POTENZA - È l’esempio di come l’inventiva e l’attaccamento alle radici costituiscano un binomio vincente sul fronte turistico. Quella della compagnia teatrale «Lu Uarniedd» di Potenza è un’idea che va sostenuta, ampliata, codificata: la «casa di nonno Gerardo» in pochi giorni è diventata meta non solo di tanti potentini ma anche di turisti provenienti da fuori regione e finanche dall’estero. Allestito nell’ambito delle manifestazioni inserite nel cartellone «Viva via Pretoria», il cosiddetto sottano che si trova a due passi dalla chiesa di San Michele è una «macchina del tempo» che ci proietta ai primi del ‘900, quando lo scenario delle famiglie potentine era costituito da un braciere (per chi poteva permetterselo), dalle provviste sistemate su una corda che sovrastava il letto matrimoniale, dalla damigiana appoggiata sul davanzale e da una promiscuità all’ennesima... potenza. Erano famiglie numerose, con quattro, cinque figli, maschi e femmine tutti insieme in pochi metri quadrati, spesso anche con animali al seguito.
L’idea è quella di far rivivere quell’epoca ai visitatori per riscoprire le nostre radici e catapultarci in una dimensione molto diversa da quella che viviamo oggi.
Vincenzo Lauria, presidente e regista della compagnia teatrale «Lu Uarniedd» e ideatore di «Viva via Pretoria» spiega l’origine dell’iniziativa: «Volevamo far vedere ai nostri concittadini, soprattutto ai più giovani, come si viveva una volta nel centro storico del capoluogo. La curiosità dei tanti visitatori ci sta premiando. Siamo aperti tutti i giorni dalle 10 alle 13 e il pomeriggio dalle 17 alle 21». Ad accogliere i visitatori ci sono Mario Ascenzo e Pina Laguardia, rispettivamente collaboratore e attrice della compagnia «Lu Uarniedd»: sono lì, pronti a soddisfare ogni curiosità, a spiegare che bisognava uscire di casa per andare a rifornirsi di acqua, che il pane veniva preparato e cotto nei forni comuni e che per riconoscerlo era necessario marchiarlo. E ancora: i panni lasciati ad asciugare sul braciere, le provviste tenute a vista d’occhio per evitare che qualcuno potesse portarle via, le inevitabili carenze igieniche in un locale senza bagno. Come lo erano, d’altra parte, tutti in quegli anni.
La «casa di nonno Gerardo» potrebbe essere solo l’inizio di un progetto più ampio. L’obiettivo è intervenire su un contesto urbano più ampio, creando un insieme di «sottani» o, come dice Ascenzo, un rione «com’era na vota». Sulla scia del successo dell’iniziativa, quella di aprire più «sottani» potrebbe davvero aprire nuovi scenari turistici per la città di Potenza. Ma servono fondi, non basta l’impegno della compagnia teatrale. Recuperare i locali abbandonati da tempo, preda di umidità e degrado, è un’operazione che richiede un esborso di denaro piuttosto cospicuo. Servirebbe l’interessamento di un’istituzione, Regione o Comune che sia. Il progetto merita attenzione e interesse perché - come sostiene Josep Ejarque, uno degli esperti di turismo più influenti al mondo - mettere in vetrina la storia e le origini di un territorio amplifica l’attrattività del territorio stesso.















