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Crac Baricalcio

Bari, lo sprint entra nel vivo
Decaro prepara l’ultimo «sì»

Conto alla rovescia, martedì scadrà il bando per la manifestazione d’interessi. Il sindaco Antonio Decaro dovrà poi scegliere a chi assegnare il titolo. Parla Monachesi: «Ecco il piano giusto». E oggi Lotito a Palazzo di Città

Decaro

Il sindaco di Bari Antonio Decaro

BARI - L’attesa sta giungendo al termine. Entro martedì alle 12 quantomeno sarà nota la formazione definitiva dei soggetti interessati a rilevare il titolo sportivo del Bari, andato in default lo scorso 16 luglio. Tre le realtà che hanno già aderito alla manifestazione di interesse promulgata dal sindaco Antonio Decaro: una cordata di otto imprenditori baresi ha costituito la Società Sportiva Bari 1908, l’unica fino a questo momento a poter vantare un capitale sociale; il gruppo rappresentato dall’avvocato Fulvio Monachesi ha dato vita all’As Bari 1908, mentre l’industriale Nicola Canonico (con il supporto di Vito Laruccia) costituirà domani l’Asd Bari coinvolgendo nel progetto glorie biancorosse quali Antonio Lopez, Pietro Maiellaro, Sandro Tovalieri, Michele Armenise: un gruppo di lavoro che si ha individuato in Ciro Ginestra (reduce dall’esperienza alla guida del Team Altamura) l’eventuale tecnico della prima squadra. Entro domani, però, altri pretendenti potrebbero aggiungersi. Sebbene siano in un momento di riflessione, non è ancora tramontata la candidatura del binomio Ferdinando Napoli (presidente di Edilportale) e Andrea Radrizzani (massimo dirigente dell’Aser Group e patron del Leeds): un dossier dettagliatissimo è da tempo redatto, ma adesso occorre una decisione definitiva. In particolare i consulenti inglesi del patron del Leeds sono ancora in fase di valutazione dell’investimento, per dare il via libera. Il progetto, con relativo business-plan, è pronto.

Possibile che si muova anche l’imprenditore di Manduria Luigi Blasi, ma soprattutto è da valutare l’interesse di alcuni presidenti di società di serie A: se Massimo Ferrero ed Urbano Cairo (Sampdoria e Torino) hanno effettuato solo alcuni sondaggi, appare, invece, concreta l’offensiva di Luigi De Laurentiis (figlio di Aurelio, proprietario del Napoli) e soprattutto di Claudio Lotito che sarebbe finanche disposto a cedere le quote di partecipazione della Salernitana pur di concentrarsi sull’avventura biancorossa. Il presidente della Lazio oggi potrebbe essere a Palazzo di Città per confrontarsi con gli amministratori comunali.

«Abbiamo idee e progetti chiarissimi su quanto vorremmo realizzare a Bari», afferma l’avvocato Monachesi che illustra alcuni punti cardine del suo programma. «Il club costituito adesso - le parole del legale marchigiano - è semplicemente una società veicolo. Se fossimo noi gli aggiudicatari del titolo, trasferiremmo immediatamente le quote ai partner coinvolti. Il capitale sociale è stato previsto a zero solo perché, se la scelta cadesse su altri, l’associazione cesserebbe. Tuttavia, secondo i nostri studi, per una stagione di serie D occorrono 1.250.000 euro: ebbene, noi partiremmo con un capitale doppio, di 2,5 milioni».

Su quali fondamenti poggia la vostra strategia?
«Lavoriamo con una holding americana che produce grandi strutture attraverso l’energia idroelettrica. Una modalità che sta prendendo piede anche nel restyling degli stadi: ecco perché saremmo intenzionati ad intervenire sia sul Della Vittoria, sia sul San Nicola. A tal proposito, vorrei precisare che il San Nicola resterebbe l’impianto di riferimento, ma il recupero del Della Vittoria è fondamentale per un club che vuole dotarsi di un settore giovanile all’avanguardia e della valorizzazione del calcio femminile. Inoltre, ci consentirebbe di spostare la prima squadra in un luogo amato dai baresi nel momento in cui si dovrà intervenire sul S. Nicola».

Quali i partner coinvolti nel progetto Bari?
«Confermo l’intervento del Gruppo Malavolta di Ascoli Piceno, nonché dell’azienda tedesca della Enernovum. In più, con la Conad si aprirebbe una partnership più ampia della sponsorizzazione. Sul piano finanziario, poggeremmo su basi solidissime».

Può spiegare l’intersezione di alcune vostre figure con la società del Cuneo?
«L’avvocato Nitti è concentrato sulla realtà piemontese e non sul Bari dal quale si sfilerebbe subito. A Cuneo io ho una semplice carica onorifica. In generale, peraltro, le potenzialità di Bari hanno attirato partner differenti da quelli coinvolti a Cuneo».

Avete già varato una struttura completa sul piano societario?
«Siamo pronti da tempo. Enrico Tatò ha competenze ed è radicato sul territorio: la figura ideale per essere presidente. Giorgio Perinetti non potrà essere il direttore sportivo perché legato al Genoa, ma sarà un’amicizia preziosa. Vincenzo Torrente è l’allenatore prescelto. Il ritardo non ci preoccupa: le competenze sono tali da poter allestire in tempi opportuni una squadra competitiva. Vorremmo anche organizzare per il 19 agosto un’amichevole contro le vecchie glorie della Juve».

Quali gli obiettivi sportivi?
«Raggiungere la serie A entro cinque anni. I nostri partner non sono interessati a permanenza nelle categoria inferiori».

Retrocessione dalla A, calcio scommesse, due fallimenti, una valanga di promesse, la vicenda Tim Burton e quella del malese Nordin: è consapevole che Bari sia una città “violentata”?
«Per noi conta il fatto che per numeri e potenzialità Bari sia la sesta realtà italiana ed un polo fondamentale per il nostro piano industriale che ha durata ventennale. La squadra di calcio sarebbe approvvigionata dal lavoro delle nostre imprese, non il contrario: il sostegno economico sarebbe costante. Ci siamo avvicinati a questa opportunità con una preparazione capillare, ma rispetteremo qualsiasi decisione del sindaco».

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