serie b
Bari senza capo né coda in piena zona «C»: a Carrara arriva un altro schiaffo
carrarese-bari 1-0
CARRARESE (3-5-2): Bleve 7; Illanes 7, Oliana 6, Calabrese 6; Bouah 6, Zuelli 6 (37’ st Melegoni 6), Schiavi 7, Hasa 6 (42’ st Parlanti sv), Belloni 6 (20’ st Cicconi 6); Finotto 6 (20’ st Sekulov 6), Abiuso 7 (37’ st Torregrossa 6). In panchina: Mazzini, Fiorillo, Bozhanaj, Troise, Rubino, Ruggeri, Distefano. Allenatore: Calabro 6.
BARI (3-4-2-1): Cerofolini; Cistana, Pucino (28’ st Colangiuli), Meroni; Mane (37’ st Cerri), Verreth, Braunoder, Dickmann; Maggiore (17’ st Pagano), Castrovilli (1’ st Bellomo); Gytkjaer (17’ st Moncini). In panchina: Pissardo, Burgio, Kassama, Antonucci, Rao, Stabile, Nikolaou. Allenatore: Vivarini.
ARBITRO: Allegretta di Molfetta 6.
RETI: 5’ st Abiuso.
NOTE: giornata soleggiata. Spettatori: 4.000 circa. Ammonito: Abiuso. Angoli: 7-2. Recupero: 1’; 5’.
Vivarini aveva ragione a dirsi preoccupato. Anche se, forse, dopo l’ennesima figuraccia stagionale l’aggettivo andrebbe aggiornato. Questo Bari fa paura, altro che preoccupazione. Per la sua cronica pochezza e per quell’insostenibile leggerezza con cui si oppone all’avversario di turno. A Carrara s’è visto il solito campionario di brutture. Ovvero una squadra che è nulla. Scarsa in attacco, incapace di difendere e con un centrocampo tra i più insulsi della lunga storia biancorossa. Lasciamo da parte personalità e «ignoranza», ci sarebbe da piangere...
Una buona partita di serie D non ha nulla da invidiare al primo tempo tra Carrarese e Bari. Livello imbarazzante. È già tanto scongiurare il rischio di addormentarsi. Allo stadio e davanti alla tv. Spettacolo mortificante. Il nulla all’ennesima potenza. Non lo straccio di una giocata, occasioni... neanche a parlarne. Però la storia del campionato del Bari non lascia tranquilli. Non è difficile prevedere che qualcosa possa cambiare, in negativo evidentemente. E non perché la Carrarese sia una corazzata, anzi. Ecco che in avvio di ripresa ci scappa l’ennesima «frittata» di un anno da incubo. Difficile spiegare come sia stato possibile che ad Abiuso sia arrivato quel pallone, con l’area di rigore piena di maglie biancorosso. Un pallone lentissimo tra belle statuine. Incredibile ritrovarsi sotto in una partita così fiacca e senza che l’avversario abbia fatto qualcosa di realmente convincente. E anzi, poco prima sul taccuino del cronista era finita una colossale occasione da rete capitata sul destro di Gytkjaer. Uno di quei segnali... da mettere i brividi.
La partita si accende, a tratti frenetica. Saltano gli equilibri, sembra di essere ai titoli di coda e invece c’è ancora quasi un tempo ancora da giocare. Il Bari si scioglie come neve al sole. E la Carrarese affonda le lame nel «burro». Senza Cerofolini la partita sarebbe finita con largo anticipo. Abiuso e Finotto fanno il bello e il cattivo tempo, praticamente senza oppositori. Da non credere.
La tecnica, già. Saper giocare a calcio aiuta e tanto. E sarebbe servito a Gytkjaer e Verreth chiamati a passaggi abbastanza banali con il compagno libero a centro area. Situazioni potenzialmente pericolose, l’ennesima conferma di una squadra povera a trecentosessanta gradi.
Castrovilli rimasto negli spogliatoi all’intervallo (problemi muscolari), al suo posto Bellomo. Si rivede anche la difesa a 4 senza che la qualità complessiva si alzi. Non si può dire che il Bari non ci provi, sarebbe ingeneroso. Ma è troppo scarsa la produzione offensiva per potersi appellare alla legittimità del risultato. La vittoria della Carrarese è limpida, sotto tutti i punti di vista. E appesantisce una situazione già abbastanza delicata. Quattro punti in sette partite, l’eloquente e misero bottino di Vivarini. Terz’ultimo posto in classifica, un verdetto inaccettabile. Tutte le dirette concorrenti danno segnali di vita. Dall’Entella che batte il Monza al Sudtirol che si impone allo Spezia. Il Bari, no. Crisi? Peggio. In caduta libera. Soprattutto emotiva. In campo, tanta mediocrità. Fuori, tantissima confusione. Quel «guerra» pronunciato tre volte da Vivarini nel dopo partita non lascia presagire nulla di buono. Squarciando il silenzio della società. La strada è tracciata. E porta dritto in serie C.