Il caso

Brindisi, dal Comune mossa anti Zes

Angelo Sconosciuto

Il parere negativo stoppa l’investimento green per la realizzazione di pale eoliche

Trentadue righe appena, molte delle quali vergate in «burocratese», ma con una chiara riga finale («Per quanto sopra considerato e rilevato si propone parere contrario»). Così il Comune di Brindisi scrive un nuovo capitolo della «politica del no» agli investimenti privati (26 milioni di euro) e in mezza paginetta fa nascere morta la Zona economica speciale (Zes) e si mette di traverso contestualmente anche al processo di decarbonizzazione avviato da Enel, la cui centrale «Federico II», cesserà la sua attività nel 2025.

Con un parere a firma di dirigente e funzionario architetto della sezione Urbanistica della ripartizione Assetto del territorio, infatti, nelle scorse ore, è stata notificata all’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico meridionale il parere circa l’«istanza finalizzata al rilascio di una concessione demaniale marittima (...) e di contestuale Autorizzazione Unica Zes per la realizzazione e gestione di uno stabilimento di produzione di pale eoliche nell’ambito del porto di Brindisi» in località Sant’Apollinare.

Ricordiamo, infatti, che a luglio scorso, nell’ambito degli investimenti tesi a far fronte alla riconversione delle «Federico II» di Enel, era stata la ACT Blade a chiedere    quella concessione demaniale settennale. L’azienda, che ha sede a Pomigliano d’Arco, aveva chiesto di poter occupare e utilizzare «una superficie di area scoperta di 12.768 metri quadri, sita in area portuale, località Sant’Apollinare, nel porto di Brindisi, allo scopo di allocare dei capannoni prefabbricati all’interno dei quali avviare l’attività di ricerca e sviluppo e di manifattura di pale eoliche». All’epoca della presentazione della domanda si pose in evidenza come l’azienda, che nell’autunno 2021 aveva raggiunto un’intesa di partnership con Enel Green Power, era il primo caso in Italia di «manifatturiero sottobanchina»,, legandosi alla filiera dell’eolico per produrre 150 pale eoliche all’anno e occupando a regime, fra lavoratori diretti e indotto, oltre un centinaio di unità. Si pose in evidenza ancora la novità di rilievo delle pale eoliche prodotte da ACT Blade, che nella realizzazione segue i principi alla base della realizzazione delle vele per le imbarcazioni della Coppa America e quindi con una tecnologica giudicata interessante per i risvolti economici ed ambientali. Insomma un investimento importante anche sul versante della tutela dell’ambiente.

La notizia ha scosso gli ambienti. C’è chi contesta il profilo giuridico del documento perché a pronunciarsi avrebbe dovuto essere il Consiglio comunale; chi rileva errori nei richiami alla normativa; chi già sollecita il ricorso al Ministero della Coesione e, addirittura al Consiglio dei ministri, così come prevede la normativa perché Brindisi non perda l’ennesima occasione.

«Siamo preoccupati perché, per l’ennesima volta, c’è un atto del Comune di Brindisi che va contro l’iniziativa privata in questa città - ha commentato il presidente di Confindustria Brindisi, Gabriele Menotti Lippolis -. Siamo preoccupati non solo per l’investimento di 26 milioni di ACT Blade, ma anche per tutti gli altri investimenti che le aziende sono pronte a sostenere compreso quello di Falck. Questo parere, che sembra più politico che tecnico, non solo spoglia il Consiglio comunale delle sue prerogative, ma, prima che nasce, rischia di far morire la neonata Zes. A leggere le carte sembra che in Municipio si orientino non guardando all’attuale quadro normativo. Ma come possiamo immaginare che qualcuno venga ad investire in questa città? - si chiede Lippolis - Ci interrogiamo anche noi imprenditori di questo territorio se non sia il caso di guardare ad altre realtà vicine. Qualcuno ha e si assuma la responsabilità di quello che sta accadendo. Oltre al caro energia e all’inflazione, constatiamo qui a Brindisi una particolare avversione della burocrazia».

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