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Lega Pro | I ricordi dell'ex Ezio Panero

Lecce, in quell'estate ci fu un esodo

«A San Benedetto lo stadio era quasi tutto giallorosso. Ma fu il Cesena a salire in A»

«Sull'autostrada si formò un serpentone di nostri tifosi. Quando entrammo in campo il colpo d’occhio fu da pelle d'oca». «Spero che stavolta quell’impianto porti fortuna e che la società ripercorra le orme di Iurlano e Semeraro»

STAGIONE 1986-87 - Il Lecce non riuscì  a ottenere il ritorno in serie A per la sconfitta subita contro il Cesena sul campo di San Benedetto del Tronto

STAGIONE 1986-87 - Il Lecce non riuscì a ottenere il ritorno in serie A per la sconfitta subita contro il Cesena sul campo di San Benedetto del Tronto

di Antonio Calò

CALCIO LECCE - Poco meno di trent’anni fa, l’8 luglio 1987, lo stadio di San Benedetto del Tronto è stato teatro di una pagina dolorosa della storia del Lecce. Vi si giocò lo spareggio con il Cesena per la promozione in A e la squadra giallorossa, all’epoca allenata da Carlo Mazzone, perse per 2-1.

A segnare il gol del momentaneo pareggio della compagine salentina fu Ezio Panero, che a fine carriera è tornato nel suo Piemonte. Attualmente risiede a Cuneo, porta avanti una attività familiare e ricopre il ruolo di direttore tecnico del Fossano, società di Eccellenza che punta molto sulla valorizzazione dei giovani. «Ricordo lo spareggio di San Benedetto come se lo avessi disputato ieri invece che tre decenni fa - dice l’ex attaccante del Lecce, 49 presenze e 9 gol dal 1986 al 1988 e poi 19 presenze nell’annata 1990/1991 - Noi ed il Cesena agganciamo in extremis la Cremonese al terzo posto, l’ultimo utile per salire in A. Fu necessario uno spareggio a tre, che noi e la formazione romagnola chiudemmo al vertice della classifica alla pari. Così furono indispensabili altri 90’ per stabilire il nome della terza promossa».

Da Lecce ci fu una mobilitazione di massa. «La città salentina era tutta un brulicare di bandiere giallorosse, la gente non parlava d’altro - racconta Panero - Quando entrammo sul terreno di gioco il colpo d’occhio fu da pelle d’oca. Oltre due terzi dello stadio erano occupati da tifosi salentini, giunti a San Benedetto con ogni mezzo. In treno, in pullman, in auto, in moto. Avevano trasformato l’autostrada ”Adriatica” in un lungo serpentone giallorosso festante. Purtroppo, la gara si mise subito in salita in quanto il Cesena segnò dopo pochi minuti con Bordin. Pareggiai io sul finire del primo tempo, ma nella ripresa, a causa di un nostro errore, Cuttone portò sul 2-1 i bianconeri e noi, nonostante alla conclusione mancassero circa 30’, non riuscimmo a riequilibrare le sorti della contesa».

Il ritorno verso Lecce fu mesto. «Io e Vanoli tornammo in auto con Ugo Lisi e suo padre - ricorda Panero - Piangevamo a dirotto. Non ci davamo pace. Lo stesso fecero le migliaia di sostenitori salentini che ci avevano seguiti pieni di speranza e di entusiasmo. Fu una delusione smirata per tutti, dirigenti, tecnici, calciatori e tifosi. Il sogno di una intera terra di approdare in A al termine della stagione 1986/1987 si infranse a San Benedetto».

Domani la città marchigiana sarà teatro di un nuovo spareggio del Lecce. Questa volta è prevista una andata ed un ritorno e non si tratta di una finale. «Nei miei vent’anni di carriera non ci sono piazze che ho amato come quella leccese - sostiene Panero - Credo sia così per la maggior parte dei calciatori che hanno indossato la maglia giallorossa ai tempi di Fascetti e di Mazzone. Continuo a seguire a distanza tutto ciò che riguarda il club salentino. Trascorro le mie vacanze nel tacco d’Italia. So che dalla passata annata agonistica c’è una società del luogo e spero che possa ripercorrere le orme di Iurlano e di Semeraro.

Il mio auspicio è che, trent’anni dopo l’amaro spareggio con il Cesena, San Benedetto possa essere questa volta la rampa di lancio per il ritorno nella serie cadetta, da raggiungere percorrendo sino in fondo il cammino dei play off e vincendoli».

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