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Il punto di vista

Un negozio non è solo un negozio: le opportunità da non perdere per il futuro del commercio a Bari

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Stretta tra le dinamiche della grande distribuzione organizzata, della diffusione dei centri commerciali e del boom dell’e-commerce, la piccola economia urbana è oggi di fronte ad una crisi «di sistema» che impone un ripensamento complessivo circa il ruolo e l’offerta degli esercizi di vicinato

18 Giugno 2022

Roberto Covolo

Il commercio rappresenta una delle anime collettivamente riconosciute alla città di Bari per motivi storici, geografici ed economici. Le imprese del commercio baresi hanno contribuito nel tempo alla definizione dell’identità della città e al suo ruolo alla scala sovralocale.

Nei miei ricordi di bambino sono mano nella mano con mia madre a fare compere per le vie dello shopping cittadino; un paio di volte l’anno, dal paese, raggiungevamo il capoluogo con il treno della Barinord per trovare il vestito giusto per una ricorrenza o le scarpe di tutti i giorni prima dell’inizio della scuola. Da ragazzi, le scorribande in città con gli amici, in cerca di librerie, da quelle fornitissime dai marchi evocativi a quelle piccole e indipendenti, dei primi store di abbigliamento vintage, dei negozi di dischi.

Il commercio al dettaglio di Bari, con la sua sequenza luminosa di negozi, vetrine, botteghe, pubblici esercizi, è stato per una lunga stagione attrattivo, vitale, vario, capace di innovazione nella proposta.

Nel corso degli ultimi venti anni lo scenario è progressivamente cambiato, fino a mutare radicalmente nella sua composizione.

Stretta tra le dinamiche della grande distribuzione organizzata, della diffusione dei centri commerciali e del boom dell’e-commerce, la piccola economia urbana è oggi di fronte ad una crisi «di sistema» che impone un ripensamento complessivo circa il ruolo e l’offerta degli esercizi di vicinato.

Confermando un trend comune a tutti i comuni capoluogo di provincia italiani, anche a Bari si abbassano le saracinesche dei negozi in sede fissa, specie quelli di vendita al dettaglio di beni «tradizionali» non alimentari (abbigliamento, calzature, arredamento, ecc.). Tale tendenza è solo parzialmente contrastata dal segno positivo registrato da oltre un decennio dai pubblici esercizi (bar, ristoranti) e delle attività di alloggio, per i cambiamenti negli stili di consumo ed alla ormai consolidata identità turistica della città.

Nell’ultimo biennio, poi, la pandemia ha sottoposto ad un’ulteriore dura prova le attività commerciali per i lunghi mesi di attività bloccata o ridotta, i cambiamenti nei comportamenti sociali e d’acquisto, l’incremento di costi, le giacenze invendute, le difficoltà di accesso al credito.

Oggi la ripresa post pandemica è un’opportunità che commercianti e amministrazione cittadina, insieme, non possono perdere. La strategia di uscita dalla crisi non può limitarsi a contenere o ristorare, ma deve puntare su fattori di discontinuità e innovazione per accompagnare gli esercizi commerciali a costruire per sé stessi un nuovo ruolo nel tessuto della città. Nel prossimo futuro, quello che vedremo rigenerarsi sarà un commercio profondamente cambiato per trovare soluzioni ed equilibri nuovi anche in seguito alla variazione della domanda: un commercio capace di cogliere le opportunità della digitalizzazione e di utilizzare tutte le leve del marketing contemporaneo, di orientarsi rispetto alle nuove scelte di consumo della clientela, di offrire nuovi servizi al cliente, di offrire esperienze legate alla unicità del prodotto e del servizio, di costruire un ruolo nel contesto dei quartieri, di garantire più funzioni, esperienze e servizi sulla stessa superficie di vendita, di assicurare accessibilità e sicurezza dei luoghi di acquisto e di consumo.

I primi segnali di questo nuovo scenario sono già visibili, spesso legati ad una nuova generazione di negozianti che sta prendendo piede in città e chiede ascolto, condivisione delle strategie, protagonismo.

Muove in questa direzione il primo bando in pubblicazione del programma d_Bari 2022 - 2024 per il sostegno all’economia di prossimità della città promosso dall’amministrazione Decaro: si chiama «Un negozio non è solo un negozio» e finanzia commercianti baresi nello sviluppo di progetti di investimento, verso l’innovazione, la diversificazione, la sostenibilità, l’accessibilità, la sicurezza, la qualità urbana. In cambio, il Comune chiede loro di fare un patto: impegnarsi promuovere attività, iniziative, eventi e servizi per migliorare la città e contribuire al progresso della comunità locale.

Per il Comune di Bari, i negozi della città non sono solo l’infrastruttura di vendita più «prossima» ai consumatori, e quindi un servizio fondamentale per i cittadini, un richiamo per i visitatori, un elemento chiave per la qualità della vita in tutti i quartieri, ma anche una rete vitale di luoghi capace di affiancare alle tradizionali funzioni di compravendita di beni e servizi, compiti sociali e culturali.

Il filosofo libanese Taleb sostiene che «il commercio è la porta della tolleranza» sottolineando il ruolo storico e antropologico dei traffici per la costruzione di fiducia, relazioni e reciprocità. A Bari il tempo è maturo perché la comunità dei commercianti sia protagonista di una nuova stagione di innovazione, sperimentazione e proposta per tornare a dire con parole nuove che, sì, il commercio è ancora l’anima della città.

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