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Durante la prima ondata

Covid, inchiesta su 47 decessi in Rssa Bari, gip respinge richiesta arresti: non c'è reato

In particolare gli amministratori delle due strutture non avrebbero adibito un’adeguata zona Covid, avrebbero consentito situazioni di promiscuità tra positivi e negativi al virus

Coronavirus

BARI - Avrebbero causato, durante la prima ondata pandemica, due focolai in altrettante Rssa del Barese del gruppo Segesta Mediterranea con 257 contagi complessivi e 47 decessi (130 contagi e 27 decessi nella Rssa «Villa Giovanna» a Bari, 127 contagi e 20 morti nella Rssa «Nuova Fenice» a Noicattaro), non adottando le necessarie misure di sicurezza che avrebbe potuto prevenire il rischio di contagio.

In particolare gli amministratori delle due strutture non avrebbero adibito un’adeguata zona Covid, avrebbero consentito situazioni di promiscuità tra positivi e negativi al virus, non avrebbero allontanato e sostituito il personale contagiato né fornito i necessari dpi. Con queste «condotte omissive» avrebbero "cagionato un andamento esponenziale della curva dei contagi».

Nell’inchiesta della Procura di Bari, di cui dà notizia l'edizione locale di Repubblica Bari, sono indagate per il reato di concorso in epidemia colposa cinque persone, i due legali rappresentanti della società Segesta, Federico Guidoni e Catina Piantoni, i due coordinatori sanitario e gestionale di «Villa Giovanna», Michele Di Tommaso e Tiziana Caselli, e la coordinatrice gestionale della Rssa «Nuova Fenice» Nicoletta Ricco. Per gli indagati la Procura aveva chiesto gli arresti domiciliari, che sono stati rigettati dal gip. Il rigetto è stato impugnato è sarà discusso davanti al Tribunale del Riesame il 25 febbraio. 

Un flash mob sul balcone sventolando mascherine e senza distanziamento e un laboratorio di cucina per preparare le zeppole. Sono due degli episodi descritti negli atti della Procura di Bari sui due focolai Covid esplosi in altrettante Rssa del Barese, gestite dal gruppo Segesta, con riferimento ai quali si contesta ai cinque amministratori e dirigenti il reato di epidemia colposa. In particolare il 16 marzo 2020 sulla pagina facebook della Rssa «Villa Giovanna» di Bari, dove tra marzo e aprile 2020 è scoppiato un focolaio con 130 contagi e 27 decessi, «è stato pubblicato un video - ricostruisce la Procura - che riproduce lo svolgimento di un flashmob sui balconi della residenza dove operatori e ospiti, tra loro vicini senza rispettare le misure di distanziamento, sventolano la mascherina in segno di partecipazione ad un rito collettivo contro il coronavirus».

Nell’inchiesta è contestato anche il focolaio con 127 contagi e 20 decessi in un’altra Rssa gestita dalla stessa società, «Nuova Fenice» a Noicattaro. Qui il 19 marzo, in occasione della festa di San Giuseppe, gli anziani hanno preparato tutti insieme le zeppole. «Chiaramente per quel tipo di attività - ha riferito un dipendente - era impossibile garantire il distanziamento sociale e gli ospiti erano tutti vicini l’uno all’altro».

PM: I CONTAGI SI POTEVANO EVITARE - «Se fossero state adottate le misure necessarie ad evitare il contagio, il virus non avrebbe visto una diffusione incontrollata ed i residenti, isolati all’interno della residenza, non si sarebbero ammalati in una percentuale così elevata». Lo scrive la Procura di Bari nell’appello contro il rigetto degli arresti chiesti per gli amministratori delle due Rssa, «Villa Giovanna» e «Nuova Fenice», dove tra marzo e maggio 2020 sono state contagiate dal Covid 257 persone e 47 sono decedute.

Il riferimento della Procura è, tra le altre cose, alla scarsa disponibilità e distribuzione di alcuni dpi, in particolare delle mascherine chirurgiche, date al personale solo nel caso di sintomi. «Noi operatori - ha raccontato un dipendente - abbiamo più volte chiesto alla direzione mascherine di protezione individuale», ma ne veniva «sconsigliato l’uso perché potevano creare panico e allarme tra gli ospiti. La caposala dava disposizione agli infermieri di darci la mascherina chirurgica solo in caso avessimo avuto il raffreddore».

Secondo la Procura «le condotte omissive poste in essere dagli indagati sono connotati da un’allarmante pericolosità, soprattutto in considerazione del fatto che le omissioni sono state riscontrate su tutti i fronti possibili. Non vi è stato un solo aspetto della gestione delle Rssa che abbia rispettato le cautele imposte dai dpci emanati sul punto». 

GIP: FATTI CONTESTATI NON SONO REATO - «I fatti oggetto di addebito, così come contestati, non sono previsti dalla legge come reato" perché nei delitti di epidemia colposa «la responsabilità a titolo di omissione ipotizzata dal pm non è nemmeno astrattamente configurabile». Lo scrive il gip del Tribunale di Bari Marco Galesi che ha rigettato le richieste di arresto per gli amministratori delle due Rssa «Villa Giovanna» di Bari e "Nuova Fenice» di Noicattaro dove nella prima ondata pandemica sono state contagiate complessivamente 257 persone e 47 sono decedute.

Nell’ordinanza, impugnata dalla Procura di Bari, il giudice, motivando il provvedimento sulla base di una recente pronuncia della Cassazione, spiega che il reato di epidemia colposa «è modellato secondo lo schema dell’illecito causalmente orientato, ossia mediante la propagazione, volontaria o colpevole, di germi patogeni di cui l’agente sia in possesso». Cioè perché sia contestabile occorre accertare condotte «commissive» e non "omissive».

Per il gip, inoltre, non sussiste anche il pericolo di reiterazione del reato perché «le carenze riscontrate all’epoca dei fatti», come confermato anche dalle dichiarazioni dei dipendenti ascoltati nel corso delle indagini dai carabinieri del Nas, potrebbero essere state «colmate nell’ulteriore corso della pandemia»

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