Il caso

Brindisi, l'agricoltura in crisi: carciofi e olio in caduta libera. Coldiretti: «Non si riescono più a coprire i costi di produzione»

fabiana agnello

C'è una distorsione di mercato «che mortifica chi lavora la terra». Il caso più evidente riguarda i carciofi: a dicembre 2024 i produttori percepivano 80 centesimi a capolino, oggi appena 10

Il crollo del prezzo dei carciofi e la nuova flessione della produzione olearia restituiscono l’immagine di un’agricoltura brindisina in affanno. A denunciare con forza la situazione è il presidente di Coldiretti Brindisi, Giovanni Ripa, che parla di una distorsione di mercato «che mortifica chi lavora la terra e non riesce più a coprire i costi di produzione». Il caso più evidente riguarda i carciofi: a dicembre 2024 i produttori percepivano 80 centesimi a capolino, oggi appena 10. «È una speculazione selvaggia che avviene a livello nazionale», afferma Ripa. «C’è un’importazione massiccia di prodotto nordafricano che poi miracolosamente diventa italiano. Nei mercati all’ingrosso paghiamo i capolini 8-12 centesimi, mentre sugli scaffali arrivano a 80: è evidente che qualcosa non torna». A questo si è aggiunto un autunno anomalo, privo della tradizionale mezza stagione, che ha anticipato la fase vegetativa, portando le piante a produrre troppo e troppo presto. Poi la gelata di gennaio ha completato il quadro: «Molte aziende stanno raccogliendo solo per l’industria», spiega Ripa.

La denuncia trova eco anche nella Confederazione italiana agricoltori. «Quanto sta accadendo è davvero mortificante per la nostra agricoltura», afferma Gennaro Sicolo, presidente regionale e vicepresidente nazionale della Cia. «Dieci centesimi è un’elemosina. Così si umiliano e si svendono la dignità e il ruolo fondamentale dei nostri produttori». Il vicepresidente vicario Giannicola D’Amico aggiunge: «Questo crollo verticale si ripete da anni. I prodotti importati hanno costi di produzione inferiori e standard qualitativi più bassi dei nostri. Così non è possibile andare avanti».

Sul fronte dell’olivicoltura, l’annata 2024/25 ha perso 112 mila tonnellate, segnata da gelate primaverili e dalla persistenza della Xylella. «Il problema lo conosciamo da 12 anni», ricorda Ripa. «Ci sono aziende che non fanno reddito da oltre un decennio. Nonostante le risorse stanziate, la burocrazia ha rallentato tutto: dell’articolo 6 del 2020 è stato speso solo il 30 per cento». Oggi la Xylella è considerata endemica: l’eradicazione non è più praticabile e si punta su strategie di convivenza, reimpianti e varietà resistenti come Lecciana e Leccio del Corno.

In questo scenario si inserisce anche la voce del Comitato agricoltori uniti di Carovigno, che richiama l’attenzione sulla distanza tra celebrazioni e realtà. «Carovigno non è solo stand, degustazioni e slogan», affermano. «È fatta di aziende distrutte, di oliveti abbandonati, di famiglie che hanno perso tutto». Pur riconoscendo il valore di Evolio Expo, il comitato denuncia «l’ipocrisia di chi celebra mentre ignora che senza agricoltori non esiste olio, non esiste fiera, non esiste futuro». In mezzo a queste criticità, Coldiretti Brindisi rivendica un’iniziativa dal basso: «Abbiamo coinvolto i Comuni per bandi che assegnano piante agli hobbisti», spiega Ripa. «Nei nostri paesi ogni famiglia aveva 30-40 ulivi. Non possiamo lasciarli fuori dalla rigenerazione». Mesagne, Erchie, San Pancrazio e molti altri hanno già aderito, e ora anche Carovigno si prepara a farlo. «Il nostro obiettivo è coinvolgere tutta la provincia. Quando le iniziative partono dal basso, possono diventare un modello nazionale». Tra carciofi svenduti, oliveti decimati e fondi che faticano a trasformarsi in interventi concreti, il 2025 segna una fase di adattamento forzato. Ripa lo riassume con una frase che vale per tutto il comparto: «Senza agricoltori non esiste futuro per questo territorio».

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