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In viaggio con Pinocchio nei paesaggi pugliesi del film di Matteo Garrone

Bravi Benigni-Geppetto e gli altri attori, ma il fantasy è un po’ «freddo»

Pinocchio, ecco il poster ufficiale del film di Garrone con Roberto Benigni

PINOCCHIO di Matteo Garrone. Interpreti e personaggi principali: Federico Ielapi (Pinocchio), Roberto Benigni (Geppetto), Gigi Proietti (Mangiafuoco), Rocco Papaleo (Gatto), Massimo Ceccherini (Volpe), Marine Vacth (fata da grande), Alida Baldari Calabria (fatina), Alessio Di Domenicantonio (Lucignolo). Avventura, Italia, 2019. Durata: 125 minuti

Bentornato Pinocchio! Esce oggi e sarà una delle scelte per grandi e piccini del Natale sugli schermi, aspettando il Capodanno checcozalonesco. Ci vuole parecchio coraggio per misurarsi con il romanzo di Collodi, apparso originariamente sui giornali tra il 1881 e l’83, e più volte adattato al cinema, inclusa una versione Disney anni Quaranta, sebbene la nostra generazione di adolescenti nei Settanta abbia negli occhi e nel cuore la versione televisiva di Luigi Comencini. Il memorabile «sceneggiato» RAI, come si diceva quando gli italiani si riconoscevano nella propria lingua, andò in onda sul «Primo canale» in cinque puntate, con il piccolo protagonista Andrea Balestri e il suo «papà» Nino Manfredi, nonché Gina Lollobrigida, Vittorio De Sica, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia...

Poi, nel 2002, a raccontare la storia del burattino fu Roberto Benigni, reduce dal trionfo di La vita è bella, con esiti invero non altrettanto esaltanti. Stavolta Benigni è un eccellente Geppetto e Pinocchio s’incarna nel giovanissimo Federico Ielapi. Il regista è Matteo Garrone, sempre ardimentoso nella scelta dei testi (Gomorra, Reality, Il racconto dei racconti, Dogman), che si è imposto grazie a un’estetica personalissima a cavallo tra il grottesco, il fantastico e un laconico iperrealismo. Egli è uno dei Dioscuri del cinema italiano d’oggi insieme a Paolo Sorrentino. Ma se l’autore di La grande bellezza «somiglia» a Castore, domatore di emozioni fino al manierismo, Garrone ricorda Polluce, un pugilatore in cerca di nuove sfide. Entrambi sono figli di un dio felliniano, di cui in questo Pinocchio v’è più di un’eco nella svagata accettazione della bugia o nell’enfasi scenografica e quasi fumettistica (per esempio, la scena della balena a noi ha ricordato Il Casanova di Federico Fellini per l’artificiosità assoluta del mare).

L’andamento del film è fedele alla matrice di Carlo Lorenzini, alias Collodi, nome del borgo in provincia di Pistoia dove nacque la madre dello scrittore fiorentino, che vi trascorreva le vacanze. Soprattutto Garrone evoca poeticamente l’ispirazione e i temi di fondo delle Avventure di Pinocchio. Da una parte c’è la passione per il paesaggio italiano, in particolare toscano e appenninico, come elemento letterario essenziale sin da Boccaccio; un paesaggio qui «ritrovato» in Puglia, fra le distese verdi e gli stazzi delle Murge, ma anche nel teatro-gioiellino di Noicattaro e nel centro antico di Spinazzola, dove sono ambientate molte scene del film. D’altro canto, il viaggio immaginifico e l’ironia «nera» di Garrone riservano un che di dantesco o ariostesco grazie agli effetti speciali e ai magnifici trucchi applicati al bestiario del Grillo Parlante, della lumaca, il pesce-tonno, il giudice scimmiesco, i ciuchini etc.

A dare manforte a Garrone è un gruppo di ottimi attori: Massimo Ceccherini, pure co-sceneggiatore, è la Volpe; Rocco Papaleo assume le fattezze del Gatto; Gigi Proietti è un «tenero» Mangiafuoco; Alida Baldari Calabria, già nel cast di Dogman, veste i panni della fatina dai capelli turchini, che, crescendo, viene interpretata da Marine Vacth.

Personaggio-simbolo della nostra Storia, in grado di trasformarsi al pari di Renzo Tramaglino dei Promessi sposi, Pinocchio ogni volta emoziona e fa pensare all’amore che prende corpo, al ruolo di genitori e figli, all’artificio come viatico sui sentieri della verità, all’anelito che si reifica in un pezzo di legno... Garrone è all’altezza del compito, sebbene la sua cifra fantasy risulti qui un po’ «fredda» rispetto al Racconto dei racconti dove invece era efficacissima. Insomma, il film ci ha appassionato meno del previsto. Consigliamo comunque di portarci i ragazzi perché è giusto che ogni generazione abbia il «suo» Pinocchio. 

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