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Biancorossi

Riganò sveglia il Bari: «Non basta il nome»

«Una fortuna aver evitato il girone H. Brienza farà la differenza»

Riganò sveglia il Bari: «Non basta il nome»

Christian Riganò con la maglia della Fiorentina (foto Fb)

Lui ci è passato e sa che cosa significa. Tanti punti di contatto legano Cristian Riganò all’avventura che sta per intraprendere il Bari. L’ex bomber che, tra le altre, ha vestito le maglie di Taranto, Empoli, Messina, Levante, Siena, Ternana e Cremonese, ha segnato valanghe di gol in serie D, conosce bene il contesto del girone calabrese-siciliano, ma soprattutto, proprio come i biancorossi, ha ricominciato dal basso scegliendo una nobile del calcio italiano passata dal fallimento. Nel suo caso, si è trattato della Fiorentina che nel 2002 subì il crack durante la gestione Cecchi Gori e fu rilevata dalla famiglia Della Valle, ripartendo dalla C2. Riganò di quella squadra fu il trascinatore: 30 reti in C2, 23 in serie B (la viola saltò la C1 grazie ad un ripescaggio), fino a debuttare con i gigliati nel massimo campionato (quattro gol nel 2004-05).
«Ciò che è avvenuto ai biancorossi ricorda moltissimo la parabola della Fiorentina», racconta Riganò. «In pochi giorni i club sono caduti per motivi inspiegabili. Quando arrivai, Firenze era sotto shock, come penso lo sia Bari adesso. Tuttavia, nella disperazione, entrambe hanno trovato la loro fortuna: una proprietà forte. I Della Valle da 16 anni mantengono la squadra in A ad alti livelli, senza palesare sofferenze di gestione. Sono convinto che la famiglia De Laurentiis riuscirà nella medesima impresa».
Già, ma come si riparte?
«Con fiducia nel progetto. La stessa che stanno avendo calciatori come Di Cesare, Bolzoni o Brienza. Pensate che se volessero non troverebbero sistemazioni di livello? Brienza, nonostante i 39 anni, può fare la differenza ancora persino in serie A. Ma se hanno scelto Bari, significa che vedono una prospettiva, che hanno voglia di lavorare in quel contesto. Io feci lo stesso nel 2002: avevo 28 anni e venivo da 43 gol segnati a Taranto in C1. Mi voleva mezza B, ma decisi per la Fiorentina perché ero convinto che mi avrebbe portato in A. E così è stato».
Il Bari è nel gruppo I composto in gran parte da compagini siciliane e calabresi.
«Sul piano ambientale, le trasferte più ostiche sono sempre in Campania. In Sicilia, in particolare, il Bari non troverà un clima ostile: per molte squadre il confronto con i pugliesi sarà un autentico evento. È chiaro che poi ognuno darà il massimo per vincere, ma se sei il Bari questo accade pure in B. Sul piano tecnico, non ho dubbi: il girone H è il più complesso della D. Basti vedere da quanto tempo soffre il “mio” Taranto: in tal senso, per i biancorossi è stato positivo evitare quel raggruppamento».
Quale sarà l’errore che non si dovrà commettere?
«Pensare di aver vinto il campionato solo perché ti chiami Bari. I risultati si conquistano sul campo, con impegno e sudore».
È vero che Riganò è stato vicino al Bari?
«È accaduto sia nel 2002, quando andai a Firenze, sia, soprattutto, nel 2008: mi voleva Antonio Conte in persona, ma non trovammo l’intesa: che peccato, non aver partecipato a quella cavalcata in A con un tecnico così bravo!».
Insomma, il Bari può dimenticare in fretta l’onta del fallimento?
«Se la famiglia De Laurentiis ha compiuto un passo del genere, significa che pensa in grande. Vorrei che anche il Taranto trovasse una proprietà del genere: la città lo meriterebbe».

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