«Ciarderie»

Fare teatro a Bari è come fare l’amore

Gianni Ciardo

Buongiorno. Siamo a Bari. Ci tengo a precisare che a Bari tutto è possibile. Bari è come l’amore per il teatro. Se non riesci a farlo, per qualcuno, come avviene con l’amore…te lo fai da solo. Che tristezza. C’è da dire che non è obbligatorio. Qualcuno se il teatro non lo sa fare, si rifugia in un hobby

Buongiorno. Siamo a Bari. Ci tengo a precisare che a Bari tutto è possibile. Bari è come l’amore per il teatro. Se non riesci a farlo, per qualcuno, come avviene con l’amore…te lo fai da solo. Che tristezza. C’è da dire che non è obbligatorio. Qualcuno se il teatro non lo sa fare, si rifugia in un hobby.

Se poi non ha nemmeno quello, allora perché dichiarare altro per cultura?

La cultura è un’altra cosa!

Un attore che fa teatro solo a casa sua, negli anni è come se avesse gettato sul teatro salsa di pomodoro.

Non contento, chiede aiuto. È prassi.

Facendo un paragone, mi vengono in mente quei due ragazzini incoscienti, che con la stessa salsa di pomodoro, hanno offeso per sempre un quadro di Van Gogh.

Chissà se anche loro, a fronte del danno di 80 milioni di euro - tanto valeva il quadro - riusciranno ad avere ciò che cercano.

Tutto è possibile.

Se un teatrante piange e qualcuno gli chiede il perché, lui risponde: «No, niente».

A Bari si usa così.

Per fortuna ci sono alcune istituzioni che con la loro bontà d’animo ed ingenuità ci cascano.

Le leggi italiane sono molto spesso a discrezione di chi le applica e quindi diverse da quelle di altri Paesi, ad esempio l’America.

Fate conto che in America c’è la pena di morte.

A questo proposito, mi viene in mente un esempio di innocenza.

Due condannati che erano nella stessa cella, erano in attesa del giorno dell’esecuzione.

C’erano il direttore del carcere, il prete, tutte le Istituzioni e le guardie che attraversarono il corridoio del carcere e raggiunsero la cella. Ad uno dei due condannati chiesero, secondo il regolamento, di scegliere il tipo di esecuzione: la fucilazione, la ghigliottina o la sedia elettrica.

Il condannato, dopo averci pensato, scelse la sedia elettrica.

La regola vuole che, se per tre volte l’esecuzione non funziona, il condannato viene rilasciato.

Primo, secondo e terzo tentativo andarono a vuoto e così, il condannato venne accompagnato in cella per prendere la sua roba ed andare a casa.

L’altro condannato, incuriosito chiese come mai.

In confidenza gli venne riferito del tipo di esecuzione da scegliere, appunto, fra la ghigliottina, la sedia elettrica e la fucilazione.

Naturalmente, per amicizia e complicità, il fortunato suggerì all’altro di scegliere la sedia elettrica in quanto, appunto, non funzionava.

Giunto quindi all’esecuzione si verificò la solita storia: il direttore del carcere, il prete, tutte le Istituzioni e le guardie attraversarono il corridoio del carcere e raggiunsero la cella.

Solita prassi, insomma: chiesero se volesse morire con la ghigliottina, la sedia elettrica o la fucilazione. Il condannato furbo così rispose: «…dunque…la ghigliottina no, anche perché non sopporto il sangue, la sedia elettrica non funziona…quindi, la fucilazione!!!».

Non c’è da commentare. Il modo di fare teatro a Bari si avvicina molto a questa storia.

Dovrebbe essere come la matematica?

Se il Teatro Pubblico Pugliese ti chiede: «Quanto fa tre per quattro?»

La risposta è precisa: «Dodici!»

Tanto che, a quel punto, il TPP dice: «Bravo! Per premio ti do dodici repliche da fare».

Solo che l’attore, sicuramente penserà: «Peccato. Se avessi immaginato avrei detto di più».

Adesso vi devo lasciare, sto andando alla Posta per fare un bonifico per aiutare l’Arte e la Cultura. Del resto, 10 euro non si negano a nessuno.

Viva il teatro!

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