Domenica 02 Ottobre 2022 | 06:05

In Puglia e Basilicata

IL CASO

Piero Angela e l'avventura del viaggio

Piero Angela e l'avventura del viaggio

Il volto noto della scienza televisiva Piero Angela

La scomparsa del volto noto della televisioni fa discutere sulla comunicazione esatta delle scienza

18 Agosto 2022

Pino Donghi

«Quando Cristoforo Colombo, Magellano, i Portoghesi raccontano come persero la strada nei loro viaggi, noi non solo perdoniamo loro, ma saremmo dispiaciuti di non disporre della loro narrazione, senza la quale tutto il divertimento andrebbe perduto. Pertanto non sarò oggetto di biasimo se, spinto dallo stesso affetto per i miei lettori, seguirò lo stesso loro metodo». Così Giovanni Keplero introduceva la sua Astronomia Nova, A.D. 1609. Le date sono importanti. Ventiquattro anni dopo Galileo Galilei andava a processo per eresia, ma già nel 1616 aveva ricevuto, di pugno del cardinale Bellarmino, un precetto atto a far sì che «il maledetto pisano» (così lo chiamava Carlo Emilio Gadda) volesse abbandonare la teoria copernicana e a maggior ragione il suo insegnamento. La storia è nota: prima la condanna e poi l’abiura.

Nove anni prima, il 17 Febbraio del 1600, Giordano Bruno finiva i suoi giorni arso viso in Campo de’ Fiori. Che Giovanni Keplero, solo pochi anni dopo quell’infame esecuzione, qualche anno in anticipo rispetto al primo avvertimento rivolto a Galileo, potesse pensare con affetto ai suoi lettori, preoccupandosi del loro divertimento, è circostanza a dir poco curiosa. Ma cruciale. Ne “La nascita della Scienza Moderna in Europa” (Laterza, 1997), lo storico della scienza Paolo Rossi sosteneva diverse ragioni per giustificare la discontinuità tra la tradizione scientifica medievale e la scienza moderna, tra queste l’evidenza per cui «laddove nel Medioevo la conoscenza è paziente approfondimento dei problemi sulla base di regole codificate […] il sapere scientifico dei moderni assomiglia invece all’esplorazione di un nuovo continente». Così come i navigatori che hanno scoperto il Nuovo Mondo, gli scienziati che fondano la nuova disciplina agli albori del XVII secolo decidono di «perdere la strada», di viaggiare oltre le colonne d’Ercole. Di qui la scelta stilistica di Keplero. Consapevole di dover raccontare cose nuove, difficili da concepire prima ancora di comprenderle, si affida ad un genere di discorso già sperimentato, che possa più facilmente accompagnare i suoi lettori. E che magari li diverta anche, perché no?

È un genere di discorso che è arrivato fino ai nostri giorni, se non bastasse passando anche per i diari di bordo del Beagle di Charles Darwin. Ed è stato il genere di discorso preferito di Piero Angela. Innumerevoli i suoi «viaggi»: Viaggio nel cosmo, Viaggio dentro la mente, Viaggio nel mondo del paranormale, Viaggio nel corpo umano, La straordinaria storia della vita sulla terra. Diario di un viaggio lungo quattro miliardi di anni, fino anche al testamento, Il mio lungo viaggio. 90 anni di storie vissute. Un viaggio costellato di costanti e meritati successi. Delle qualità professionali del nostro più famoso, e certamente longevo, divulgatore scientifico, del suo spessore umano hanno scritto i molti che con lui hanno collaborato, crescendogli accanto, e che oggi raccolgono un’eredità importante cui sapranno dare seguito, a partire dal figlio Alberto: non è un caso se uno dei volti che si è imposto nella scorsa stagione televisiva, occupata per buona parte dalle discussioni sul Covid-19, sia stata la biologa Barbara Gallavotti, da moltissimi anni una delle autrici dei testi di Superquark e anche di molti altri programmi di Piero e Alberto Angela. Per mio conto ribadisco la necessità di una consapevole scelta dei generi di discorso. Al plurale, che se quello «di viaggio» è stato ed è uno dei più frequentati, non è certamente il solo: il «dialogo» di Galileo, nella più ovvia tradizione filosofica, la «detective-story», sulle illuministiche orme di Sherlock Holmes, l’indagine scientifica al pari di quella che, seguendo indizi, formulando ipotesi, abbandonando false piste, arriva infine ad identificare un «colpevole», magari un virus patogeno, ma anche il più asciutto e severo «discorso scientifico», quello dei papers, parodiato da George Perec nel suo brillantissimo “CantatrixSopranica L. e altri scritti scientifici”.
Volendo dar conto anche degli aspetti critici, negli anni, qualche volta, Aldo Grasso sul “Corriere della Sera” ha sottolineato un eccesso positivistico nelle trasmissioni di Angela, come se la scienza fosse rimasta quella del XIX secolo, mancando l’approccio alla rivoluzione dei primi decenni del ‘900: l’indeterminatezza, l’incompletezza, la complessità mal si esprimono con la lingua di Sherlock Holmes o anche in un taccuino di viaggio. Ma è a proseguire quello da lui iniziato che Piero Angela ha invitato tutti noi con le sue ultime parole, ricordano più che giustamente di aver fatto la sua parte. La nostra dovrà raccogliere quella sfida, raccontando anche la non linearità, la probabilità, il caso e anche il caos, trovando o - perché no?! – inventando qualche genere di discorso più originale e adatto, e che sappia anche divertire i nostri lettori. Ma intanto sì, buon viaggio!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725