Domenica 02 Ottobre 2022 | 11:31

In Puglia e Basilicata

Il punto

Una campagna elettorale breve, complessa e affidata agli slogan

Una campagna elettorale breve, complessa e affidata agli slogan

Nel corso di una campagna quindi così complicata, l’importanza degli slogan – o dei claim, più correttamente – e della loro capacità di trasmettere messaggi di posizionamento nello spazio di poche parole, appare ancora più decisiva del solito

07 Settembre 2022

Francesco Intini

Nessuna campagna elettorale, nella storia recente, è mai stata così breve e complessa: per il particolare periodo dell’anno in cui si è verificata la crisi di governo, per il risultato che sembra ormai già scritto, per una legge elettorale che costringe leader e partiti a compiere scelte strategiche in relazione a calcoli e convenienze elettorali.

Nel corso di una campagna quindi così complicata, l’importanza degli slogan – o dei claim, più correttamente – e della loro capacità di trasmettere messaggi di posizionamento nello spazio di poche parole, appare ancora più decisiva del solito.

Il claim si configura, infatti, come la scorciatoia cognitiva che i partiti sfruttano per avvicinarsi a un elettore medio sempre più disinteressato – ci avviamo verso l’ennesimo record di astensione per un’elezione politica – pigro e disinformato. Ed è proprio il claim a farsi veicolo e sintesi di un messaggio politico che, complice lo scarso tempo a disposizione, sacrifica una campagna di visione e contenuti sull’altare dell’immediatezza e della rapidità.

Rappresentazione plastica di questa necessità è la campagna di comunicazione, che ha fatto molto rumore, del Partito democratico, con il quale Letta ha chiesto agli elettori di prendere posizione fra due visioni differenti e fortemente antitetiche di Paese, ponendosi in aperta contrapposizione rispetto alla proposta politica di Giorgia Meloni. Lo slogan è: Scegli. Un messaggio con cui il Pd depotenzia la propria proposta di visione e futuro, preferendo invece la polarizzazione dello scontro fra Letta e Meloni. Un tentativo, questo, giustificato da una legge elettorale che favorisce apertamente le coalizioni in luogo dei singoli partiti.

Dopo il tentativo – fallito – di allargare la coalizione di centrosinistra anche a Calenda, e a seguito della precedente scelta del Movimento 5 Stelle di correre da solo, al Pd non restava infatti che utilizzare un frame – una cornice narrativa entro la quale raccontare le proprie proposte e le proprie idee – che gli permettesse di recuperare voti fra tutti i potenziali elettori che non voteranno il centrodestra.

È questa, infatti, la ragione strategica che si cela dietro il claim manicheo utilizzato da Letta: Scegli è il tentativo di far prevalere la logica del cosiddetto voto utile, provando a non far disperdere, nel larghissimo campo del centrosinistra, voti che altrimenti favorirebbero nei collegi uninominali la coalizione di centrodestra.

Sono, invece, evidentemente diversi i principi alla base del claim scelto da Giorgia Meloni per questa campagna elettorale: Pronti. Impegnata nella costante ricerca di legittimazione della sua leadership, persino al di fuori del Paese, Meloni tenta così di tranquillizzare, tanto all’interno della coalizione quanto fra gli indecisi, un elettorato potenzialmente spaventato da una destra radicale che mai come questa volta è vicina a governare il Paese.

Non è un caso, infatti, che il trend dei sondaggi delle ultime settimane – che fotografa una costante crescita di Fratelli d’Italia che, verosimilmente, durerà fino al 25 settembre – raccontino di un flusso di voti che si muove prevalentemente all’interno della coalizione di centrodestra. A farne le spese, almeno in termini di consenso, sembrano infatti essere i suoi alleati di coalizione, a partire dalla Lega di Matteo Salvini.

E anche quest’ultimo, come Letta e Meloni, ha scelto uno slogan composto da una sola parola: Credo. Lanciato da una massiccia campagna di affissioni e propaganda mobile sui territori – durante il quale lo slogan non veniva esplicitamente associato a nessun partito o brand, nel tentativo di far montare la curiosità fra il pubblico – Credo si regge su un’ambiguità fra politica e religione che Salvini ha spesso fatto propria. Come Pronti, anche Credo è uno slogan declinabile, adattabile a varie proposte e tematiche (Credo negli italiani, Credo nell’Italia Sicura, Credo nell’indipendenza energetica), e a cui può essere data una lettura tanto mistica quanto laica, in pieno stile salviniano.

In aperta lotta con la Lega per la posizione di terzo partito, e in forte risalita nei sondaggi, c’è poi il Movimento 5 Stelle: l’unico, fra i partiti che oggi superano il 10%, a scegliere un claim che non si limiti ad una sola parola. Conte rivisita un vecchio claim del Pd di Bersani – correva l’anno 2013, e sui manifesti campeggiava L’Italia Giusta – trasformandolo in Dalla parte giusta, certificando in modo pressoché definitivo il riposizionamento dell’ex Presidente del Consiglio e del partito che presiede. Grillo è il passato, e il Movimento 5 stelle è ormai una forza politica per nulla lontana da quella sinistra populista che, nel resto d’Europa, ha già attecchito in Francia (La France Insoumise) e Spagna (Podemos), e che in Italia prova a posizionarsi, su molti temi, addirittura più a sinistra del Partito democratico.

La campagna elettorale è appena iniziata, il tempo per giravolte e riposizionamenti è ormai scaduto, e la data del 25 settembre si intravede già all’orizzonte: fra meno di tre settimane sapremo quale, fra i claim dei grandi partiti, sarà riuscito a far conciliare meglio chiarezza e riconoscibilità, immediatezza e messaggio politico.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725