Serie A

Lecce, numeri impietosi: bisogna invertire la rotta

Pierpaolo Verri

Un’annata fatta di fisiologici alti e bassi, ma la sensazione è che adesso l’inversione di rotta sia obbligatoria per continuare ad alimentare le chance salvezza

LECCE - Il Lecce rimette insieme i cocci in quello che probabilmente è il momento più complesso della stagione. Un’annata fatta di fisiologici alti e bassi, ma la sensazione è che adesso l’inversione di rotta sia obbligatoria per continuare ad alimentare le chance salvezza.

Nella trasferta contro il Genoa è arrivata la quarta sconfitta consecutiva. Doveva essere la sera in cui provare a rinascere, per mettersi alle spalle i recenti risultati negativi, ma si è trasformata in una serata da incubo, l’ennesima delle ultime settimane. Per ritrovare una vittoria della squadra di Marco Giampaolo bisogna tornare indietro fino allo scorso 31 gennaio, quando i salentini riuscirono a imporsi per 1-3 sul campo del Parma. Nelle successive sei partite i numeri sono impietosi. Appena due punti conquistati nei pareggi contro Bologna e Monza e quattro sconfitte di fila. A fronte dei sette gol incassati ne sono stati realizzati soltanto tre, peraltro tutti da Nikola Krstovic. Il montenegrino è forse l’unica nota lieta di questo periodo negativo, essendo salito a quota dieci reti in campionato, superando l’asticella della doppia cifra.

Ma il fatto che i gol arrivino solo da lui deve necessariamente far riflettere. Nessuna rete è arrivata nel corso di questo campionato dai difensori e dai centrocampisti e il Lecce ha portato in gol soltanto cinque differenti marcatori. Uno di questi, Patrick Dorgu, è stato peraltro ceduto a gennaio. La sconfitta maturata contro il Genoa è stata così emblematica di una squadra involuta non solo nei risultati, ma anche nel gioco. Il rammarico in casa giallorossa è che tale calo evidente sia arrivato proprio nel momento clou del campionato. Fra febbraio e marzo il Lecce ha avuto diverse chance per provare a sollevarsi dalle parti basse della classifica. I salentini non sono riusciti a raccogliere quei punti che sarebbero stati vitali per provare a vivere un finale diverso di campionato, magari più tranquillo, sicuramente non così in sofferenza.

Ciò che preoccupa maggiormente è che la squadra non è riuscita a trovare la chiave giusta per risolvere alcuni problemi che la attanagliano dall’inizio dell’anno. Nell’annosa ricerca di un equilibrio il risultato è che la manovra appare lenta e prevedibile, con una fase offensiva sterile connotata da numeri negativi non solo per la serie A, ma in generale nei top cinque campionati europei. La sosta per le nazionali adesso verrebbe da dire che arriva davvero al momento giusto, nonostante Giampaolo non potrà lavorare con diversi elementi convocati nelle rispettive selezioni. Sarà l’ultimo momento utile per tirare il fiato, prima della volata di nove partite che condurrà alla fine della A.

Il Lecce non può più fermarsi ed è obbligato a ripartire, senza guardare più in faccia nessuno, trovando nuova verve nel gioco e anche negli interpreti. Il lato positivo è che mister Giampaolo può contare sulla rosa al completo, un organico da cui può pescare anche per ribaltare alcune gerarchie. Non si tratta di bocciature, ma di fisiologici turnover fra chi in questo momento vive un momento di calco e chi, invece, scalpita per trovare più spazio. È il caso di Gaspar, Ramadani, Kaba, N’Dri, Karlsson e Banda. Elementi importanti, utilizzati con il contagocce nelle ultime uscite, in alcuni casi anche non utilizzati, ma che possono dare un contributo importante nello spezzone finale del campionato.

Di certo il Lecce non può più guardare in faccia nessuno. Calendario alla mano, per i giallorossi non sarà semplice, almeno sulla carta, andare a trovare i punti utili per centrare la salvezza. Restano da affrontare ancora delle big come Roma, Juventus, Atalanta, Napoli e Lazio, ma cinque delle ultime nove partite verranno giocate in casa, in quel «Via del Mare» che deve diventare un fortino. Già a partire dalla prossima uscita contro la Roma, al rientro della sosta, perché il campionato adesso non aspetta davvero più.

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