l'intervista

Lorenzo Amoruso e il Bari: «Non mi sento particolarmente ottimista. Per salvarsi occorrerebbe dotarsi di un’anima»

antonello raimondo

Così il difensore nato a Palese e cresciuto nel vivaio del club allora gestito dalla famiglia Matarrese:«Una squadra costruita male che in campo è andata addirittura oltre»

Lorenzo Amoruso non s’è mai nascosto. L’amore per Bari e per la maglia biancorossa sono stati sempre un punto fermo. E diversamente non potrebbe essere considerando la storia del difensore nato a Palese e cresciuto nel vivaio del club allora gestito dalla famiglia Matarrese. Dal settore giovanile alla serie A, un legame indissolubile anche a distanza visto che oggi il mitico “gigante” vive a Firenze, la città che lo ha trascinato nel calcio che conta.

Amoruso, che idea si è fatto del cammino del Bari in campionato?

«Parliamo di una squadra costruita male che in campo è andata addirittura oltre. I recenti risultati spiegano un po’ tutto. Ho visto alcune partite e non è stato un bello spettacolo...».

Sei giornate alla fine della regular season. Il rischio retrocessione appare sempre più concreto.

«Sono sincero. Non mi sento particolarmente ottimista. Per salvarsi occorrerebbe dotarsi di un’anima. Ma poi penso che se non l’hai trovata finora diventa complicato pensare che tutto possa cambiare quando sei vicino allo striscione dell’ultimo chilometro. Detto ciò, sappiamo che in serie B può accadere di tutto. Anche per via di un campionato sempre più mediocre».

Si pensava che Longo fosse vicino alla quadratura del cerchio. Senza illusioni ma nella speranza che la squadra fosse decisamente più competitiva.

«L’ho pensato anche io, sono sincero. C’è stata qualche vittoria e il Bari dava l’idea di avere margini di crescita collettiva. In alcune prestazioni mi era parso in grado di poter vivere un finale di stagione decisamente più intenso. E invece le cose si sono nuovamente complicate. Un mezzo disastro».

Nelle ultime dieci giornate ci si aspetta che una squadra in lotta per la salvezza brilli per applicazione e atteggiamento. Il Bari, invece, è stato capace di prendere due sberle come quelle a Pescara a in casa contro la Carrarese. Quale significato?

«Un segnale di fragilità assoluta. Quando fallisci in modo così clamoroso veri e propri spareggi vuol dire che esistono enormi problemi strutturali. A maggior ragione con la presenza di un allenatore preparato e con personalità come Moreno Longo. E qui torniamo al discorso delle possibilità di salvezza. Difficile essere ottimisti. Io vedo un Bari nei guai».

Il Modena nel giorno di Pasquetta. Poi Monza, Venezia, Avellino, Entella e Catanzaro.

«La partita di lunedì prossimo diventa fondamentale. Battere il Modena può rappresentare l’ultima occasione. Sennò rischi di mettere insieme due-tre sconfitte di fila e a quel punto sarebbe tutto compromesso in modo quasi definitivo».

Nel giorni scorsi Bari ha vissuto momenti di grande emozione. La presentazione del libro scritto da Igor Protti con Michele Salomone e il docufilm sulla storia dell’ex bomber riminese.

«Siamo tutti al fianco di Igor. Noi vecchi compagni di squadra siamo spesso in contatto con lui e la sua voglia di combattere ci lascia grande speranza. Protti è stato un grande calciatore ed è un uomo di grandi valori. A Bari ha lasciato il cuore ma ovunque vedo che c’è enorme rispetto».

Quanto servirebbe la personalità di quella squadra in un momento così?

«Il calcio è cambiato. E sono cambiati anche i livelli, purtroppo. Noi eravamo un gruppo di ferro. E c’era gente con gli attributi».

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