La curiosità
La guerra in Ucraina in diretta: ecco il sito che svela la mappa dell'orrore
Con un click sul sito MapHub.net si può vedere live ciò che succede al fronte
Tutta la guerra minuto per minuto, ovvero: il navigatore (!) del sanguinoso conflitto tra Russia e Ucraina che ha cambiato la percezione visiva - e informativa - dei moderni eventi bellici, mandando (quasi) in soffitta il racconto dei media tradizionali.
Circola una battuta nelle redazioni: gli eserciti, per conoscere l’esatta posizione delle truppe in campo, fanno prima a consultare i social. Non è lontana dalla realtà.
Circola una battuta nelle redazioni: gli eserciti, per conoscere l’esatta posizione delle truppe in campo, fanno prima a consultare i social. Non è lontana dalla realtà.
Il sito è di facile accesso, basta digitare l’indirizzo: mapuhub.net e si apre sullo schermo di pc, ipad, smartphone, una mappa google dell’Ucraina aggiornata (quasi) in tempo reale. Non sulla viabilità o sui ristoranti, ma sui bombardamenti, i movimenti di truppe, i carri armati messi fuori uso, i raid aerei, i siti civili colpiti, i morti sulle strade, le navi in rada al largo di Odessa, ma non è, purtroppo, «un film di Ejzenstejn sulla rivoluzione» come cantava Franco Battiato in Prospettiva Nevskij.
Questa mappa dell’orrore rappresenta invece, l’eterogenesi dei fini dei moderni strumenti telematici, qualcosa che ricorda una tremenda metamorfosi: l’innaffiatoio che diventa lanciafiamme per un sortilegio inconcepibile di qualche signore della guerra, soprattutto se a due passi da casa. Dove siamo intenti, ancora, a geolocalizzare ristoranti sfoggiando con gli amici conoscenze da esperti stellati.
La situazione sul terreno viene aggiornata attraverso i cosiddetti geotag, piccoli segni a forma di goccia piazzati sul navigatore, emblema della meta ultima. «Ti mando la posizione», quante volte lo abbiamo detto con la più innocente delle intenzioni? A qualche migliaio di chilometri da noi, la frase suonerebbe ora come un tragico paradosso. Perché la posizione non è più la meta agognata delle vacanze o, come dicevamo, un luogo conviviale. La localizzazione ora riguarda città e aree diventate tristemente note: Marjupol, Karkhiv, Kiev, la Crimea; col loro carico di dolore: giovani soldati russi uccisi e sbalzati dai tank, il corpo carbonizzato; miliziani ucraini feriti, madri e figli abbattuti da colpi di mortaio, elicotteri precipitati come atroci stelle filanti, l’agghiacciante sinfonia di missili mentre piovono su obiettivi sensibili.
Basta cliccare: i geotag hanno diversi colori. Il verde indica filmati o foto di spostamenti militari. Il rosso gli scontri, anche molto cruenti. E senza censura. Si aprono link, nella maggior parte dei casi rimandano al social Twitter, dove sono caricate le brevi e tragiche testimonianze audiovisive attraverso le quali rendersi conto di quanto sporca sia questa faccenda ucraina.
Basta cliccare: i geotag hanno diversi colori. Il verde indica filmati o foto di spostamenti militari. Il rosso gli scontri, anche molto cruenti. E senza censura. Si aprono link, nella maggior parte dei casi rimandano al social Twitter, dove sono caricate le brevi e tragiche testimonianze audiovisive attraverso le quali rendersi conto di quanto sporca sia questa faccenda ucraina.
Come tutte le faccende di guerra in cui vincitori e vinti, come recitavano i versi di Brecht, «fanno la fame ugualmente» e ugualmente, aggiungiamo noi, giocano a dadi con la morte.
Sembra cadere, miseramente, il velo anche un po’ ipocrita delle analisi militari da ben munito e riscaldato (ma chissà poi per quanto ancora) salotto televisivo e non. La guerra è un angelo della morte con la faccia sfondata da una bomba a grappolo. Oltre l’informazione tradizionale, il navigatore del conflitto tra Russia e Ucraina - finché potrà fornire i suoi «segnali» vista la voglia matta che c’è di spegnere internet - metterà fuori gioco ogni censura, anche quella dell’umana pietà. L’estremo paradosso della guerra, dove varrà sempre il verso di Ungaretti, il più antico, vero, doloroso, lacerante ed eterno geolocalizzatore: «È il mio cuore il paese più straziato».
Sembra cadere, miseramente, il velo anche un po’ ipocrita delle analisi militari da ben munito e riscaldato (ma chissà poi per quanto ancora) salotto televisivo e non. La guerra è un angelo della morte con la faccia sfondata da una bomba a grappolo. Oltre l’informazione tradizionale, il navigatore del conflitto tra Russia e Ucraina - finché potrà fornire i suoi «segnali» vista la voglia matta che c’è di spegnere internet - metterà fuori gioco ogni censura, anche quella dell’umana pietà. L’estremo paradosso della guerra, dove varrà sempre il verso di Ungaretti, il più antico, vero, doloroso, lacerante ed eterno geolocalizzatore: «È il mio cuore il paese più straziato».