L'analisi
Tutti in crociera! I dem radical chic in fuga da Trump
Forse è solo una fake news ma forse è vero che una compagnia di navigazione americana offra crociere quadriennali per democratici
Forse è solo una fake news ma forse è vero che una compagnia di navigazione americana offra crociere quadriennali per democratici. Si parte ora e si torna quando Donald Trump avrà finito il suo mandato. Costo 160 mila dollari. Ma l’offerta prevede anche crociere biennali per fare in tempo a tornare in occasione delle elezioni di medio termine. A seconda del risultato, con adeguato supplemento, si può anche ripartire.
Immaginate un transatlantico strapieno di intellettuali liberal, woke come se piovesse, me too a grandine e seratine rigorosamente politically correct. Tutti a darsi ragione tra le onde magari dell’ex Golfo del Messico che ormai è il Golfo d’America. Grande sorpresa al passaggio del Canale di Panama tra festoni a stelle e strisce per non dire della tappa in Groenlandia appena divenuta ennesimo stato americano. Il più grande campo da curling del mondo.
Tappe europee molto limitate per eccesso di mendicanti, immigrati, petulanti residenti in ZTL, veltroniani postkennediani e fastidiosi euroburocrati con il ditino alzato. Al ritorno, sorpresa ancora più grande, gli Stati Uniti si sono moltiplicati per due e mezzo con circa 10 milioni di chilometri quadrati in più.
Anche il Canada è Stati Uniti. La ricetta trumpiana ha trionfato con qualche contrindicazione: dopo l’annessione di Panama anche Messico, Guatemala, Nicaragua e Costarica hanno chiesto l’annessione agli Stati Uniti per contiguità territoriale. In realtà, geograficamente parlando, non fa una piega ma al Dipartimento di Stato sussurrano «too much grace, Saint Antony!» («troppa grazia, Sant’Antonio!»). Insomma, quattro anni in mare per perdersi lo scontro tra i 42 ordini esecutivi di Trump e la magistratura americana, una roba di fronte alla quale il match tra Nordio e i magistrati italiani è una partitella a burraco.
Si spera che dopo quattro anni di crociera Los Angeles esista ancora e che la California non sia un immenso braciere. Che ne sarà tra quattro anni di Musk, Bezos, Zuckerberg, i ricconi precipitatisi in soccorso del vincitore? In fondo non hanno tutti i torti. Ricordano come un incubo il MetGala del 2021, l’evento più fashion di New York, nel quale la pasionaria democratica Alexandria Ocasio Cortez sfoggiò un fastoso abito bianco con strascico, generosa scollatura e sul ragguardevole di dietro in rosso la scritta «Tax te rich» (tassare i ricchi). Kitsch, camp o quello che vi pare, i ricchi se la legarono al dito.
Al giuramento di Trump, Bernard Arnault, proprietario dei marchi Dior, Fendi, Loro Piana, Kenzo e altre griffe di stralusso, si mostrava tranquillo. Non sarà una manciata di dollari di dazio in più perché le sue clienti rinuncino alle borse Vuitton o a qualchebottiglia di Veuve Clicquot. Ovviamente, le compagnie di navigazione già pensano a crociere per repubblicani in caso di vittoria democratica al prossimo turno. Ogni sera gran festa, il trenino guidato da Steve Bannon e prima di dormire tutti a cantare God bless America. Se, come affermato da Trump, «Dio mi ha salvato …» non si vede perché il Signore non debba salvare anche l’America dalle avventure nelle quali si caccia.