente sul Sud. E piangere continuamente sull’Italia è anche il sistema rapido per far andare all’estero i giovani del Nord. Così fra esodo di giovani che se ne vanno e figli che non si fanno questo è un Paese in cui restano solo i vecchi. Dice che compito dei mezzi di comunicazione è denunciare per migliorare. Ma loro compito sarebbe anche vedere ciò che nel rumore di fondo non si vede. Magari c’è un cigno nero, che dire? Quello che il matematico libanese-statunitense Nassim Nicholas Taleb descrisse come «un evento inaspettato, di grande impatto e quasi impossibile da prevedere, che sconvolge le aspettative e spesso ha conseguenze rilevanti». Il cigno nero (e forse non così nero) è il ritorno al Sud.
Hai voglia il presidente Mattarella a incoraggiare i giovani nel suo discorso di fine 2025. «Qualcuno che vi giudica senza conoscervi davvero vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati. Non rassegnatevi, siate esigenti, coraggiosi, scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che ottant’anni fa costruì l’Italia moderna». Come quelli che usciti miserabili da una guerra miserabile fecero uno fra i Paesi più sviluppati del mondo. Sembra riecheggiare il tremendo appello di un genio morente come Steve Jobs agli universitari americani: «Stay hungry, stay foolish», siate affamati, siate folli. Invece noi (noi non giovani) siamo profeti di dolorismo e perditismo. Siamo profeti di sconfitta.
Ora nessuno si mette a fare il populista che vende la persuasione come verità (facendo arrabbiare il filosofo Umberto Galimberti che vi ha scritto un recente libro). A voler elencare ciò che in Italia non va, ci vorrebbe una enciclopedia. Allora il telegiornale mattutino di Rai3 (nazionale e regionale) si chiude ogni giorno con la prima cosa bella del giorno. E poi, sai, i giovani (a cominciare da quelli del Sud) devono avere i piedi leggeri, girare e apprendere. Ma potrebbero avere anche le «ali tornanti», espressione tardo-calcistica riesumata da Marcello Veneziani. Quelle che non crede possibili solo chi ragiona per dogmi. Anzi per partito preso verso il Sud.
Nessuno è così populista (appunto) da parlare di «controesodo». Nessuno vedrà treni che riportano indietro in massa chi un giorno fece il percorso inverso. Storioni del Sud. Ma la «tornanza» è diventata non solo il nome di un movimento organizzato di Puglia. È diventata un neologismo inserito nel Libro dell’anno della Treccani. È diventata una realtà con una prospettiva che può cambiare il punto di vista sul Sud. È diventata una realtà che silenziosamente può contribuire a rovesciare il tavolo. È diventata il South Working cominciato col Covid.
C’è chi torna perché neanche il Nord è più un posto per giovani. Tanto costoso e dalle promesse mancate che in parte lo lasciano anche quelli lì nati e tutt’altro che indigenti. Ma in genere il ritornante torna non perché sconfitto o espulso. Per attirare o trattenere i giovani del Sud ci sono aziende che addirittura gli promettono facilitazioni sulla casa purché coprano i posti vuoti (perché Regioni e governo non fanno lo stesso al Sud con chi vuole rientrare, cioè incentivo inverso? Che dice presidente Decaro?). Il fatto è che il Nord ha bisogno dei giovani del Sud non meno di quanto hanno ritenuto di averne i giovani del Sud. Quindi emigranti su invito. E necessità vitale per un sistema produttivo fatto crescere a dismisura a danno del Sud senza averne il lavoro sufficiente. Tanto per capire chi deve dire grazie.
Chi torna lo fa pur potendo rimanere dove era. Ma torna perché desideroso di fare nella sua città o nel suo paese ciò che prima non poteva fare, o non capiva di poter fare, o non credeva di poter fare. Di farlo dopo aver vissuto un confronto con altri mondi. E avendo acquisito una nuova energia come quando ci si stacca da tutto per ricaricarsi. Chi torna è desideroso di farlo leggendo in modo nuovo il suo territorio di partenza. Desideroso di farlo avendo acquisito un nuovo stato d’animo, una nuova visione, una nuova convinzione. Avendo capito che ci sono gli «adiacenti possibili» dei quali parla lo studioso americano Kauffman. In un Sud che oggi più che mai è tutt’altro che immobile e non solo per il Pnrr o per gli altri investimenti pubblici in servizi e infrastrutture a lungo sottratti e ora un po’ meno.
Allora, affiancando la «restanza» di chi è restato, scienziati invidiati dal mondo sono tornati in massa a Napoli. Allora calabresi imprevisti sono tornati nella «regione più povera d’Italia». Allora c’è chi fra Puglia e Basilicata ha riscoperto il tesoro agricolo. Chi ha ricavato il gin dalle ginestre. C’è chi ha creato ingegnose startup. Chi alleva lumache. Chi fa la libraia o chi la liutaia. Chi gestisce palazzi storici e masserie. Chi si occupa di alghe marine o di pollo fritto. Chi produce energia alternativa. Chi inventa protesi sensibili come la pelle. O muscoli artificiali imparando dai polpi.
Almeno loro hanno dimostrato che ora si può. Siano bentornati al Sud.