Brindisi, per il clan Buccarella chiuse le indagini: venti gli «avvisi»

Fabiana Agnello

L’accusa: sei i promotori, gli altri ruotavano attorno a loro

Sono indagati a piede libero per favoreggiamento con l’aggravante di aver agevolato l’associazione mafiosa i gestori del Domus Cafè di Tuturano, Antonio Zullo e Carlo Carriere, entrambi 63enni.

È stato notificato a venti persone l’avviso di conclusione delle indagini dell’inchiesta – sviluppata in tre tranche – su un presunto sistema criminale del clan Buccarella, storica frangia tuturanese della Sacra corona unita, e che vedrebbe coinvolto anche l’ex presidente del consiglio di Brindisi, Pietro Guadalupi. L’indagine della Squadra Mobile, guidata dal vicequestore Giorgio Grasso e coordinata dalla pm antimafia Carmen Ruggiero, contesta a sei indagati la partecipazione all’associazione mafiosa e ad altri quattordici, a vario titolo, estorsioni, traffico di droga e favoreggiamento, in diversi casi aggravati dall’avere agito con metodo mafioso.

Dopo l’attentato incendiario dell’8 gennaio 2025, Zullo avrebbe contattato un parente di Buccarella e Pasquale Attanasi si sarebbe attivato per scoprire gli autori, visionando filmati mostrati dagli stessi gestori. Secondo la ricostruzione degli investigatori, un’intercettazione rivelerebbe che Zullo avrebbe rassicurato Buccarella e Attanasi di aver nascosto alle forze dell’ordine la registrazione originale delle telecamere, contenente un abbraccio tra Totò Balla e Robertino l’americano, consegnando invece un file diverso. La pm ravviserebbe nei due gestori un atteggiamento di forte connivenza, legato anche a una storica vicinanza tra le famiglie. Il bar sarebbe stato colpito perché frequentato abitualmente da Buccarella e Attanasi, e danneggiarlo – secondo gli investigatori – avrebbe rappresentato un messaggio intimidatorio del clan Martena ai due storici boss tuturanesi. Ad aprile il Domus riaprì- mentre tutti erano intercettati dai poliziotti-, accolto da una forte solidarietà cittadina e istituzionale, anche a seguito di un battage mediatico sui social.

Tra i presunti promotori del sodalizio ci sarebbe Salvatore Buccarella, 67 anni, difeso dagli avvocati Vito Epifani e Gabriella Di Nardo, che secondo l’impianto accusatorio avrebbe impartito direttive sulle estorsioni, sulla gestione dei profitti e sulle azioni punitive. Accanto a lui, Umberto Attanasi, 59 anni, assistito dagli avvocati Laura Beltrami e Gianluca Nolè, avrebbe organizzato le attività del gruppo, pianificato le estorsioni e gestito i traffici di stupefacenti. Il figlio, Pasquale Attanasi, 38 anni, difeso dagli avvocati Beltrami e Gambino, avrebbe partecipato ai summit contribuendo alle decisioni operative.

Secondo gli investigatori, tra i partecipi figurerebbero anche Vincenzo Schiavone, 47 anni, difeso dall’avvocato Danilo Di Serio, che avrebbe contribuito alla pianificazione delle attività delittuose; Mauro Iaia, 40 anni, assistito dall’avvocato Ladislao Massari, indicato come figura di supporto stabile al gruppo Buccarella. Iaia avrebbe agito come luogotenente di Raffaele Martena sul territorio di Tuturano, occupandosi del sostentamento economico degli affiliati detenuti e mettendosi in modo continuativo a disposizione di Buccarella e Attanasi, contribuendo – secondo la pm – anche alla pianificazione ed esecuzione delle estorsioni; e Vitantonio Fiaccone, 47 anni, difeso dagli avvocati Giancarlo Raco e Roberta Romano, che sarebbe confluito dal gruppo di Mino Cafueri al sodalizio guidato da Martena, mettendosi a disposizione per l’attuazione del programma criminale. Tutti in carcere, tranne Fiaccone, indagato a piede libero.

Attorno a questo nucleo, l’inchiesta colloca una serie di figure coinvolte in singoli episodi estorsivi, tutti aggravati dall’avere agito con metodo mafioso. Stefano Malerba, 47 anni, difeso dall’avvocato Cosimo Presicce, avrebbe partecipato a un’estorsione ai danni di un imprenditore attivo nella coltivazione di noci, costretto a pagare sotto minaccia di danneggiamenti. Alessandro Blasi, 44 anni, assistito dall’avvocato Francesco Cascione, avrebbe fatto da intermediario in un’estorsione ai danni del proprio datore di lavoro, contribuendo alla richiesta di 3.000 euro. Adriano Vitale, 58 anni, detenuto a Lecce e difeso dall’avvocato Paolo Cantelmo, avrebbe imposto a due imprenditori una quota sui profitti della lavorazione della paglia, minacciando incendi e danneggiamenti. Pietro Guadalupi, 35 anni, difeso dall’avvocato Di Serio, avrebbe fatto da tramite nella richiesta estorsiva rivolta a un imprenditore edile. Tutti in carcere.

Secondo l’impianto accusatorio, Andrea Bruno, 35 anni già coinvolto nell’operazione contro il clan Parisi-Vicientino, e lo zio Antonio Bruno, 57 anni, dello storico clan della Scu di Torre Santa Susanna, libero dal 2024 dopo l’abbuono di quasi 12 anni, avrebbero rifornito di cocaina il gruppo tuturanese.

A Mauro Bianco, 49 anni, Andrea Galasso, 42, Simone Fai, 25, e a Francesco Castellano, 41, vengono contestati a vario titolo episodi di acquisto o cessioni di droga.

Chiudono il quadro gli imprenditori Antonio e Giuseppe Caliandro, 37 e 68 anni, di Francavilla Fontana, che secondo l’accusa avrebbero reso dichiarazioni false per ostacolare le indagini sulle estorsioni nel settore della paglia, con aggravante mafiosa. Tutti gli ultimi indagati sono difesi d’ufficio dall’avvocato Roberto Ricchiuto. Tutti gli indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare memorie difensive.

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