Lunedì 18 Marzo 2019 | 14:26

Il Biancorosso

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Coppa Italia

Brienza scalda i motori
Il Bari ritrova un leader

Domani la sfida contro il Bitonto, il numero 10 sarà anche il capitano

Bari, Ciccio Brienza versoil sì al rientro in squadra

«Contro il Bitonto giocherà Brienza». Non ha perso tempo, Giovanni Cornacchini. Il tecnico del Bari ha annunciato fin dal post partita contro la San Cataldese il lancio del giocatore più amato dal popolo biancorosso, in vista del match di Coppa Italia di serie D contro il Bitonto. Parole dolci per la città del pallone che nel ritorno tra i galletti del 39enne fantasista hanno visto un bagliore nella notte più cupa. Il genietto nato a Cantù, ma «adottato» da Ischia rappresenta l’unica linea di continuità con il passato.
Negli ultimi due anni, il Bari si è puntualmente affidato alla sua classe per coltivare l’auspicio di tornare in serie A. Schierato a tempo pieno o anche solo part time, Brienza, malgrado l’età non più verdissima, ha sempre saputo essere determinante. Dal suo cilindro ha estratto reti decisive, assist al bacio, giocate che solo la sua intelligenza può immaginare. A volte è bastata anche la semplice presenza per mandare gli avversari in tilt. La sua parabola in biancorosso, in piccolo, ha riassunto quella dell’intero club. L’infortunio del primo aprile 2016 fu definito da Stefano Colantuono, tecnico all’epoca, come una «catastrofe»: l’allenatore romano ebbe ragione poiché, uscito di scena l’uomo di maggior caratura tecnica, si spense la luce in quel Bari che nemmeno riuscì a centrare i playoff. Successe qualcosa di particolare anche lo scorso torneo: nel «maledetto» play off di Cittadella (il tre giugno), «Ciccio» perse la testa rimediando un’espulsione per un fallo impensabile per la sua correttezza. Sembrò quasi un segno di insofferenza, al culmine di un mese folle trascorso tra le smentite del presidente Giancaspro sulle inadempienze del club e la penalizzazione che, invece, scoprì il vaso di Pandora su una gestione scriteriata e avviò, di fatto, la caduta del club.
Il numero dieci vide in quella vicenda la fine della sfida che si era imposto: portare i galletti in A e chiudere a 40 anni una straordinaria carriera sul palcoscenico più prestigioso. In estate avrebbe potuto scegliere diversamente: magari farsi ricoprire di danaro da alcuni club di C oppure cercare una nuova avventura in cadetteria, dato che davvero non mancavano gli estimatori. Invece, ha optato ancora per il Bari. Forse perché non voleva abbandonare con un’immagine triste una piazza che lo ha amato. Forse perché sente la responsabilità di ricondurre i pugliesi almeno tra i professionisti per poi scoprire strada facendo se fisico e voglia potranno spingerlo a nuovi traguardi.
In attesa di scontare i tre turni di squalifica (pagherà ancora la giornata di domenica prossima, con la Cittanovese), domani scalderà i motori ripresentandosi con il numero dieci sulle spalle e la fascia da capitano al braccio. Magari con una posizione nuova in campo: Cornacchini, infatti, lo sta provando non solo da mezzala offensiva (come già lo ha utilizzato nell’ultima stagione Fabio Grosso) con libertà di spostarsi a ridosso della punta centrale trasformando il 4-3-3 in 4-2-3-1, ma anche da regista puro. «Uno come lui può fare tutto, magari lo vedo meno da esterno in questa fase», la riflessione del trainer di Fano, consapevole che lo scatto per volare sulla fascia non può essere quello dei tempi belli. Ma per Ciccio cambia poco: rivederlo al «San Nicola» significherà per i baresi la speranza di un futuro migliore.

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