Martedì 23 Aprile 2019 | 06:26

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l'inchiesta

Barletta, rifiuti bruciati
nella cementeria: 18 indagati

cementeria Barletta

ANTONELLO NORSCIA
TRANISi chiude con 18 indagati in odore di processo una delle inchieste della Procura della Repubblica di Trani sull’inquinamento a Barletta.Passate le festività di fine anno, con le forze dell’ordine libere anche dai relativi servizi di pattugliamento, gli agenti di polizia giudiziaria hanno provveduto alla notifica del relativo avviso di conclusione delle indagini sul disastro ambientale, che a vario titolo vede coinvolti i legali rappresentanti di alcune società (tra cui la Buzzi Unicem Spa più semplicemente nota come la Cementeria), membri del Comitato Tecnico Provinciale Bat, dirigenti della Regione Puglia e dipendenti dell’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione dell’Ambiente (A.R.P.A.-Puglia).

Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo e a seconda delle presunte rispettive responsabilità dal sostituto procuratore tranese Antonio Savasta sono delitto colposo di danno, delitti colposi contro l’ambiente, falso ideologico, abuso d’ufficio, e violazione della normativa in tema ambientale (Decreto legislativo n.152/2006).
I fatti contestati vanno dal 18 febbraio 2012 ad oggi. La notifica dell’avviso di chiusura inchiesta riguarda: Silvio Picca e Pietro Buzzi, succedutisi quali legali rappresentanti della Buzzi Unicem spa; Giuseppe Angelo Dalena legale rappresentante della srl Dalena Ecologia che ha sede legale a Putignano e stabilimento a Barletta in Via Vecchia Madonna dello Sterpeto; Ruggiero Rosario Bruno, legale rappresentante della TRA.SMA.R. sas che ha sede in Contrada Crocifisso; Michele Scaringella quale legale rappresentante della Corgom srl che ha sede legale a Corato.

Poi i membri del Comitato Tecnico provinciale BAT del 22.06.2011 che hanno istruito la pratica ed espresso parere favorevole per la concessione dell’autorizzazione di Valutazione d’impatto ambientale (Via) alla gestione dei rifiuti: l’architetto Pasquale Antonio Casieri, l’ingegner Giancarlo Chiaia, Francesco Contento, il geologo Andrea Salvemini, la dr.ssa Francesca Seccia, l’avvocato Giampaolo Sechi.Per gli uffici regionali sono indagati gli ingegneri Giuseppe Tedeschi e Paolo Francesco Garofoli, rispettivamente dirigente del Servizio Rischio Industriale della Regione Puglia e funzionario “alta professionalità Autorizzazione integrata ambientale”.


Cinque, infine, i dipendenti dell’ARPA Puglia: l’ingegner Giuseppe Gravina, il dr. Roberto Giua, Salvatore Ficocelli, Massimiliano Antonio Maurelli, Carmelo Capoccia, interessatisi al campionamento fumi ed ai relativi verbali di prelievo del 25 marzo 2011.
Ora gli indagati hanno 20 giorni per difendersi ed evitare la richiesta di processo, producendo al pm inquirente memorie difensive, chiedendo l’interrogatorio ed un supplemento d’indagini. Secondo l’accusa, gli amministratori della spa Buzzi Unicem avrebbero gestito “illecitamente di fatto un impianto d’incenerimento rifiuti speciali forniti dalle imprese Dalena Ecologia, Trasmar e Corgom grazie all’autorizzazione o al falso parere favorevole all’esercizio di quest’attività, fornito dai funzionari regionali e dai dipendenti dell’A.R.P.A. con la qualifica di pubblici ufficiali. Ci sarebbero state “emissioni inquinanti rivenienti dalla combustione di rifiuti superiori al limite di legge prevista nell’ambito della tipologia dei rifiuti, trattandosi di un impianto ubicato nei 200 metri da insediamenti residenziali”.

Nel corso del campionamento delle emissioni compiuto il 25 marzo 2011 i dipendenti dell’Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente Puglia non avrebbero eseguito prelievi da entrambi i camini della Cementeria, “facendo risultare circostanze di fatto non veritiere e quindi certificando dati di rilevamento non conformi alla legge, al fine di far risultare – è scritto nell’avviso di conclusione delle indagini – una situazione non inquinante delle emissioni”. Di qui la contestazione dell’accusa di falso ideologico.

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