i costi del conflitto

Guerra in Iran, anche gli imballaggi impennano: «Il florovivaismo è in difficoltà»

Leonardo Petrocelli

Dopo il blocco delle forniture di petrolio si registrano aumenti sensibili dei materiali plastici. ma salgono anche cartone, vetro, legno ed etichette

«È un po’ come se io producessi panettoni e i rincari si abbattessero, tutti insieme, tra novembre e dicembre. Una mazzata doppia». Non produce panettoni, Giuseppe Caporale - imprenditore e componente della consulta florovivaistica nazionale di Coldiretti -, ma la metafora è calzante. La primavera è il «Natale» di chi vende piante e fiori, quella parte dell’anno in cui si concentrano i guadagni maggiori realizzati su prodotti che non si possono «congelare» in attesa di tempi migliori. O adesso o mai più.

Ma la tempesta degli aumenti è lì a distorcere il mercato, colpendo non solo il consumatore finale ma anche gli stessi produttori. Alla crescita esponenziale dei carburanti, che moltiplica il costo dei trasporti, si è aggiunta un’altra voce in crescita: quella degli imballaggi. Tutte le materie plastiche destinate a supporti e, appunto, imballaggi hanno subito una crescita stimata di almeno il 10% (ma i numeri potrebbero già essere più alti), imputabile sostanzialmente al blocco delle forniture di petrolio e ai danni alle infrastrutture petrolchimiche nel Medio Oriente. Senza escludere dinamiche speculative. Ma non è l’unico rialzo. Tutto rincara: cartone, plastica alimentare, alluminio (ne riferiamo a pagina 4, ndr), vetro, etichette. E pure il legno per le pedane o le ceste, necessarie in quel trasporto sulle lunghe distanze che, nel frattempo, è già esploso alla pompa di benzina. Una tempesta perfetta.

«Le plastiche sono un materiale inevitabile - spiega Caporale -. Gli imballaggi sono necessari per trasportare le piante nei camion. Non si tratta di un vezzo o di mera questione di packaging. La plastica avvolge anche il prodotto finito in esposizione al supermercato o in negozio. E tutto questo non vale soltanto per gli imballaggi in senso stretto, ma anche per i vasi che sono considerati componenti tecniche vitali per la pianta. Cioè un componente intrinseco del prodotto stesso anche perché magari dotato di riserva idrica. Non se ne può fare a meno». Per farla semplice, un vaso che prima costava un euro, oggi arriva serenamente a 1,30-1,40 euro, complice la plastica e anche il gasolio del trasporto.

Si potrà pensare che tutto questo si abbatta semplicemente su chi va in negozio a fare acquisti. Ma non è così. «Noi produttori abbiamo dei pre-contratti con i nostri clienti - racconta Caporale - e quando i prezzi aumentano non sempre c’è la possibilità di ritoccare quei prezzi al rialzo. Solitamente ad essere accettata è solo la crescita del costo di trasporto». Tradotto, se portare tot merce da Bari a Milano non costa più 100 euro ma 115 c’è poco da contrattare. Come suol dirsi, tutti ci devono stare. «Gli aumenti che affliggono il produttore, invece - riprende -, non vengono digeriti in modo così automatico. Solitamente, rimane in piedi il prezzo concordato prima della crisi e dunque siamo noi che ci andiamo a perdere. Per il florovivaismo è un momento molto delicato». Vie di uscita, per ora, non se ne vedono. E a tutti, produttori e consumatori, non resta che fare i conti con una spirale di rincari che non accenna ad attenuarsi rovinando il «Natale» delle piante e dei fiori.

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